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53esimo Festival dei Popoli - Il mondo a suon di musica, lotta e realtà

Il mondo a suon di musica, lotta e realtà, 53esimo Festival dei Popoli, a Firenze dal 10 al 17 novembre


Cinema e pioggia sono anche il pane quotidiano di chi, in questi giorni, si trova a Firenze. In fatale coincidenza con la kermesse capitolina infatti, nel capoluogo toscano torna il Festival Internazionale del Film Documentario giunto, atteso e solido, alla sua 53esima edizione. Lo dirige Alberto Lastrucci, non più in coppia con Maria Bonsanti (passata recentemente alla guida di un altro prestigioso festival di cinema di documentazione, il Cinéma du Réel di Parigi), che ha saputo, anche quest’anno, tener fede all’imperativo della rassegna di offrire alla città che lo ospita, e a tutti i partecipanti, la migliore proposta possibile unendo ricerca, intrattenimento e conoscenza. Nelle giornate de “i popoli” si viaggia parecchio, con lo sguardo,la mente, la suggestione. Si viaggia attraverso i 74 film presentati tra il Concorso lungometraggi, il Concorso cortometraggi, la sezione Fuori concorso – in cui troviamo il focus Mo(vi)mento critico, nel quale è stato presentato anche l’ultimo lavoro del gitano del cinema Tony Gatlif: Indignados – i lavori, tutti italiani, presenti in Panorama e le proiezioni e gli happening degli Eventi speciali. Al Festival dei Popoli da sempre si vuole, e a forza di insistere ci sono riusciti, avvicinare lo spettatore un tanto cosi da poter toccare con mano il lavoro sotteso a questo genere cinematografico, così ecco che arriva anche la neonata sezione Panorama in cantiere, in cui tre cineasti presenteranno il loro doc in progress al pubblico (accade il 13 con Storie di Taranto di Paolo Pisanelli) mettendo a nudo la fase creativa e produttiva di un’opera prima della sua conclusione.
Si continua poi a saltare da un paese e da un decennio all’altro con il bell’omaggio a Raymond Depardon (di cui vedremo 7 film) fotoreporter, giornalista e cineasta francese di estremo coraggio che ha documentato gli ultimi 50 anni di storia internazionale.
Immancabile la consueta e ricca retrospettiva, stavolta protagonista ne è il cinema dell’argentino Andrés di Tella, approfondimento, ben curato e ricco, del linguaggio speciale e complesso di un importante nome del cinema di documentazione. Un linguaggio che lega in modo profondo la struttura letteraria a quella documentaria, fatta di erranze e incontri (come scrive Daniele Dottorini), fatta dell’urgenza, che è l’immanenza stessa del documentare il reale, di “cogliere l’evento”.

E come in ogni viaggio che si rispetti anche questa edizione del festival dei popoli ha “una musica in testa”, la fa girare, la fa sentire, la fa salire forte dallo schermo. E’ successo la sera dell’11 novembre, con il bel Tropicalia di Marcelo Machado, che racconta quel modo di sentire, quel movimento libero che univa il cinema alla musica e la musica alla poesia nel Brasile da metà degli anni ’60.
Ma accade anche in un film dalle tinte più algide, dai toni pacati e intimisti come quello intitolato Anton Corbijn Inside Out, bellissimo ritratto del fotografo e regista olandese, diretto da Klaartje Quirijins. Ogni scatto di Corbijn è un pezzo di storia del rock, se ne sentono le vibrazioni guardando Patti Smith, Tom Waits, come anche i volti giovani e poi maturi degli U2, dei Depeche Mode e Peter Gabriel, ieri e oggi.
A braccetto con la musica si cammina nel mito, è facile ed è molto bello. Chi vedrà My Father and the Man in Black (in programmazione il 12 sera) scoprirà la vita tormentata di un manager – padre del regista, Jonathan Holiff – ed anche quella della star all’ombra del quale questo é vissuto, il “bad boy” Johnny Cash; chi invece avrà modo di assistere alla proiezione di Andrew Bird: Fever Year (il 16), accompagnerà il musicista in un tour febbricitante, emozionale e catartico.
Ultimo degli eventi speciali e ancora stracarico di musica, in chiusura del festival il 17, un tuffo nell’era della disco, raccontata in The Secret Disco Revolution, di Jamie Kastner, in anteprima italiana.

Ancora erranze appunto, percorsi, movimenti, viaggi intimi e collettivi, dentro le vite di personaggi noti, dentro il quotidiano dell’individuo più anonimo di cui mai sapremmo l’esistenza e che invece diviene protagonista (un altro “noi” che abita in Malesia, magari), oppure esplorare la storia di chi per lavoro “guarda” gli altri, immortalandone le storie, come registi, fotografi, artisti. Questo significa chiudersi nella sala del cinema Odeon, di pomeriggio o di sera, quando ci sono “i popoli”, creandosi come dice il direttore “un proprio festival”, come un sentiero personale in mezzo alla ricca natura di queste giornate.
Il programma completo del 53esimo Festival dei Popoli su festivaldeipopoli.org

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