Alan Rickman: il tributo di Ian McKellen

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Alan Rickman: il tributo di Ian McKellen

Tra i moltissimi, commossi ricordi dedicati da amici e colleghi alla figura del grande attore Alan Rickman, uno dei più belli è quello condiviso su Twitter da un altro gigante della recitazione, Ian McKellen, che con lui recitò nel tv movie Rasputin (1996), per cui Rickman vinse Emmy e Golden Globe. Queste le sentite parole di McKellen in  sua memoria;

Sono tantissime le cose incomparabili da ricordare su Alan Rickman. La sua carriera è stata di altissimo livello, sia a teatro che al cinema che come regista, Il suo ultimo lascito, il film Le regole del caos, con la sua incancellabile interpretazione di Luigi XIV, dovrebbero ora raggiungere il pubblico più vasto che meritano.

Oltre a una carriera di cui il mondo deve essergli grato, era costantemente attivo nell'aiutare gli altri. Che fosse diretto ad istituzioni come la RADA (Royal Academy of Dramatic Arts, ndr) o a singoli individui e sicuramente a me, il suo consiglio era sempre esatto. La filantropia liberale era al centro della sua vita. Lui e Rima Horton (50 anni insieme) erano sempre in cima alla lista dei miei ospiti ideali per cena. Alan di volta in volta era spassoso, indignato, pettegolo e generoso. E tutto questo sottovoce, con quella sua voce così complessa e caratteristica, come quelle di Edith Evans, John Gielgud, Paul Scofield, Alec Guinness, Alastair Sim o Bowie, un gruppo senza pari.

Quando lui fece Rasputin, io ero lo zar Nicola. Prima che io arrivassi a Pietroburgo, le riprese erano già iniziate. Nel momento stesso in cui entravo nella mia stanza d'albergo, squillò il telefono. Era Alan che mi dava il benvenuto, sperava che il volo fosse stato sopportabile e mi chiedeva se volevo raggiungere tra mezzora lui, Greta Scacchi e altri al ristorante. Alan, il protagonista che si preoccupava. Durante le riprese di quel film, scoprì che la troupe russa mangiava perfino peggio di noi. Per questo protestò, e con successo. Nel mio primo giorno di riprese, non gli piacque il tono paternalistico e prepotente che il regista (Uli Edel, ndr) usava con me. Alan, vedendomi mortificato, fece un tranquillo e preciso riassunto della mia carriera e chiese con veemenza che il regista si impegnasse di più.

Oltre alla sua luminosa indifferenza e alla sua noncurante eleganza, dietro quel volto triste, bellissimo anche quando era scomposto dall'ilarità, c'era uno spirito super attivo, sempre in cerca di qualcosa e in grado di raggiungerlo, un supereroe, dimesso ma tremendamente efficiente.

Mi sarebbe piaciuto tantissimo che avesse interpretato King Lear e qualche altro ruolo classico, ma questo vuol dire essere avidi. Lascia una miriade di fan e di amici, grati e in lutto.


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