Schede di riferimento
News Cinema

A Berlino su amore e famiglia cala l'amarezza: con Young Adult e molto altro

Per il giorno di S.Valentino, il Festival di Berlino ha deciso di regalare ai suoi frequentatori un film decisamente antitetico rispetto al canone della commedia romantica tradizionalmente intesa.



Per il giorno di S.Valentino, il Festival di Berlino ha deciso di regalare ai suoi frequentatori un film decisamente antitetico rispetto al canone della commedia romantica tradizionalmente intesa, e in concorso a piazzato due titoli che, pur molto diversi, ragionano comunque con acidità e tristezza su amore e famiglia.

Young Adult
, presentato nella sezione Berlinale Special, segna il ritorno alla collaborazione tra la coppia creativa di Juno: Jason Reitman e Diablo Cody. Ancora una volta al centro della narrazione c’è una figura femminile insolita e di carattere alle prese con una crisi: ma questa volta è danneggiata e disillusa. Charlize Theron interpreta infatti Mavis, una 37enne ghost writer di una popolare serie di romanzi per giovani adulti che, priva di una vera e soddisfacente vita privata, decide di lasciare Minneapolis e tornare nella piccola cittadina della provincia dov’è nata e cresciuta per riconquistare la vecchia fiamma del liceo che ha appena avuto un figlio. Il ritorno in città di Mavis, che era la ragazza più popolare della scuola, back then, non sarà però come lei e gli altri si aspettavano.
In Young Adult il personaggio della Theron è quello di una donna sgradevole, egoista, parzialmente alcolizzata, che improvvisamente realizza di non aver saputo vivere serenamente la sua crescita, rimanendo una figura immatura ed ossessivamente legata ad una gloria e uno smalto che non ci sono più.
“È un film su come non riparare agli errori che si sono commessi nel corso della vita,” ci ha detto ridendo Jason Reitman, a Berlino per accompagnare il suo film assieme al protagonista maschile Patton Oswald (ma senza la Theron “impegnata altrove”). Un film che, a dispetto della vulgata comune tra coloro i quali l’hanno già visto, il regista non sente come particolarmente femminile: “non so nemmeno esattamente cosa sia, un film femminile,” ha detto, “per me non è tale, racconta temi abbastanza universali, che superano le specifiche di genere.”
Tanto universali che Reitman ci si è rispecchiato. Quando gli abbiamo infatti chiesto come si lavora su un copione forte come quello di Diablo Cody senza essere troppo remissivi da un lato e troppo snaturanti dall’altro, il regista ha risposto che “con Diablo la sintonia è grande perché lei riesce ad esprimere a parole quello che io sento ma non sarei capace di spiegare. Quando realizzo un film il segreto, per me, è mettere una parte di me stesso nella storia che racconto: e ho ritrovato molte cose di me nei personaggi scritti da Diablo.”
Se è vero che con Up in the Air questo Young Adult forma una specie di dittico sui bilanci esistenziali di persone adulte, rispetto al film con George Clooney si nota una maggiore creatività ed efficacia della scrittura: ma nel complesso Reitman non riesce a convincere del tutto nemmeno questa volta, alternando momenti riusciti ad altri decisamente più fiacchi, ma soprattutto tradisce spesso l'ideologia narrativa che lo stesso regista ha confessato di avere: “per me i personaggi servono solo a manipolare il mio pubblico.” Il che non è di per sé necessariamente da censurare, ma quando questa manipolazione si fa troppo evidente, il legame emotivo non scatta.
Alla fine, il pregio maggiore di Young Adult è proprio quello contenuto nella dichiarazione iniziale del regista: ovvero la capacità di saper essere agro e mai consolatorio fino alla fine.
Voto: 3. Pensavo meglio.

Poi certo, anche considerate tutte le sue ombre,
Young Adult è capolavoro straordinario se paragonato, ad esempio, al Was Bleibt che è stato il secondo film tedesco presentato in Concorso in questi giorni di Festival.
Diretto dall'Hans-Christian Schmid di Requiem, il film parla di quello che dovrebbe essere un tranquillo weekend di riunione familiare e che si trasforma in uno psicodramma dagli esisti devastanti. Soprattutto per lo spettatore.
Perché nella bella casa di provincia di un editore che ha appena venduto l'azienda per andare in pensione e dedicarsi alla scrittura di un saggio sulle narrazioni sei sumeri e dei babilonesi (sic!) succede il finimondo quando la moglie da 30 anni maniaco depressiva dichiara di aver smesso di prendere le sue medicine, sotto lo sguardo attonito del figlio che si sta segretamente separando e di quello che, altrettanto segretamente, vede andar fallito lo studio dentistico che ha aperto in proprio.
Altri dettagli della trama a parte, quello di Schmid non è solo il prototipo perfetto, da un punto di vista estetico e narrativo, di tanto, troppo cinema tedesco sempre, letalmente uguale a sé stesso. È anche e soprattutto un dramma moralista che racconta con l'aria di chi la sa lunga l'ennesima esplosione della famiglia borghese - anche in questo caso, in un certo senso, per via della figura letteraria del “matto” che fa crollare ipocrisie e falsità - e la sua subitanea, inevitabile ricompattazione. Dalla famiglia e dal moralismo non si fugge: se non, appunto, se si è folli.
Voto: 1 e ½

Anche il portoghese Tabu è stato presentato in concorso: ma, perlomeno, nella sua imperfezione e nella sua logorrea, è un film capace di qualche piccolo guizzo.
Diviso in due capitoli (e un surreale prologo), girato in bianco e nero e, nella sua parte, virtualmente muto (c'è solo una voce off che racconta, e in scena c'è solo l'audio dell'ambiente ma non quello dei dialoghi), Tabu è un melò mascherato da altro. O, comunque, con addosso un abito insolito.
Il primo capitolo, ambientato nella Lisbona nei nostri giorni, è solo funzionale all'introduzione dei due personaggi che saranno protagonisti del lungo e silente flashback del secondo capitolo: due protagonisti di una storia d'amore folle e intensa in una colonia portoghese in Africa negli anni Sessanta, lui avventuriero e musicista, lei donna libera e dal temperamento forte ma sposata e perfino incinta.
La sostanziale efficacia della storia melò così particolarmente raccontata è però in parte vanificata da un'eccessiva dilatazione che, specie nella prima parte, è ulteriormente penalizzata da un tono malinconico, lento e indolente che solo a tratti è spezzato da momenti bizzarri e anticonvenzionali.
Ma, nel complesso, quella di Tabu è solo una curiosa operazione di forma, un omaggio stralunato ad un epoca e un cinema scomparsi (Murnau è chiaramente citato fin dal titolo) e poco più.
Voto: 3



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming