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Alfonso Cuarón vince il premio della Directors Guild e mette una seria ipoteca sull'Oscar

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Parlano ancora messicano i premi maggiori del cinema.

Alfonso Cuarón vince il premio della Directors Guild e mette una seria ipoteca sull'Oscar

Sono stati assegnati i premi dell'associazione dei registi americani, i Directors Guild Awards, e a vincerlo per il cinema come miglior regista nel 2019 è stato Alfonso Cuarón per Roma, mettendo a questo punto una serissima ipoteca sull'Oscar. Le statistiche sono a suo favore: dal 1948, anno dell'istituzione del premio, tutti i registi premiati dalla DGA, tranne sette, hanno poi conquistato l'ambita statuetta.

Questa è la seconda volta che viene premiato un film non parlato in inglese: la prima volta era accaduto 18 anni fa per La tigre e il dragone di Ang Lee. Cuarón aveva vinto già 5 anni fa per Gravity, per cui appunto vinse l'Oscar. Insomma, i pronostici sono tutti a suo favore e presto bisognerà iniziare a parlare di Oscars So Mexican, visto che degli ultimi cinque Oscar per la miglior regia ben quattro sono andati, dopo quello a Cuarón nel 2014, a Alejandro Gonzalez Inarritu per Birdman e per Revenant e a Guillermo del Toro per La forma dell'acqua l'anno scorso. Nel mezzo, nel 2017, si è inserito l'americano Damien Chazelle con La La Land.

Visibilmente commosso per il premio, Cuarón ha ringraziato le straordinarie interpreti di Roma, la debuttante Yalitza Aparicio e Marina de Tavira (entrambe candidate all'Oscar), e il resto del suo cast cast, per averlo aiutato a dar vita ad un film uscito dai suoi ricordi, e ha affettuosamente e scherzosamente ringraziato Guillermo del Toro con un “grazie, cabròn, sei la mia carriera cinematografica!”. Ha anche ringraziato sentitamente Participant Media e Netflix per la loro “gloriosa stupidità” nell'aver finanziato e distribuito un film in bianco e nero in lingua spagnola.

Gli altri premi cinematografici sono andati, sconfiggendo film premiati altrove: per il documentario a Tim Wardle per Three Identical Strangers, sulla storia di tre gemelli identici separati alla nascita e affidati a tre famiglie diverse, sulla base di un esperimento su come il diverso ambiente di crescita influisse sulle caratteristiche genetiche, che si sono ritrovati all'età di 19 anni dovendo fare i conti con questa scoperta.

Per l'opera prima ha battuto anche Bradley Cooper (che era candidato in due categorie) l'incredulo Bo Burnham con Eighth Grade, che racconta l'ultimo disastroso anno di scuola di una ragazzina prima del liceo. Considerando i suoi concorrenti, che includevano anche Carlos Lopez Estrada per Blindspotting, Matthew Heineman per A Private War e Boots Riley per Sorry to Bother You, il giovane regista ha commentato: Non credevo che fosse matematicamente possibile”. Per fortuna, a volte, le leggi della statistica lasciano spazio anche a qualche sorpresa.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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