Alfred Hitchcock: o dell'influenza (im)possibile

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Alfred Hitchcock: o dell'influenza (im)possibile

Nel periodo in cui è ambientato il film “biografico” di Sacha Gervasi, a cavallo tra il 1959 e il 1960, la rivalutazione critica dell’opera di Alfred Hitchcock era appena agli albori, e Gervasi lo lascia chiaramente intendere.
Il libro di Chabrol e Rohmer “Hitchcock”, in cui i critici e registi francesi prendevano una posizione netta da parte loro e di tutti i Cahier du Cinema sul collega inglese era stato pubblicato solo tre anni prima.
E se in Francia si era così avanti, il primo volume critico anglosassone in cui si dichiarava il valore del regista di Psyco e gli riconosceva uno status d’autore a tutto tondo arriverà solo nel 1965, quando Robin Wood scrisse “Hitchcock’s Films”.
Oggi, a più di cinquant’anni di distanza, non c’è un angolo di mondo o una corrente critica che fatichi ad ammettere che Alfred Hitchcock è stato uno dei registi più importanti e perfino profondi (non solo in senso psicanalitico) dell’intera storia del cinema.
Per dirla con le parole di un altro regista e dell’autore di un altro volume fondamentale sul cinema di Hitchcock, ovvero Truffaut:
 

La signora scompare, Notorious, l'amante perduta, La finestra sul cortile, sarebbero bastati ad assicurare la gloria di qualsiasi regista, ma anche aggiungendo Il club dei trentanove, Rebecca, Il sospetto, L'ombra del dubbio, Delitto per delitto, L'uomo che sapeva troppo, Intrigo internazionale, Psyco, Gli uccelli, Marnie, non avrete enumerato che la quarta parte di una filmografia abbagliante, la più ricca e la più completa tra quelle dei registi che hanno debuttato negli anni venti, cioè con il cinema muto.

 

Che questa "filmografia" abbagliante abbia avuto influenza profonda sul cinema che è venuto dopo di essa, allora, non sorprende nessuno.
Gli stessi registi della Nouvelle Vague che abbiamo nominato lo hanno citato spesso e volentieri nelle loro opere, Chabrol su tutti, ed è persino banale ricordare come l’autore che forse più di ogni altro ha cercato di omaggiare e rielaborare l’idea di cinema cara a Hitch sia stato Brian De Palma: che però, tra tanti meriti, non è mai riuscito a intaccare il cuore morale della narrazione hitchcockiana
Anche il cinema degli inizi di Dario Argento è stato profondamente segnato da Hitchcock, e ci sono film più o meno esplicitamente hitchcockiani nelle filmografie di registi come Francis Ford Coppola Steven Spielberg, Robert Zemeckis, Roman Polanski e perfino Woody Allen: sempre però con una certa distanza che, oltre che rispetto, tradisce timore reverenziale.

E non sorprende nemmeno che i film più celebri di un regista tanto importante e influente siano stati e continuino ad essere oggetto di rifacimenti (spesso e volentieri più ingenerosi nei confronti di sé stessi che non degli originali), tanto più che lo stesso Hitch ha rifatto più di una volta i suoi stessi film.
Però, con buona pace di tutti, dal Delitto perfetto di Andrew Davis alla Finestra sul cortile per la tv interpretato dal già invalido Christopher Reeve, passando anche per quel recente remake spurio che era Disturbia di D.J. Caruso, nessuno è mai riuscito nel suo intento.
I remake hitchcockiani sono meno di pallide imitazioni degli originali, sono oggetti goffi e privi di forma e senso.

Forse ha ragione un intellettuale provocatorio e spiazzante come Slavoj Zizek, che spesso si è occupato direttamente e indirettamente di cinema, e che ha scritto un librino intitolato retoricamente proprio “Hitchcock. È possibile girare il remake di un film?”.
E di conseguenza ha ragione più di tutti Gus Van Sant, che col suo Psycho ha letteralmente negato teoricamente la possibilità di un remake realizzandone praticamente un rifacimento filologicamente identico all’originale.

In attesa di (non) essere smentiti da altri remake annunciati, come quello di Rebecca, de Il sospetto o de Gli Uccelli, meglio allora spostare il punto d’osservazione dai film al loro autore, cercare di leggere Hitchcock come uomo e come autore.
Come ha fatto appunto Gervasi in Hitchcock, o come è avvenuto nel The Girl realizzato dalla HBO che vede Toby Jones nei panni del regista.
E chissà che qualche sorpresa in questo senso non la regali anche l’apparizione di Hitch nel Grace of Monaco di Olivier Dahan, dove verrà interpretato da Roger Ashton-Griffiths.



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