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A lezione di cinema con Margarethe Von Trotta, regista ribelle e senza "heimat"

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Fassbinder, Rosa Luxemburg e il senso di colpa della Germania del dopoguerra.

A lezione di cinema con Margarethe Von Trotta, regista ribelle e senza "heimat"

Si definisce regista ribelle, donna apolide, dinosauro, e al cinema ama raccontare soprattutto le donne, meglio se unite da un legame parentale di sorellanza.
Ospite abituale del Bif&st – dove due anni fa ha presentato Hannah Arendt – la tedesca Margarethe von Trotta ha tenuto oggi la sua lezione di cinema. Ci teneva a farla in Italiano, perché le sue parole arrivassero dirette al giovane pubblico del festival di Scola e Laudadio.

Ecco di cosa ha parlato la regista di Anni di piombo, il cui ultimo film Die Abhandene Welt (The Misplaced Worldè la penultima Anteprima Internazionale della manifestazione barese:

Il primo film
Il primo film che ho visto e che ricordo bene era I bambini ci guardano di Vittorio De Sica. L’ho visto a sedici anni e ricordo che mi colpì molto. All’epoca non sapevo che De Sica fosse il grande maestro del Neorealismo. Siete voi ragazzi di questa platea i bambini che ci guardano e mi guardano, e oggi sono felicissima di trovarmi qui. Sono anche orgogliosa di essere l’unico dinosauro femmina in questo gruppo di dinosauri maschi chiamati a tenere una lezione di cinema nel Teatro Petruzzelli di Bari.

La guerra e il silenzio sul passato
Sono nata a Berlino durante la guerra e il mio primo ricordo di bambina sono state le rovine, le macerie. Ancora oggi mi domando come abbiamo fatto a resistere in mezzo a tanta devastazione. Per tutti gli anni Cinquanta nessuno ha detto a me e ai miei coetanei cosa fosse realmente accaduto e perché. Siamo cresciuti nel silenzio del nostro passato. I nostri genitori erano rimasti traumatizzati dal Nazismo e dalla guerra e volevano proteggerci. Perfino i maestri di scuola non ci rivelavano nulla. Solo negli anni Sessanta abbiamo capito cosa fosse realmente accaduto. Di colpo siamo stati informati e ci siamo infuriati. Parlando della sua generazione, Scola ha detto: "Amavamo tutti l’Italia". Noi il nostro paese l’abbiamo detestato. Così, il nostro cinema è nato come un "cinema contro", un cinema con una forte connotazione politica. Il nostro grande riferimento era il Neorealismo Italiano, anche se molti di noi amavano anche la Nouvelle Vague per la libertà che la caratterizzava. Personalmente, mi sono formata con i film di Ingmar Bergman e Alfred Hitchcock.

I nuovi registi tedeschi
I nuovi registi tedeschi non hanno la rabbia che avevamo noi. Ognuno adesso è sostanzialmente solo e quindi deve trovare da solo un nuovo modo di fare cinema e di rapportarsi al mondo.

Gli inizi
Non sono l’unica regista tedesca che ha fatto film negli anni Settanta e Ottanta. Ce ne sono state tante, anche più brave di me, il fatto è che ho un cognome facile da rammentare e da pronunciare, e quindi all’estero si ricordano meglio di me. Anche se ho cominciato come attrice, ho sempre voluto fare la regista. All’inizio non avevo il coraggio di manifestare questo desiderio. Poi ho diretto Il caso Katharina Blum con Volker Schlöndorff. Mi hanno detto: "Il tuo nome non può apparire nei titoli di coda". Erano tempi diversi, pensate che qui in Italia ora è diventato un film solamente mio.

Rosa Luxemburg
Fassbinder voleva affidare il personaggio di Rosa Luxemburg o a Jane Fonda o a Romy Schneider o ad Hanna Schygulla, che era la sua attrice preferita, ma fui io a spuntarla e prendemmo Barbara Sukowa, un’artista che amo moltissimo perché è in continua evoluzione  e perché legge le sceneggiatura fino in fondo. Ricordo che, più che il personaggio politico, mi interessava la "donna" Rosa Luxemburg. Volevo un personaggio che fosse carne e sangue. Avevo a disposizione una serie di saggi scritti da intellettuali comunisti, in cui però non trovavo assolutamente ispirazione. Poi mi capitò l’occasione di leggere le sue lettere. Ne lessi 2500. Ogni mattina andavo da Berlino Ovest a Berlino Est, dov’erano custodite. Le lessi 5 volte e fu là che trovai carne e sangue. Oggi nessuno scrive più lettere: è un peccato, perché, a seconda del destinatario, la lettera cambia, così come il modo di scriverla. Ecco perché le lettere sono strumenti per capire a fondo la personalità di qualcuno.

Film su commissione
Non posso fare film su commissione. Devo fare film che riguardano in qualche modo la mia vita e la mia persona. Quando ho cominciato avevo pochi soldi e non potevo permettermi di affidare ad altri le mie sceneggiature. I miei film dovevo scriverli io. Mi è capitato di scrivere un film con Dacia Maraini e di essere stata pagata in anticipo dalla produzione per il mio apporto al copione. Mi sembrava una cosa incredibile.

Cosmopolita
Dopo Paura e amore, ho deciso di rimanere in Italia. Ero stanca della Germania. Io sono apolide, una nomade, non ho mai avuto una heimat (casa), posso vivere dappertutto. Mi piace definirmi una regista europea.

Attori italiani
Mi sarebbe tanto piaciuto fare un film con Gian Maria Volontè  o con Marcello Mastroianni . In Germania è sempre stato difficile trovare attori così bravi. Peccato che sono morti. Oggi il coraggio di proporre loro un film lo troverei sicuramente.

 



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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