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Amundsen: inizia sui toni epici del kolossal biografico il Trento Film Festival 2019

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Fino al 5 maggio Trento ospita un appuntamento tradizionale fra avventura, esplorazione e montagna.

Amundsen: inizia sui toni epici del kolossal biografico il Trento Film Festival 2019

Tutto cominciò con una sfera di vetro, con disegnato all’esterno il mondo allora conosciuto. Un regalo del padre ai piccoli Roald e Leon Amundsen, il cui rapporto prima simbiotico e poi per anni inesistente, dopo un litigio, segnò la vita di uno dei più grandi esploratori dell’era moderna, che dagli anni dieci e fino alla misteriosa sparizione mentre volava sopra il polo nord nel 1928 ha seguito la sua ossessione per l’ignoto. Tutto partì, dicevamo, da quello spazio vuoto nei due poli che aveva il mappamondo regalatogli, a rappresentare i due posti rimasti inesplorati del nostro pianeta. È iniziato sui toni epici di un kolossal norvegese, Amundsen, la 67° edizione del Trento Film Festival che a suo modo condivide l’ossessione del grande esploratore: quella per l’avventura, la montagna, la natura, da conoscere e rispettare.

Uscito a febbraio nelle sale norvegesi, Amundsen, diretto da Espen Sandberg, è stato presentato in prima internazionale e fa parte di un filone recente del cinema scandinavo dedicato all’esplorazione e alla propria storia, che raramente si affaccia nei mari più caldi ma ha portato, proprio allo stesso Sandberg, la soddisfazione della candidatura all’oscar per il miglior film straniero nel 2012 con Kon-Tiki, il cui protagonista, Pål Sverre Hagen, indossa ora i panni di Amundsen. Non solo, la spettacolarità delle scene d’azione di quel film hanno convinto la Disney a chiamare Sandberg, insieme al suo sodale Joachim Ronning, per girare l’ultimo capitolo dei Pirati dei Caraibi.

Insomma, le premesse c’erano tutte per in lavoro interessante e, dobbiamo dire, sono state in parte mantenute. Se talvolta la retorica e qualche lirismo formale da kolossal non manca, ci ha stupito la problematizzazione della figura dell’eploratore, di cui vengono raccontate le asprezze, le complessità e non solo il grande coraggio. Diventa quindi soprattutto, come detto, la storia di un’ossessione, nata come una gara, più che un’esplorazione, quella all’inizio degli anni ’10 per arrivare per primi a piantare la propria bandiera al Polo Sud. Una sfida tra Amundsen e il britannico Robert Falcon Scott. Un duello vinto, per il nostro, ma che segnò per sempre la sua vita e la sua immagine pubblica, soprattutto all’interno dei cruciali salotti della Royal Geographical Society di Londra, che molti di voi ricorderanno ritratta altrettanto cinicamente nella storia di un altro esploratore, ma del grande caldo dell’entroterra americano, in Civiltà perduta di James Gray

AMUNDSEN - FEATURE FILM TRAILER from Henrik Pedersen on Vimeo.

Dell’attenzione ai dettagli della missione al sud di Amundsen, fu solo il cibarsi dei cani polari dopo averli spremuti per il successo della missione a venir sottolineato, luquidandolo come atto barbarico, assenza di stile, mentre impeccabilmente si sarebbe comportato Scott, finito assiderato insieme a tutti i suoi uomini.

L’ossessione a quel punto tornò a indirizzarsi verso il Polo Nord, da cui fu distolto dal non poter più arrivare primo, ma che per lo stesso Re di Norvegia era chiaramente centrale, anche solo per la posizione geografica del paese. Ecco quindi la sfida di un viaggio lungo anni, in nave, e poi l’esplorazione dall’alto, con idrovolanti e aerei e poi, insieme al nostro Umberto Nobile, con il dirigibile. Sono gli anni di rottura con il fratello, che in un lungo flashback ci racconta una storia diversa, dalle sfumature più cupe, come i lati nascosti del carattere del fratello, discorrendo con la nuova giovane fiamma dell’esploratore, sposata interpretata dalla Katherine Waterston della serie di Animali fantastici.

Ne esce fuori un uomo irresponsabile, troppe volte disinteressato della sorte dei suoi compagni di missione, in cui l’ossessione non era “il Polo nord”, come ingenuamente suggerito dalla sua amante, ma “se stesso”, come replica il fratello Leon. Fra debiti ripianati a stento da quest’ultimo, l’abbandono di nuovo sbattute nella Siberia artica di due bambine portate inizialmente in Norvegia per farle studiare e trattate come figlie, Amundsen emerge come una figura discutibile e schiacciata dalla sua megalomania. Se non vogliamo addirittura citare Bernhard Ellefsen, del settimanale norvegese Morgenbladet, che ha scritto così del film, “la cosa migliore […] è il fatto che l’esploratore polare appare simile allo stronzo che in effetti era”.

Sarebbe interessante un’uscita italiana del film, vediamo cosa succederà nei prossimi mesi.

Il Trento Film Festival è appena iniziato, fino al 5 maggio ci aspettano giorni di incontri, proiezioni, documentari e appuntamenti dedicati alle montagne e alle culture. Noi di comingsoon.it torneremo a raccontarvi con piacere la manifestazione, di cui siamo media partner. Intanto potete studiarvi sul sito il vostro percorso di visioni. Quest’anno arditi ponti favoriscono una gita a Trento.

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