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40 anni dopo il film di Ettore Scola, i Brutti e Cattivi sono di nuovo protagonisti al cinema

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Il film di Cosimo Gomez con Claudio Santamaria, Marco D'Amore e Sara Serraiocco, arriva al cinema il 19 ottobre

40 anni dopo il film di Ettore Scola, i Brutti e Cattivi sono di nuovo protagonisti al cinema

Dopo C'eravamo tanti amati, uno dei suoi film più famosi e apprezzati, Ettore Scola decise di esplorare la misera morale e materiale delle periferie più degradate della Capitale. E se già Nino Manfredi era il proletario di quel film, in Brutti, sporchi e cattivi divenne un povero vero: un abitante di una vera e propria baraccopoli. Non solo: come suggerisce il titolo del film, Giacinto, il personaggio di Manfredi, non era solo povero, ma anche di aspetto sgradevole, guercio, prepotente e dispotico. Il suo degrado morale andava quindi di pari passo con quello fisico, oltre che materiale.

"In questo notevole film, l'insistenza sui particolari fisici laidi e ripugnanti potrebbe addirittura far parlare di un nuovo estetismo in accordo coi tempi, che viene ad aggiungersi ai tanti già defunti: quello del «brutto», dello «sporco» e del «cattivo»," scriveva Alberto Moravia sull'Espresso.
E in un altra recensione, a firma del critico di La Nazione Sergio Frosali, si scriveva: "Perché così brutti sporchi e cattivi? Perché non possono acquistarsi una faccia bella pulita e rispettabile. Da dove prendono tanta amoralità? Dall'aria che respirano, dalla cronaca e dalla storia." E ancora, poco dopo: "La carenza di belle maniere di Giacinto lo inchioda all'esecrazione e al dileggio, ma la mancanza di ipocrisia, a differenza delle società abilmente mascherate, permette di comprenderlo, se non di amarlo, nel suo spietato mostrarsi per quella che è."

Sono passati quarant'anni, molte cose sono cambiate e molte altre sono rimaste le stesse, ma Il Papero, La Ballerina, Il Merda e Plissé, i protagonisti di Brutti e cattivi, possono forse essere considerati gli eredi diretti del Giacinto di Manfredi, i suoi figli, i suoi nipoti. Sono quattri freaks, brutti e cattivi, ma umani di fronte ai Brutti e Cattivi della società corrotta in cui viviamo e che troviamo concentrate nel degrado delle periferie delle grandi città italiane.

Brutti e cattivi (senza sporchi) è il primo lungometraggio di Cosimo Gomez, che l'ha sceneggiato assieme a Luca Infascelli. Il film, che sarà nei cinema dal 19 ottobre, racconta appunto di quattro disperati che decidono di fare una rapina e che dopo iniziano a lottare fra di loro per tenersi tutto il malloppo, ed è un film che - sotto questa trama - vuole raccontare molto di più. A spiegarci cosa, a raccontarci questi personaggi, lo stile del film e le sue influenze, ci sono gli stessi Gomez e Infascelli, che ci hanno inviato questa loro dichiarazione.

"Brutti e cattivi è un 'fumetto realista'. Sembra una contraddizione, ma pensiamo che in questo caso non lo sia. E’ un 'fumetto' perché i personaggi sono estremi e arditi come dei guerrieri di un mondo immaginario e compiono delle azioni con una spontaneità che va oltre il vero. Ed è “realista” non solo perché questi personaggi si muovono in un ambiente, quello della periferia romana, che è assolutamente riconoscibile, ma soprattutto perché le loro istanze sono decisamente concrete, reali: il Papero, la Ballerina, il Merda e Plissé hanno bisogno di soldi, hanno bisogno di rapinare quella banca, per realizzare i loro sogni e trovare un posto in questo mondo che spesso li rifiuta.



Il tema alla base del film è l’uguaglianza. Con il tono di una commedia e affidandoci al 'politicamente scorretto', abbiamo tentato di raccontare una banda composta da un uomo senza gambe, una donna senza braccia, un tossico e un nano, dando però a questi personaggi la possibilità di essere anche delle autentiche carogne, ladri, violenti, cinici e infami, così come possono essere tutti gli esseri umani.
Il fatto che abbiano delle disabilità non condiziona il loro agire, anzi li rende ancora più determinati, perché è più forte la loro voglia di rivalsa e, come sappiamo, non ci sono limiti alle possibilità di un essere umano quando è spinto da una forte motivazione.
I nostri personaggi sono Brutti e cattivi, ma noi crediamo che siano anche molto puri, proprio perché non indossano quella maschera che, nella nostra società, molte persone usano per apparire oneste e nascondere i propri lati oscuri. I nostri personaggi invece sono quello che sono, il loro aspetto li costringe in una sorta di trincea dalla quale hanno dovuto da sempre sfidare la vita. A volte anche a cazzotti.
Questo film ha due reference fondamentali. Per quanto riguarda il tema è senz’altro la commedia all’italiana: registi come Scola, Monicelli o Risi sono stati per noi un esempio per il modo in cui sono riusciti ad indagare in situazioni drammatiche con un occhio cinico e scorretto e dunque sempre divertente. Per quanto riguarda invece lo stile e il ritmo che, in sceneggiatura, abbiamo voluto imprimere al racconto, molto veloce in alcuni momenti ed affidandoci ad alcune 'scene madri' in altri, va citato sicuramente il cinema americano e inglese degli anni ’90, soprattutto Tarantino, Rodriguez, Guy Ritchie, e i fratelli Coen."



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