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10 ragazze per me: le attrici che hanno reso indimenticabili i film di Carlo Verdone

In occasione dell'uscita di Sotto una buona stella, ripercorriamo la carriera del regista alla ricerca delle sue muse più importanti.


Nonostante gli spassosi duetti al maschile che hanno punteggiato i suoi film e che lo hanno visto passarsi la palla ora con Christian De Sica, ora con Sergio Castellitto, ora con Marco Giallini, Carlo Verdone ha sempre fatto un cinema popolato di donne.
Da semplici spalle dei vari Enzo, Mimmo, Rolando Ferrazza, Leo, eccetera, i personaggi femminili hanno conquistato via via sempre maggiore importanza per l'attore e regista, fino a diventare delle co-protagoniste.
Spesso egocentriche, di frequente determinate e a volte tormentate e completamente confuse, queste creature, e insieme a loro le attrici scelte per interpretarle,  hanno sempre rappresentato per Verdone un mistero da contemplare e da celebrare, magari alla maniera di Godard, Truffaut e Antonioni.

Sono passati più di 30 anni da quando il nostro amico Carlo, aiutato dagli ultimi fuochi del Femminismo, ci ha regalato i suoi primi indimenticabili personaggi femminili, in un lungo viaggio che va dalla Fiorenza di Isabella De Bernardi alla Luisa Tombolini di Paola Cortellesi.
In occasione dell'uscita in sala di Sotto una buona stella,  24° film di Verdone, abbiamo deciso di ripercorrerlo questo cammino, raccontandovi qualcosa delle 10 muse più importanti di un artista a cui siamo particolarmente affezionati.

Isabella De Bernardi

“Mi' padre 'na vorta c'ha provato, sta ancora a piagne p'ii carci che c'ha pijato”.
A pronunciare questa battuta che ogni verdoniano conosce a memoria è il personaggio di Fiorenza, fidanzata dell'hippy ex ragazzo di buona famiglia Ruggero, protagonista di uno degli episodi di Un sacco bello.
Il ruolo fu affidato dal regista, allora esordiente, a Isabella de Bernardi, figlia diciassettenne dello sceneggiatore Piero De Bernardi che era già stata diretta da Mario Monicelli ne Il marchese del Grillo.
Dell'esperienza con Carlo Verdone, l'attrice ricorda ancora oggi l'altissimo numero di gomme masticate, la difficoltà di trattenere le risate di fronte al regista e al grandissimo Mario Brega e una serata in discoteca di qualche tempo dopo durante la quale un ragazzo la pregò di dirle “A stronzo, punto esclamativo!” proprio come aveva fatto nel film.

 

Elena Fabrizi

La prima volta che Carlo Verdone ebbe un assaggio del temperamento vivace e della saggezza popolare della Sora Lella fu, quando, alla fine degli anni '70, la sentì impartire consigli agli ascoltatori di una delle tante radio libere allora in voga: Elena Fabrizi consolava donne appena tradite e mamme di figli scapestrati.
Il primo incontro avvenne nel 1980 presso un bar di Via dei Pettinari, a Roma, dove la Sora Lella, ogni giorno alle 12:00 in punto, prendeva un crodino:
"Voi siete la Sora Lella?"
"Sì, e voi chi siete?"
"Sono Carlo Verdone, e vi voglio proporre un provino serio per il mio film, vi va?"
"Me cojoni, certo che me va".
Nonostante la pressione alta della Sora Lella, la lavorazione di Bianco, Rosso e Verdone andò benissimo, tanto che nel 1983 il regista e l'attrice tornarono a collaborare per Acqua e sapone, per poi ritrovarsi, diretti da Luca Verdone, in 7 chili in 7 giorni.

 

Irina Sanpiter

Che fine ha fatto Magda?  - si domanderà qualcuno.
E chi era Magda? Come sarebbe... chi era Magda?! La moglie piemontese di Furio che in uno degli episodi di Bianco, Rosso e Verdone prima ripeteva, alzando gli occhi al cielo, “Non ce la faccio più'!” e poi fuggiva con l'automobilista rampante Angelo Infanti.
Bene, Magda, o meglio l'attrice russa Irina Sanpiter è stata costretta ad allontanarsi dalle scene a causa di una brutta malattia con cui ancora combatte.
E' molto difficile quindi riuscire a intervistarla, ma a chi l'ha incontrata ha raccontato come fu scelta per il secondo film di Carlo Verdone.
All'epoca si trovava a Roma dove era andata a trovare lo zio sceneggiatore. Mandò due fotografie a chi si occupava del casting del film e fu scartata. Quando andò a  Cinecittà per riprenderle incontrò Sergio Leone che si lamentava perché nessuno aveva trovato un'attrice adatta a interpretare Magda. Vide Irina e disse: “Ti va di provare? Il tuo turno è fra 15 minuti!”. 

 

Eleonora Giorgi

Il personaggio di Nadia Vandelli resta uno dei migliori ruoli di Eleonora Giorgi, che in Borotalco fa la parte di una collega dell'imbranato venditore porta a porta Sergio Benvenuti.
Borotalco è il primo film non a episodi di Carlo Verdone,  che approfondisce i personaggi allontanandoli dalla macchietta e che si assesta su una formula che unisce la commedia di costume al filone sentimentale.
Eleonora Giorgi, allora moglie di Angelo Rizzoli, veniva da una serie di film sexy, che ne rimandavano un'immagine ingiustamente artefatta.
Conoscendola, Verdone rimase colpito dalla sua energia e dalla gioia espressa dal suo viso.
“Nel film Eleonora ha interpretato se stessa” - dirà più tardi - “nella sua spontaneità, nel suo sorriso e nella sua simpatica invadenza”. Il film fu un successo incredibile e a Eleonora Giorgi andarono il David di Donatello, il Premio Rizzoli e il Premio per la Migliore Attrice al Festival di Montreal.

 

Ornella Muti

Nel 1987 Verdone dirige Io e mia sorella, nel quale non è né una macchietta né un personaggio con una doppia identità, ma un un uomo comune, che peraltro si chiama Carlo come lui.
Il regista si avvicina inoltre a un registro più malinconico e sembra quasi mettersi in secondo piano per lasciare spazio a uno dei suoi personaggi femminili più forti: Silvia Piergentili, che ha lo stesso nome di sua sorella.
L'esperienza con Ornella Muti, ripetuta in Stasera a casa di Alice, si rivela entusiasmante e gratificante: “Trasformare la Muti da donna del desiderio a sorella senza trucco ed incasinata nei suoi problemi fu per me un’enorme soddisfazione” - racconta Carlo in una delle pagine di curiosità del suo sito.

 

Margherita Buy

Carlo Verdone incontra Margherita Buy al suo undicesimo film, quel Maledetto il giorno che t'ho incontrato che è la summa di tutte le sue più grandi passioni e ossessioni, da Jimi Hendrix all'ipocondria.
La cosa curiosa è che fra i cinque David di Donatello vinti dal film, non c'è quello per la migliore attrice protagonista.
Nei panni della nevrotica Camilla detta Billa, la Buy invece è perfetta, soprattutto nella scena in cui spacca la preziosa e mitica chitarra elettrica di Verdone/Bernardo.
Carlo Verdone definisce la sua compagna di lavoro, che si consola con il Globo d'Oro: “La più europea fra le attrici italiane” e quando, undici anni dopo, mescola follie, manie e psicopatologie in Ma che colpa abbiamo noi? la include nel numeroso cast, trasformandola in una collezionista compulsiva di scarpe.

 

Asia Argento

Quando accetta di interpretare la paraplegica Arianna di Perdiamoci di vista, Asia Argento ha soltanto 19 anni, ma  vanta già un discreto curriculum che comprende una parte in Palombella Rossa di Nanni Moretti e un ruolo da protagonista ne Le amiche del cuore di Michele Placido.
Il modo in cui la giovane attrice affronta l'handicap del personaggio che Verdone le mette a disposizione è davvero degno di nota: proprio come un attore del Metodo, Asia decide di vivere come il suo personaggio e comincia ad andare in giro su una sedia a rotelle per sondare le reazioni della gente. E' poco più di uno scricciolo nel film, ma ciò non toglie che, prendendola in braccio per la scena finale, Carlo Verdone avverta un dolore molto acuto: è l'ernia del disco!

 

Claudia Gerini

Per Carlo Verdone Claudia Gerini è una sorella-gemella artistica, la donna che più di ogni altra ha un senso dell'umorismo più simile al suo nonché l'unica l'attrice con cui riesce a improvvisare senza copione.
La prima collaborazione risale a Viaggi di nozze, in cui Claudia è la coatta Jessica. Seguono Sono pazzo di Iris Blond e, diversi anni dopo, Grande, grosso e Verdone, nel quale la Gerini è una Jessica riveduta e corretta di nome Enza Sessa.
Ai tempi di Viaggi di nozze, Claudia Gerini ha 24 anni e Verdone teme sia troppo giovane per il ruolo, ma con l'aiuto del trucco e grazie alla grande capacità dell'attrice di assorbire ogni suggerimento, la scelta si rivela invece vincente.
Meno fortunato è il film della seconda collaborazione, che però ha un buon numero di estimatori, fra cui chi scrive.

 

Laura Chiatti

“Un ciclone di entusiasmo, solarità, sincerità e professionalità estrema. Ha il più bel primo piano del cinema italiano. Sempre auto ironica e molto spiritosa, mi ha regalato la sua migliore performance”.
Queste belle parole Carlo Verdone le riserva per Laura Chiatti, che nel 2010 è stata la protagonista di Io, loro e Lara. In tutta risposta, promuovendo il film nel quale è un personaggio pirandelliano che cambia quasi in ogni scena e getta scompiglio in una famiglia un po' disfunzionale, lei ha dichiarato: “Carlo è un uomo intelligente ed elegante che sa valorizzare l'attrice e la donna”.
Non sempre sfruttata al meglio dai registi con cui ha lavorato, fra i quali fa eccezione Paolo Sorrentino, la Chiatti ha saputo reggere nel film anche un lungo monologo drammatico nella scena di un funerale.
Se dovessimo paragonarla alle colleghe del giovane Carlo Verdone, sceglieremmo forse la Giorgi, con cui condivide la grande solarità.

 

Micaela Ramazzotti

Il personaggio femminile che Micaela Ramazzotti interpreta nel penultimo film di Carlo Verdone Posti in piedi in paradiso appare lontana dalle donne inafferrabili che mettevano KO tanti suoi protagonisti maschili.
Anzi, possiamo dire che la sua goffa cardiologa con il cuore spezzato prende certamente in prestito qualcosa dagli uomini dei film del regista, tanto che possiamo considerarla quasi una sorta di suo alter-ego, un po' come succede ai personaggi femminili delle commedie di Woody Allen.
In realtà Carlo e Micaela si conoscono dai tempi di Zora la vampira, commedia horror dei Manetti Bros. di cui lui è produttore e lei protagonista. Ritrovandola 12 anni dopo, il regista resta ammirato dai suoi tempi comici, che sembrano appartenerle da sempre e che la rendono una delle poche attrici italiane capaci di dominare sia il dramma che i film da ridere.

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