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Al Lucca Film Festival è il giorno di Oliver Stone e Willem Dafoe

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Arrivati al festival il regista americano, che parla anche del suo documentario su Putin, e l'attore che presenta stasera in anteprima europea Quando un padre.

Al Lucca Film Festival è il giorno di Oliver Stone e Willem Dafoe

Entra nel vivo un’edizione particolarmente spumeggiante del Lucca Film Festival e Europacinema, con l’arrivo di star americane come il regista Oliver Stone e l’attore Willem Dafoe, accompagnato dalla moglie, la regista Giada Colagrande, che stasera presenteranno al Cinema Astra il film in anteprima europea Quando un padre, interpretato con Gerard Butler. Stamani Oliver Stone, che domani incontreremo per una one to one che attendiamo con trepidazione, è stato protagonista di un’affollatissima conferenza stampa, in apertura della prima delle tre giornate che lo vedranno protagonista. Stone è apparso rilassato e contento, dapprima ha scherzato sul sindaco che arriva in bicicletta "come in Le vacanze di Mr Hulot di Jacques Tati, per poi stupire i presenti con la sua richiesta al sindaco di visitare una cartiera, industria particolarmente fiorente in Lucchesia, perché “mi piace la carta e la preferisco all’elettronica, è meglio per i miei occhi. E inoltre sono affascinato da tutti i processi di trasformazione”.

Sottoposto a un fuoco di fila di domande, anche complesse, non si sottrae, e a una domanda che collega un personaggio di JFK processato, Clay Shaw, assolto e trasferitosi in Italia dove aveva legami con Licio Gelli risponde che “Il fasciamo è lo spettro al centro dei miei film, la strategia della tensione, che è ancora molto evidente nel mondo occidentale, come dimostra l’attuale tensione con la Russia che ha le stesse caratteristiche di sempre e i legami tra i gruppi fascisti in tutto il mondo, che hanno influenzato i governi il cui unico fine è ormai opprimere il popolo”. Stone parla poi del moralismo ipocrtita degli americani, soprattutto in materia di sesso (in risposta a una domanda su Polanski) e religione (da noi un autore come Pasolini non avrebbe mai potuto lavorare, sarebbe stato crocifisso o condannato all'insuccesso commerciale, che spesso in America è una vera e propria forma di censura”.

Sui suoi film politici dice in realtà che “è vero che molti dei miei film hanno soggetti politici, ma per me sono sempre storie personali, di individui che si confrontano col potere e per formarsi devono spesso combattere coi genitori, come Alexander (di cui il festival presenterà domani sera al cinema Astra il director's cut voluto dal regista e realizzato nel 2014, nelle sue parole “Meglio tardi che mai”). Sono queste le storie che mi interessano e che collegano tutti gli individui di cui parlo nei miei film, da Alexander a Snowden. Certo quest'ultimo era un personaggio meno interessante, sempre seduto al pc (molto più di me) e senza una vita sociale, ma ha avuto un impatto enorme. Si è reso disponibile e anche se nel cinema a volte siamo costretti a prenderci delle licenze poetiche ci ha raccontato tutto quello che vedete nel film e ci ha dato una mano anche dopo. Per certi aspetti era come un boyscout, ha pagato un prezzo molto alto per non voler oltrepassare quel confine, con un atto di vero eroismo”.

Ovviamente non manca la domanda su Trump: “Speravo di sottrarmi ma mi rendo conto che sono inevitabili. Oltre che sulle questioni che il giornalista ha citato c'è anche quella del clima, e lui sta andando in tutto in una direzione sbagliata. Speravo che almeno in politica estera si dimostrasse più aperto e invece ha rivelato tutta la sua ignoranza. Spero che studi e si prepari presto. Il problema però è che l'America non è governata dai presidenti, ma da una burocrazia costante nel tempo, dal cosiddetto stato segreto. Da noi l'industria degli armamenti ha una grande influenza, così come i media, Wall Street e le agenzie di intelligence. Queste influenzano la politica. Ad esempio Obama, che avrebbe dovuto essere molto più pacifista, alla fine si è rivelato un sostenitore della guerra fredda, e anche della guerra tout court.

In chiusura dell'incontro Stone, che ha realizzato splendidi documentari su Arafat, Chavez e Fidel Castro, ha rivelato un affascinante progetto a cui sta lavorando e che spera di completare per l'inizio dell'anno prossimo. “Ho passato molte ore a Mosca a parlare con Vladimir Putin, che per la prima volta parla in inglese, senza l'ausilio di un interprete. Il documentario si intitolerà Conversations with Putin e ritengo che sia molto attuale e importante”. Gli impegni del regista a Lucca continueranno venerdì 7 aprile al cinema Astra, dove riceverà il premio alla carriera e introdurrà Alexander, mentre l'8 aprile alle 10 al Teatro del Giglio si terrà una conversazione con il pubblico moderata da Silvia Bizio. E nel frattempo è arrivato anche l'interprete del suo Platoon, di cui vi racconteremo in seguito.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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