Addio al grande Nicolas Roeg, regista che nel suo cinema ha unito poesia e visione

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Addio al grande Nicolas Roeg, regista che nel suo cinema ha unito poesia e visione

E’ morto all’età di novanta anni Nicolas Roeg, uno degli autori più originali e iconoclasti che la cinematografia britannica abbia mai prodotto. La sua capacità di lavorare sul cinema di genere proponendo una visione personalissima, spesso lucidamente “stonata”, ha creato alcuni capolavori che magari non vengono citati troppo spesso quando si parla di storia del cinema, ma senza dubbio hanno scritto pagine fondamentali di quella storia stessa.

Nicolas Roeg aveva iniziato come direttore della fotografia all’inizio degli anni ’60, e il picco di questa parte della sua carriera è stato senza dubbio Fahrenheit 451 di François Truffaut, datato 1966. Quattro anni dopo suo esordio alla regia Sadismo (tra i protagonisti Mick Jagger), un film che già conteneva la qualità migliore di Roeg, e cioè saper lavorare sul genere ribaltandone il senso, ridiscutendone le regole secondo un gusto personale e acido. Da questa poetica visiva e visionaria sono arrivati film come A Venezia…un dicembre rosso shocking (1973), L’uomo che cadde sulla terra (1974), Il lenzuolo viola (1980), Eureka (1983), La signora in bianco (1985), Chi ha paura delle streghe? (1990). Impossibile consigliarvene uno soltanto: tutti hanno un loro fascino particolare, una fragile imperfezione che li rende unici.

Definire Nicolas Roeg un “artigiano” della Settima Arte sarebbe paradossalmente preciso e riduttivo allo stesso tempo: era qualcosa di più, o come probabilmente avrebbe preferito vederla lui stesso qualcosa di diverso. Provate (o tornate) a scoprirne la filmografia: ne rimarrete ipnotizzati.   



Adriano Ercolani
  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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