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Altri 100 di questi anni, caro Charlot!

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Il vagabondo di Charlie Chaplin compie 100 anni il 7 febbraio 2014.


Il 7 febbraio 1914 un buffo omino – a little fellow, lo chiamava Chaplin - con bombetta, bastone, pantaloni sformati e sigaretta in bocca, fa la sua comparsa in un cortometraggio di 6 minuti, Kid Auto Races at Venice, intitolato da noi Charlot si distingue, dove ostinatamente “impalla” le cineprese che riprendono una corsa automobilistica per ragazzini. Cacciato più volte in malo modo da regista e operatore, torna sempre di fronte all'inquadratura e al centro della scena. Nella sua prima apparizione, che vi proponiamo integralmente, The Tramp, il Vagabondo, come lo chiamano in America, o Charlot come viene clownescamente chiamato in Italia, Francia e Spagna, fa la parte del rompiscatole, del passante irresistibilmente attratto dalla macchina da presa e deciso a farsi protagonista e a ottenere il suo primo piano. Il corto venne improvvisato durante una vera corsa col pubblico ignaro.

Charlot si distingue, 1914

 

Il personaggio era nato per caso su un altro set, durante le riprese di Mabel's Strange Predicaments, che venne distribuito però tre giorni dopo. All'epoca, il londinese Charles Spencer Chaplin ha solo 25 anni, lavora da poco più di 3 mesi per la Keystone di Mack Sennett – quella delle comiche dei Keystone Cops - e fin da bambino conosce in tutta la loro ruvida durezza le tavole del varietà, dove ha imparato a gestire il suo piccolo corpo come fosse di gomma.

Da ragazzo ha conosciuto anche la miseria e la fame e sarà questo suo vissuto a caratterizzare il personaggio con cui verrà identificato, un alter ego di volta in volta arrogante e dispettoso, spesso umiliato ma sempre dignitoso e a modo suo elegante, vittima patetica e infantile, capace di far ridere fino alle lacrime o piangere a dirotto – ancora oggi - lo spettatore. Le sue caratteristiche, assieme all'incredibile semplicità e bellezza delle storie che Chaplin gli costruisce attorno, ne fanno un personaggio amato in tutto il mondo e una delle massime icone dell'arte contemporanea.

Dopo decine di cortometraggi in cui perfeziona il personaggio, l'autore ormai ricco e celebre firma con Il monello, nel 1921, il suo primo lungometraggio. Ad affiancare il vagabondo in quello che resta uno dei suoi capolavori è uno straordinario bambino al suo debutto, il piccolo Jackie Coogan, futuro zio Fester della famiglia Addams. Il legame che si crea tra Charlot e il trovatello è autentico e reale, come lo erano stati l'abbandono e gli orfanotrofi che il ragazzino londinese aveva conosciuto. Eccoli entrambi in una scena estremamente commovente del film.

Il monello,1921

 

Nel 1925 Charlot si reca nientemeno che nel Klondike di paperoniana memoria nel film La febbre dell'oro. Ispirato dai racconti degli orrori delle spedizioni di cercatori, perdute nella nevosa Sierra Nevada, senza niente da mangiare e costretti perfino a ricorrere al cannibalismo, Chaplin presenta la sua divertente e poetica versione del primo grande sogno americano. Del film si ricordano molte scene ma quella celeberrima è quando il vagabondo sogna di intrattenere le ragazze davanti a una tavola imbandita, improvvisando una buffa danza con l'aiuto di forchette e panini. E' una scena tanto famosa che nel 1992 Robert Downey Jr., straordinario nei panni di Chaplin, deve per forza riproporla nel biopic Charlot di Richard Attenborough, e solo l'anno successivo tocca a Johnny Depp fornirne la sua stralunata e tenera versione in Benny & Joon a beneficio di Mary Stuart Masterson.

La febbre dell'oro, 1925

 

Nel 1928 Charlot incontra quello che sembra essere il suo palcoscenico naturale. Più che la storia, de Il circo si ricordano le irresistibili gag fisiche ed acrobatiche che il vagabondo si trova suo malgrado a interpretare. Acrobata di incredibile leggerezza e abilità, aveva già dimostrato le sue doti di pattinatore nelle incredibili evoluzioni di The Rink del 1916 e avrebbe ripetuto le sue prodezze vent'anni dopo in Tempi Moderni. Qua l'omino diventa artista del circo “a sua insaputa”, applaudito da un pubblico divertito ed entusiasta mentre cerca semplicemente di portare a casa la pelle. Senza controfigure.

 

Il circo,1928

 

Gli ultimi due film in cui compare Charlot, personaggio che Chaplin ha concepito per il cinema muto e che rifiuta di traghettare nel sonoro, restando fedele alla pantomima, sono altre due altissime vette della sua arte. In Luci della città, uscito nel 1929, quando Chaplin riceve il primo dei suoi Oscar alla carriera, il suo genio rifulge nella storia dell'amore senza speranza del povero vagabondo per una bellissima fioraia cieca. E' uno dei capolavori assoluti della storia del cinema, una storia sentimentale ma non patetica, pervasa delle venature sociali che Chaplin, uomo sensibile alle differenze sociali e ai vizi della società capitalistica, padroneggia come pochi al mondo. 

Luci della città,1931

 

Per dare l'addio al suo omino, nel 1936, quando ormai il cinema parla, canta e balla, Chaplin accetta il compromesso di inserire nell'ultimo film che lo vede protagonista, suoni, musiche e perfino una canzone, ma non gli dà una voce parlante. Charlot ormai è preda della macchina infernale della società industriale, impazzisce alla catena di montaggio, finisce -in una delle scene simbolo del cinema chapliniano -nei giganteschi ingranaggi di una macchina che ha dato lavoro anche a vagabondi come lui in cambio dell'anima. Si riprende però quando incontra un'altra giovane vagabonda, interpretata da una splendida Paulette Goddard, che aiuta a sottrarsi alla polizia. Dopo molte vicissitudini i due si allontanano tenendosi per mano verso la vita e la speranza sulle splendide note di Smile, composte dall'autore

E' l'addio migliore che il creatore potrebbe dare al suo personaggio più famoso, che lo ha accompagnato per oltre 20 anni e che lo ha superato in popolarità nel cuore del pubblico di tutto il mondo. Apparso nei cartoni di Betty Boop, impersonato da Gloria Swanson in una celebre scena di Viale del tramonto davanti a un imbarazzato William Holden e diventato un'icona popolare al pari di Che Guevara e Marilyn Monroe, stampato ancora oggi su borse e magliette, Charlot ci lascia con questo film.

Eccolo mentre canta e balla la famosa “Titina”, improvvisando le parole in un divertente - e insensato - grammelot di sua invenzione.

Tempi moderni, 1936

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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