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87 ore - gli ultimi giorni di Francesco Mastrogiovanni, il documentario di Costanza Quatriglio tra denuncia e arte

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Domani 6 novembre in anteprima assoluta al Festival Arcipelago, poi in sala e su Rai Tre.

87 ore - gli ultimi giorni di Francesco Mastrogiovanni, il documentario di Costanza Quatriglio tra denuncia e arte

87 ore.
Tanto è durata, nell'estate del 2009, la permanenza di Francesco Mastrogiovanni presso il centro di salute mentale dell'ospedale San Luca, a Vallo della Lucania.
Solo che quando vi è entrato, il mattino del 31 luglio, era vivo; ma ne è uscito il 4 agosto morto. Perché per 87 ore Mastrogiovanni è stato tenuto legato a un letto, alimentato più che scarsamente (ha consumato un solo pasto, parzialmente, e ha ricevuto alcune flebo di liquidi) e sedato quasi costantemente. Ed è morto soffocato, per un edema polmonare, senza che nessuno dei 6 medici e dei 12 infermieri che gli sono passati a fianco in reparto fossero sfiorati dal dubbio o colpiti dalla disumanità del trattamento che gli stavano riservando.
Anche grazie alla presenza di telecamere di sorveglianza del reparto, che hanno registrato gli eventi, i 6 medici e i 12 infermieri sono andati a processo nel 2010, ed è stato allora che al caso si è interessato il senatore Luigi Manconi, presidente dell'associazione “A buon diritto”.
E, a cinque anni da quegli eventi, quando è in corso il processo d'appello che aveva visto in primo grado condannati i medici e assolti gli infermieri, Luigi Manconi ha contattato Costanza Quatriglio affinché raccontasse in un documentario cinematografico la storia di Francesco Mastrogiovanni, un caso purtroppo non isolato quando si parla di TSO e di costrizioni.
87 ore è allora anche il titolo di un film che verrà presentato in anteprima venerdì 6 novembre alle 22.00 ad Arcipelago - Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini al Teatro Palladium, che sarà poi in sala a Roma e Milano dal 23 novembre, e che verrà trasmesso in seconda serata il 28 dicembre da Rai Tre, che con DocLab è produttrice. Un film che è costruito drammaturgicamente sull'uso delle impressionanti immagini delle telecamere che hanno ripreso asetticamente e meccanicamente l'agonia di Francesco Mastrogiovanni.

“Nel 2010 eravamo in contatto con Grazia Serra, la nipote di Francesco,” ha raccontato il senatore Manconi. “Si avvicinava la data del processo, e presso la famiglia c’era un senso di pessimismo e frustrazione, per il clima e la mancanza di interesse attorno al caso. Immaginammo allora un’iniziativa pubblica che gettasse luce sul processo e lo imponesse all'attenzione di tutta la nazione. Pensammo subito che era il video lo strumento da utilizzare,” ha proseguito Manconi, “pur con tutti i dubbi morali del caso: gli stessi che avemmo nel caso delle foto di Stefano Cucchi poi diffuse alla stampa. Consegnammo così le immagini ad Alessandro Gilioli dell’Espresso, che mise online integralmente le 87 ore di "girato", affinché tutti le potessero vedere in streaming. Successivamente, più di recente, abbiamo pensato che la storia di Mastrogiovanni, così significativa e importante, dovesse essere ulteriormente raccontata: e che la capacità di Costanza Quatriglio di dare dignità di letteratura e vita da immagini gelide e asettiche fosse quella giusta per far emergere questo racconto.”

Immagini, quelle delle videocamere, che per Costanza Quatriglio si sono trasformate da elemento critico e limitante a chiave di volta del suo processo di narrativizzazione, per fare di 87 ore non solo una denuncia e una testimonianza ma anche un film, un lavoro d'arte. “Io ho sempre lavorato in sottrazione,” ha spiegato la regista palermitana, “e volevo far parlare la sconcertante evidenza di un'immagine: ma ho presto capito che non era sufficiente. Ho cercato allora chiavi di lettura diverse e nuove, per costruire un racconto; ho studiato molto attentamente, quasi ossessivamente quelle immagini, e il corpus di elementi legislativi, giudiziari e e medici relativi al processo. E mi è stato subito chiaro che per una come me, comunque dotata sempre di amore e empatia per quello che filmo,  la vera sfida era trovare una relazione con immagini filmate da un occhio disumano e disumanizzante come quello delle videocamere di sorveglianza. L’osservazione, allora, è la chiave del film, “ ha spiegato Quatriglio, “l’osservazione disumana che serve a capire il disumano. Le videocamere di sorveglianza sono fredde, impersonali, e ci annullano: ma dobbiamo ricordarci che la reificazione dei corpi è un processo antico, da parte del potere. A combattere questa reificazione ci siamo noi esseri umani, che serviamo per comprendere e organizzare in base alla nostra umanità.”

La regista ha poi ringraziato il produttore Marco Visalberghi, che l'ha spinta ad accettare questo progetto “ostico e difficile” e ad anteporlo ad altri in corso d'opera, perché “accade raramente di trovare subito una sponda per una sfida così complessa, quella di far diventare quel documento una drammaturgia.” D'altronde Luca Ricciardi, l'altro produttore, ha sostenuto che era fondamentale per DocLab lavorare a questo film, “perché la nostra prima reazione a quelle immagini è stata quella dell'indignazione. Eravamo ammutoliti, sapevamo che quella storia doveva essere raccontata.  Quello che non sapevamo all'inizio,” ha proseguito, “era quanto queste immagini avrebbero pesato nell'equilibrio generale del film. Pesano molto, è stata scelta una strada espressiva e artistica forte da parte di Costanza: con il film non è stata solo fatta un'operazione di denuncia.”

“Per noi era molto importante che la gente vedesse quelle immagini,” ha poi detto Grazia Serra, a nome di tutta la famiglia di Francesco Mastrogiovanni. “A Vallo, anni fa, si era creato un clima omertoso, e sembrava quasi il processo fosse a carico di mio zio, e non di chi l'ha ucciso. Vorrei ricordare che questo è l’unico caso visibile e documentato delle tante morti avvenute durante un TSO, e abbiamo messo da parte il nostro dolore e di diffonderle il più possibile.”

“Come servizio pubblico questa è una di quelle sfide che è nostro dovere affrontare, che contiene la quintessenza della missione della nostra rete,” ha commentato il direttore di Rai Tre Andrea Vianello, che già nel 2010 dedicò una puntata di “Mi manda Rai Tre” proprio alla vicenda di Mastrogiovanni. “Il film di Costanza Quatriglio è un'opera di denuncia, di sensibilizzazione e artistica che contiene in sé la natura del servizio pubblico, e siamo orgogliosi di averlo prodotto e di mandarlo in onda.”



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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