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A Un Metro da Te: cosa dicono del teen movie d'amore e malattia

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Soprattutto negli Stati Uniti, il pubblico è più entusiasta della critica, ma autorevoli testate lo consigliano vivamente.

A Un Metro da Te: cosa dicono del teen movie d'amore e malattia

"A Un Metro da Te è una storia sul potere dell'amore che lotta contro il tempo e lo spazio" - sostiene il nostro Domenico Misciagna nella recensione di A Un Metro da Te. E il pubblico italiano, lo sappiamo, sembra aver gradito non poco questa love-story necessariamente a distanza fra due adolescenti affetti da fibrosi cistica che il giovane regista Justin Baldoni ha voluto raccontare attraverso i giovanissimi interpreti Haley Lu Richardson e Cole Sprouse. Dimostrazione ne è, innanzitutto, la sua presenza nella top five dei nostri incassi, nonché l'ottimo esordio in termini di guadagno e la la conquista della prima posizione dopo il primo weekend di programmazione. Ma com’è stato accolto il romantico teen movie all'estero, specialmente negli States e specialmente da chi, per mestiere, valuta i film? E soprattutto perché alcuni critici più o meno illustri consigliano di non perderlo?

Il Sydney Morning Herald lo giudica tra i film più commoventi degli ultimi anni, mentre, a proposito della protagonista femminile, Entertainment Weekly scrive: "Sembra una giovane Elizabeth McGovern e possiede una complessità emotiva che la pone decisamente al di sopra delle sue coetanee"
La performance della Richardson convince anche Variety, che elogia il suo carisma e dice: "L'attrice dà anima, stile e una molteplicità di sfumature a un personaggio che correva il rischio di essere una caricatura".
Decisamente positiva è poi la valutazione del Los Angeles Times, su cui leggiamo: "A Un Metro da Te rappresenta una concreta evoluzione del filone al quale appartiene, perché è un film straordinario che quasi per caso si ritrova a parlare di adolescenti gravemente malati. In più non prova a compiacere né a tirare su di morale il pubblico".
Un po’ meno entusiasta è The Hollywood Reporter, che però riconosce a Justin Baldoni (e al direttore della fotografia Frank G. DeMarco) il merito di "muovere in maniera fluida la macchina da presa ed evitare di creare situazioni claustrofobiche nonostante la maggior parte delle scene si svolga in ospedale".

Spulciando fra le recensioni raccolte su Metacritic e RottenTomatoes, abbiamo notato anche qualche punto a favore della performance di Cole Sprouse. Ci siamo però resi conto che la sceneggiatura non ha convinto proprio tutti, forse per qualche cliché di troppo. Con un 53% di gradimento sul primo sito di recensioni e 55% sul secondo, A Un Metro da Te è il classico esempio di film che spinge il pubblico, soprattutto quello giovane, a dire: "Ma questi giornalisti non ci capiscono niente!".

Interessante è invece la reazione dei malati di fibrosi cistica. Alcuni sono convinti che il film aiuterà a gettare luce sulla loro condizione o a sensibilizzare maggiormente le persone. Altri si sono sentiti insultati, perché convinti che A Un Metro da Te abbia sfruttato il loro dolore. I più pignoli, infine, ci hanno tenuto a precisare che la distanza che deve intercorrere fra un malato e un'altra persona è di sei piedi e non cinque (il titolo originale del film è Five Feet Apart. E un piede equivale a circa 33 centimetri).  

A Un Metro da Te è attualmente al cinema in circa 350 sale italiane. Se volete farvi un'idea tutta vostra a prescindere dalle opinioni di cui vi abbiamo messo a parte, andatelo a vedere.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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