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Alì: Michael Mann, Will Smith e il più grande, icona dello sport e della cultura del XX secolo

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È del 2001 il film di Michael Mann interpretato da Will Smith che racconta la vita del più grande pugile di sempre, Muhammad Alì, nato Cassius Clay.

Alì: Michael Mann, Will Smith e il più grande, icona dello sport e della cultura del XX secolo

Era il 2001 quando Michael Mann, unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi registi viventi, decideva di raccontare al cinema, interpretato da Will Smith, quello che per molti è stato il più grande pugile di tutti i tempi, nonché un'icona del XX Secolo: Muhammad Alì.

Alì: la trama del film

Alì racconta le imprese sportive, umane e politiche di Muhammad Alì, la sua personalità esplosiva e debordante, e il suo carattere misterioso, prendendo in considerazione dieci anni della sua vita. Dieci anni che vanno dal 1964 - quando, ancora col nome di Cassius Clay, vinse per la prima volta il titolo mondiale dei massimi battendo Sonny Liston - al 1974 del leggendario Rumble in the Jungle, l'incontro contro George Foreman che venne organizzato a Kinshasa, in Zaire, e che fu un evento sportivo e mediatico senza precedenti. Nel mezzo, tra le altre cose, l'amicizia con Malcolm X, il rifiuto di accettare la leva e di andare a combattere la guerra del Vietnam, la conversione all'Islam e il cambio di nome.

Alì: il trailer

Muhammad Alì, icona del XX secolo

Muhammad Alì, nato Cassius Clay, non è stato solo quello che venne soprannominato "The Greatest", il più grande, un pugile straordinario che ha segnato in maniera indelebile la storia del pugilato. Grazie a quello che era in grado di fare sul ring, al suo modo di fare estroverso, alla personalità debordante e a una lingua lunghissima e velocissima dentro e fuori dal ring, a prese di posizione politiche che hanno segnato la storia degli Stati Uniti in anni cruciali come quelli a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, Alì è stato una vera e propria icona del Novecento. La prestigiosa rivista americana Time - che l'ha piazzato in copertina per cinque volte: un record per uno sportivo - l'ha inserito nel 1999 nella sua lista delle 100 persone più importanti del XX Secolo. Sports Illustrated, importantissima rivista sportiva statunitense, l'ha messo in copertina per ben 38 volte, battuto solo da Michael Jordan, che è a quota 42. Innumerevoli le interviste e le conferenze stampa nel corso delle quali Alì ha rilasciato dichiarazioni che facevano la felicità dei media, e pronunciava frasi entrate nel mito: da "Vola come una farfalla, pungi come un'ape", a "Non mi hanno mai chiamato negro", pronunciata riferendosi a vietnamiti e vietcong e spiegando perché quella del Vietnam non era e non sarebbe stata la sua guerra: una frase ripresa anche da Spike Lee nel suo recente Da 5 Bloods.
Non sorprende quindi che siano stati innumerevoli i riferimenti diretti e indiretti ad Alì e alle sue imprese da parte della cultura pop, dalla musica, la televisione e ovviamente il cinema. E lo status di elemento essenziale della cultura pop del XX secolo è arrivato nel 1978, quando la DC Comics ha pubblicato un fumetto speciale nel quale il suo personaggio simbolo, il supereroe per eccellenza, si scontrava col il popolarissimo pugile in un incontro per poi fare squadra con lui contro un'invasione aliena: parlo ovviamente nel leggendario Superman vs. Muhammad Alì.

Muhammad Alì al cinema

Oltre ad aver visto il personaggio di Apollo Creed, quello della saga di Rocky, modellato su di lui per stile di combattimento e modi di fare fuori dal ring, Muhammad Alì è stato raccontato al cinema molte volte prima e dopo il film di Michael Mann, e quasi sempre con documentari di grande rilievo.
Si va, tanto per citarne alcuni, da Io sono il più grande, il film di Tom Gries e Monte Hellman del 1977 nel quale Alì ha raccontato sé stesso, fino a quello diretto da Antoine Fuqua nel 2019, What’s My Name: Muhammad Alì. Nel mezzo ci sono stati anche Facing Alì del 2009, che lo raccontava dal punto di vista dei suoi avversari, The Trials of Muhammad Alì, del 2013, che invece si concentrava sulle traversie legali e sportive subite dopo la sua opposizione alla guerra in Vietnam, e Muhammad Ali's Greatest Fight di Stephen Frears.
Oltre a quello di Mann, però, il film più bello e più noto sul pugile è il documentario di Leon Gast del 1996 Quando eravamo re, premiato con l'Oscar, che si concentra, proprio come il film di Mann, su un incontro leggendario come The Rumble in the Jungle.

The Rumble in the Jungle

Primo incontro organizzato dal promoter che ha cambiato la storia del pugilato e della sua relazione coi media, Don King, The Rumble in the Jungle è il match combattuto il 30 ottobre del 1974 tra George Foreman, che era il giovane campione di pesi massimi, e Alì, che a 32 anni cercava di riconquistare il titolo, diventando così il secondo a riuscire nell'impresa dopo Floyd Patterson.
King era riuscito a sostenere i costi dell'organizzazione grazie all'allora presidente dello Zaire, il sanguinario dittatore Mobutu, che sperava, ospitando l'incontro nella sua capitale, di attrarre notorietà su di sé e sul suo paese.
Foreman era il grande favorito, ma non aveva fatto i conti col talento e l'intelligenza di Alì (che vinse grazie a un vero e proprio capolavoro tattico, sfiancando Foreman incassando i suoi colpi per sette lunghi round, e poi passando al contrattacco e mettendolo KO all'ottavo) né con il sostegno unanime del pubblico dello Zaire per Alì, che cantava ininterrottamente "Alì bomaye!", ovvero "Alì uccidilo!".

Will Smith, l'unico Alì possibile

Prima di finire in mano a Michael Mann, il progetto di film biografico su Muhammad Alì era stato considerato da registi come Oliver Stone, Spike Lee, Norman Jewison, Barry Sonnenfeld e Ron Howard. Il copione è passato dalle mani di Gregory Allen Howard, Stephen J. Rivele e Chris Wilkinson, prima di finire in quelle di Eric Roth.
Ma fin dall'inizio di una lunghissima fase di sviluppo produttivo, Will Smith era l'attore destinato a interpretare il ruolo del Campione.
Una sola volta, nel corso di questo che gli americani chiamano "development hell", Smith si era sfiduciato tanto da voler rinunciare alla parte: ma fu chiamato dallo stesso Muhammad Alì, che gli impose di tornare a far parte del progetto, in quanto unico attore abbastanza bello per interpretarlo.
La dedizione al ruolo da parte di Smith è stata maniacale, sia dal punto di vista fisico, con i chili di muscoli messi su e le ore interminabili di allenamento di pugilato, sua da quello psicologico e biografico, con lunghi e approfonditi studi preparativi sulla vita di Alì e il suo carattere.
Il 10 giugno del 2016, giorno del funerale del campione, Will Smith è stato uno dei portatori della sua bara.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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