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Addio Andy Wachowski, benvenuta Lilly Wachowski!

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Nel giorno della festa della donna, in una lunga e bellissima lettera, che pubblichiamo integralmente, rivela di esser stata costretta ad anticipare l'annuncio per colpa del Daily Mail.


E' una storia davvero singolare quella dei fratelli Wachowski, autori di celebri film di fantascienza come la trilogia di Matrix. Qualche anno fa Larry annunciò di essere legalmente diventato donna e di chiamarsi a tutti gli effetti Lana, e adesso il fratello Andy ne segue le orme annunciando, con una splendida lettera al Windy City Times di Chicago, loro città natale, di essere diventato donna e di chiamarsi Lilly. La lettera è accompagnata da un selfie che la vede sorridente. D'ora in poi dunque avremo a che fare col talento e con la realizzazione di sé di due registe molto famose e finalmente felici, le sorelle Wachowski.

Abbiamo scelto di pubblicare integralmente la lettera di Lilly anche se molto lunga, perché spiega, con coraggio e chiarezza, l'atteggiamento generale nei confronti di persone come lei, lo squallido cinismo di certa stampa come l'inglese Daily Mail e la necessità di scegliere liberamente  il come e il quando rivelarsi al mondo. Una lettera toccante, che può essere di esempio ed ispirazione a chi, con meno possibilità, vive la sua stessa lacerante condizione. E dunque, benvenuta Lilly Wachowski!

“SCIOCCANTE CAMBIAMENTO DI SESSO: I FRATELLI WACHOWSKI ORA SORELLE!!!” Questo è il titolo che mi sono aspettata di vedere per tutto questo anno. Fino ad ora, con terrore e/o rassegnata esasperazione. La “notizia” è quasi venuta fuori un paio di volte. Ogni volta preceduta da un'infausta mail del mio agente in cui si diceva che i giornalisti avevano chiesto dichiarazioni in merito alla storia della “transizione gender di Andy Wachowski” che stavano per pubblicare. In risposta a questa minacciata rivelazione contro la mia volontà, avevo preparato una dichiarazione composto da una parte di piscio, una parte di aceto e 12 parti di benzina. Conteneva molte idee di rilevanza politica sui pericoli di rivelare pubblicamente i transgender, con gli orrori statistici dei suicidi e dei tassi di omicidio tra di loro. Per non parlare della conclusione, leggermente sarcastica, che “rivelava” che mio padre si era iniettato nello scroto paterno sangue di mantide religiosa prima di concepire ognuno dei suoi figli e dare vita a una razza di superdonne, ferocemente determinate alla causa della dominazione femminile. Okay, ultrasarcastica. Ma non è successo. Gli editori di quelle pubblicazioni non hanno stampato una storia che era solo volgare nella sostanza e avrebbe potuto avere un effetto fatale. Ed essendo l'ottimista che sono, ero felice di attribuire questo al progresso.

Poi, l'altra sera, mi stavo preparando per andare fuori a cena quando hanno suonato alla porta. Sul mio portico c'era un uomo che non ho riconosciuto.“Questo potrebbe essere un po' imbarazzante”, mi ha detto con un accento inglese. Ricordo di aver sospirato. A volte è un lavoro davvero difficile essere ottimista.

Ha continuato dicendo che era un giornalista del Daily Mail, la più importante fonte giornalistica in Inghilterra e non assolutamente un tabloid. E che dovevo davvero incontrarlo il giorno dopo o la settimana dopo in modo da farmi fotografare e raccontare la mia storia che era di grande ispirazione! Certo non volevo essere seguita da qualcuno del National Enquirer, no? Comunque: il Daily Mail "non è assolutamente un tabloid".

Mia sorella Lana ed io abbiamo ampiamente evitato la stampa. Trovo il fatto di parlare della mia arte noioso e frustrante e parlare di me stessa un'esperienza totalmente mortificante. Sapevo che a un certo punto avrei dovuto uscire pubblicamente allo scoperto. Sapete, quando si vive apertamente come una persona transgender è... un po' difficile nasconderlo. Volevo soltanto, avevo solo bisogno di un po' di tempo per essere tranquilla e sentirmi a mio agio. Ma a quanto pare non ho potuto deciderlo io. Dopo che lui mi ha dato il suo biglietto da visita e io ho chiuso la porta, ha cominciato a venirmi in mente quando avevo sentito parlare del Daily Mail. Era l'agenzia di “notizie” che aveva svolto un enorme ruolo nella denuncia pubblica di Lucy Meadows, un'insegnante elementare e donna trans in Inghilterra. Un editoriale di questo “non tabloid” l'aveva demonizzata come influenza dannosa sulla delicata innocenza dei bambini e aveva concluso: “Lui non è solo intrappolato nel corpo sbagliato, ma fa anche il lavoro sbagliato”. Il motivo per cui sapevo di lei non era per il fatto che era transgender ma perché tre mesi dopo l'uscita dell'articolo sul Daily Maily, Lucy si era suicidata.

E ora eccoli qua, alla mia porta, quasi come a dire: “Eccone un altro! Trasciniamoli all'aperto così tutti possiamo guardarli!”. Essere transgender non è facile. Viviamo in un mondo di genere binario in cui domina la maggioranza. Questo vuol dire che quando sei transgender devi affrontare la dura realtà di vivere il resto della tua vita in un mondo che ti è apertamente ostile. Io sono una delle fortunate. Avere il sostegno della mia famiglia e i mezzi per permettermi medici e terapeuti mi ha dato la possibilità di sopravvivere a questo processo. Le persone transgender senza sostegno, mezzi e privilegi non hanno questo lusso. E molti non sopravvivono. Nel 2015, il tasso di omicidi di transgender ha raggiunto un picco massimo in questo paese. Un numero orribilmente sproporzionato di vittime erano donne trans di colore. Questi sono solo gli omicidi conosciuti, quindi, dal momento che i trans non rientrano nelle ordinate statistiche binarie dei generi per tasso di omicidi, significa che i numeri reali sono ancora più alti.

E anche se abbiamo fatto molta strada dal Silenzio degli innocenti, continuiamo a essere demonizzati e diffamati nei media, dove pubblicità d'assalto ci ritraggono come potenziali predatori per impedirci perfino di usare il maledetto bagno pubblico. Le cosiddette multe per i bagni pubblici che spuntano in tutto il paese non tengono i bambini al sicuro, costringono i trans a usare bagni in cui possono essere picchiati o assassinati. Non siamo predatori, siamo prede.

Quindi sì, sono transgender. E sì, ho cambiato sesso. Sono out per i miei amici e la mia famiglia e la maggior parte delle persone per cui lavoro. Nessuno ha problemi con questo. Sì, grazie alla mia favolosa sorella lo hanno già fatto prima, ma è anche perché sono persone fantastiche. Senza l'amore e il sostegno di mia moglie, dei miei amici e della mia famiglia non sarei dove sono oggi.

Ma queste parole, “transgender” e “cambiamento di sesso” sono difficili per me perché hanno perso entrambe la loro complessità nella loro assimilazione nel mainstream. C'è una mancanza di sfumature nel tempo e nello spazio. Essere transgender è qualcosa di largamente compreso all'interno dei termini dogmatici di maschio e femmina. E “cambiare” comunica un senso di immediatezza, un prima e un dopo da un termine all'altro. Ma la realtà, la mia realtà, e che io sono cambiata e continuerò a cambiare per tutta la vita, attraverso l'infinito che esiste tra maschio e femmina, così come esiste nell'infinito del codice binario tra zero e uno. Abbiamo bisogno di elevare il dialogo al di là della semplicità binaria. Il binario è un idolo fasullo.

Ora, la teoria gender e queer fanno male al mio piccolo cervello. Le combinazioni di parole, come il free jazz, suonano in modo discordante e dissonante alle mie orecchie. Vorrei comprendere la teoria queer e gender ma è una lotta, così come lo è quella per comprendere la mia stessa identità. Ho una citazione di José Munoz nel mio ufficio, che mi ha dato un mio ottimo amico. La osservo come in contemplazione, cercando a volte di decifrarne il messaggio, ma l'ultima frase colpisce: “Essere queer significa essenzialmente il rifiuto del qui ed ora e l'insistenza sulla possibilità di un altro mondo”. Perciò continuerò ad essere ottimista e aggiungerò la mia spalla alla fatica di Sisifo del progresso e nel mio stesso essere sarò un esempio della possibilità di un altro mondo. Lilly Wachowski"

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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