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Al Torino Film Festival protagoniste le battaglie parigine oltre a cannibali e vampiri

La varietà ancora regna al TFF31


Mentre siamo giunti ormai agli ultimi giorni di questa 31° edizione del Torino Film Festival, dobbiamo dire che il livello medio dei film presentati continua a dimostrarsi soddisfacente. Potremmo spingerci oltre parlando dei film francesi presentati in concorso. Dopo 2 Automnes 3 Hivers di Sébastien Betbeder oggi è il giorno dell’ottimo La bBataille de Solférino, opera prima di Justine Triet. Non casualmente citiamo questi due autori, visto che rappresentano la prima fila di una ondata nuova di registi francesi di poco più di trent’anni. Nuove leve che guardano alla cultura pop, alle serie tv americane, oltre e forse più che al solito punto di riferimento della nouvelle vague. Nel numero di aprile scorso la prestigiosa rivista "Cahiers du Cinema" li aveva già identificati e ora stiamo vedendo con piacere i loro film finiti. La stessa rivista ha addirittura inserito il film della Triet al decimo posto nella classifica dei migliori film dell’anno.

Privato e pubblico si mescolano in una giornata di grande significato politico e professionale per la protagonista de La Bataille de Solférino, la brava Laetitia Dosch. È giornalista politica per un canale all news e deve seguire la lunga diretta elettorale del secondo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2012 dal quartier generale dei socialisti di Hollande, appunto in Rue Solférino. Però la giornata non è iniziata nel verso giusto, visto che il suo ex marito e padre dei loro due figli, appena uscito da un istituto psichiatrico, vuole vederli a tutti i costi, anche se non è il giorno assegnatogli dal giudice. Il film è diviso nettamente in due parti: quelle all’interno di una casa, con una baby sitter che non si trova per tenere i bambini e successivamente un lungo confronto fra i due ex; mentre dall’altra parte troviamo lunghe scene girate in strada, fra la folla, con più camere, che ci riportano “in diretta” a quel giorno significativo per la storia francese recente.

Due situazioni, quella intima e famigliare, e quella pubblica e sociale, che però comunicano più di quanto si possa pensare. Tutto è politico, ancor di più all’interno di quattro mura e fra due persone che si amavano e ora non riescono ad ascoltarsi, sanno solo urlare e recriminare. La Bataille de Solférino è un esordio di grande spessore che racconta di una società letteralmente bloccata, che la causa sia una folla per strada dalle proporzioni inattese o l’angoscia, la paura, che generano l’aggressività irrazionale di cui vuole liberarsi da una presa di cui non conosce la natura. Di Vincent Macaigne, protagonista anche qui, abbiamo già cantato le lodi. Difficile pensare che la Francia non porti a casa un premio importante in questo concorso Torino 31. Il film non ha ancora distribuzione da noi. Provvedere al più presto distributori, stop.

Tornando alla sezione Festa mobile, luogo di elezioni di alcuni dei film più significativi visti nei festival di quest’anno, vale la pena segnalare il ritorno in grande forma di Jim Jarmusch con i vampiri iper cool Tilda Swinton e Tom Hiddleston; sempre alla moda, nonostante il peso dei secoli, in un mondo oscuro, decadente, ma anche profondamente affascinante. Il film non ha ancora distribuzione, pregasi provvedere anche in questo caso. Del film trovate la nostra recensione da Cannes, mentre qui potete vedere il trailer.

Nei pellegrinaggi del sottoscritto per sale e sezioni un recupero merita la segnalazione: i tratta di un notevole film spagnolo/rumeno. Si intitola Canìbal ed è diretto da Manuel Martìn Cuenca che dimostra la notevole capacità del cinema spagnolo di raccontare tutte le sfumature dell’horror. Perché questo film in realtà è difficilmente classificabile. Sono sicuro che il titolo vi abbia messo sulla strada giusta: il protagonista è un sarto, metodico ed elegante, che se ne sta sempre da solo quando non lascia la sua Granada per rifornirsi di carne umana. Certo, per farlo deve uccidere delle donne che girano per le campagne in coppia con i loro innamorati, ma che volete farci!? Quando incontra una bella rumena che si trasferisce nel suo stesso palazzo e poi la sua sorella gemella, la sua vita prende una direzione imprevista. Canìbal è un viaggio affascinante in un modo fatto di pulsioni represse, di ossessioni sessuali e maligne tenute a freno con il metodo da parte di un vero artista: sia con le forbici e gli abiti su misura che con un coltello e i tagli delle carni delle sue vittime. Qualche minuto in meno avrebbe giovato, ma il film non è niente male. Avvertenza finale: gli stomaci deboli potranno avere difficoltà con l’abitudine del protagonista di cucinarsi ogni sera una bella fetta di carne… umana. Però il modo in cui la massaggia e la insaporisce con un battuto di verdure è da antologia.

In chiusura il concorso oggi presenta un altro film spagnolo, molto diverso dal precedente. Fra documentario e finzione, La plaga racconta con uno sguardo talentuoso alcune piccole storie marginali nella periferia di Barcellona: una casa di riposo per anziani, uno sparuto gruppo di contadini alle prese con gli imprevisti della natura, un lottatore immigrato che si allena con alti e bassi. È stato girato in quattro anni dalla giovane esordiente classe 1980 Neus Ballú che dice del suo film “a causa del sentimento di solitudine e incertezza che lo pervade, considero La plaga un western contemporaneo”.

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