A Tale of Three Sisters: recensione del film turco in concorso al Festival di Berlino 2019

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A Tale of Three Sisters: recensione del film turco in concorso al Festival di Berlino 2019

Anche al netto di alcune personali idiosincrasie nei confronti del cinema turco, e di certe ambientazioni rurali, A Tale of Three Sisters non è un film particolarmente rilevante o riuscito.
D’altronde Emin Alper cerca in qualche modo di rifare il Nuri Bilge Ceylan di Il regno d’inverno (l’Anatolia, l’ispirazione trovata in Checov e via discorrendo), ma sconta la differenza evidente di passo e respiro che esiste fra i loro rispettivi modi di fare cinema.
Il suo è un film di parole che sconta un approccio eccessivamente teatrale, che indugia troppo su vezzi autoriali un po’ vetusti, e che come unico scarto rispetto alla sua norma tenta la punteggiatura con scene e personaggi poco utili.
Una cosa però colpisce, e aiuta a non allontanarsi troppo dal film, e anzi ogni tanto cattuta: l’uso del tempo.

Sorta di liberissimo adattamento di “Tre sorelle” di Cechov, il film di Alper mette da subito in chiaro di voler far entrare i suoi spettatori dentro un mondo e una storia in qualche modo sospese, che della fiaba hanno la vaghezza temporale e la sfumatura dei confini.
Non sappiamo in che epoca si svolga la vicenda di A Tale of Three Sisters, e questo in qualche modo spinge a stare interamente e unicamente dentro il tempo del film, che è un tempo dilatato ma non lento, e che sembra mutuare il ritmo da quello della natura e della vita che impone agli abitanti dell’isolato villaggio montano teatro della vicenda.

Allo stesso modo questo tempo è anche il tempo della scrittura, e quindi delle parole dei protagonisti, e li spinge verso un continuo parlare che non ha mai nulla di nevrotico, ossessivo o artificioso, ma che sembra sgorgare naturalmente come naturalmente sembrano avvicendarsi le azioni e le reazioni che fanno procedere la storia. Con la sola, significativa eccezione di un evento nodale che funge da snodo, e che stona per eccessiva violenza narrativa.  

C’è qualcosa però di stranamente rasserenante, nel tempo e nelle parole di A Tale of Three Sisters, nei toni dei personaggi che non si alzano mai davvero nemmeno quando si alzano, e che alternano il sorriso alla lacrima senza mai esagerare nell’uno o nell’altra. Nei confini di un mondo e di una storia che sembrano eterei, impalpabili, forse inesistenti.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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