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7500: recensione del thriller in volo con Joseph Gordon-Levitt presentato a Locarno 2019

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Un film Amazon Prime Video diretto da Patrick Vollrath sulla lotta fra piloti e dirottatori nell'alto dei cieli.

7500: recensione del thriller in volo con Joseph Gordon-Levitt presentato a Locarno 2019

Un numero, la sigla di un volo. Non serve altro, per identificare un nuovo venuto del filone di thriller ambientati in quota, all’interno di un aereo di linea colpito da dirottatori. Questi ultimi sono cambiati per caratteristiche, lotte ideali e nazionalità nel corso dei decenni, e di questi tempi non posso che essere fondamentalisti islamici. È il caso di 7500 del tedesco Patrick Vollrath, un prodotto original Amazon attraverso la piattaforma Prime Video. Un esordio tutto girato all’interno della cabina di pilotaggio dell'aereo di una compagnia tedesca, all’aeroporto di Berlino, fin dall’arrivo del comandante e del primo ufficiale, interpretato da Joseph Gordon-Levitt. Come detto, non si esce dall’angusta cabina, anche se una telecamera interna permette di vedere quello che accade nelle prime file e nella zona del personale di bordo, ora che le nuove regole prevedono la chiusura ermetica della porta che divide i passeggeri dalla cabina di comando.

Il primo ufficiale è americano, anche se vive a Berlino. Ha una figlia con una hostess presente proprio sul volo 7500 per Parigi. I due non vogliono dare pubblicità alla cosa, ma subito vengono ‘scoperti’ dal gioviale comandante, nei primi minuti del film che si sviluppano all’insegna della leggerezza e della routine delle normali azioni che si ripetono sempre uguali, precedenti alla partenza di un aereo. Una fase importante di quiete prima della tempesta, di cui è sempre stato maestro Hitchcock, in cui Vollrath sembra guardare anche al Paul Greengrass del gioiello United 93.

7500 cerca di far salire la tensione proprio attraverso la riproposizione di situazioni comuni anche a noi passeggeri, prima dell’arrivo della minaccia, questa volta proveniente da immigrati di seconda generazione, tedeschi in tutto e per tutto ma turchi di origine, e musulmani. Non che interessi molto al regista, attento più che altro a isolare le figure umane di due persone presenti su quel volo: il già citato primo ufficiale Joseph Gordon-Levit e uno dei dirottatori, il più giovane e meno convinto. Senza accomunare gli aggressori, come le vittime, Vollrath isola due storie, dandogli spessore e un confronto fra persone con una propria identità.

Un tentativo lodevole, anche se rimangono i momenti di tensione pura quelli più riusciti del film, capace di sfruttare la claustrofobia degli spazi per generare una benefica ansia nello spettatore, quella che ti fa tenere saldamente al bracciolo della poltrona, magari guardandoti in giro per cercare conforto. L’opposto dell’occhiata periodica all’orologio, insomma. Merito non da poco, per un film che questo in fondo voleva: regalare un’ora e mezza di intrattenimento credibile, non avulso dalla realtà che stiamo vivendo. Viene in aiuto una performance matura e solida di Joseph Gordon-Levitt, che conferma la sua duttilità, che lo rende funzionale al cinema d’autore, ma anche a quello più commerciale.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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