Interviste Cinema

Zack Snyder - intervista al regista de Il regno di Ga'hoole

Abbiamo incontrato Zack Snyder, uno dei nostri registi preferiti, in Italia per la presentazione del suo – a questo punto – penultimo film, Il regno di Ga’hoole.

Zack Snyder - intervista al regista de Il regno di Ga'hoole

Zack Snyder. Un esteta a Hollywood

Abbiamo incontrato Zack Snyder, uno dei nostri registi preferiti, in Italia per la presentazione del suo – a questo punto – penultimo film, Il regno di Ga’hoole - La leggenda dei guardiani, che condensa in un’ora e mezzo altamente spettacolare i primi 3 libri di una saga di romanzi per ragazzi scritta da Kathryn Lasky. Fresco dell’investitura come regista del reboot di Superman e impegnato nella post-produzione di Sucker Punch (un film che sarà, ci assicura, “davvero strano”), Snyder ci ha parlato con passione del suo lavoro e perfino del suo futuro e attesissimo impegno con il supereroe più celebre del mondo.

Iniziamo però da questa sua prima incursione nel mondo dell’animazione digitale in 3D, chiedendogli cosa l’abbia spinto a cimentarsi in quest’impresa. "In realtà ho deciso di fare questo film subito dopo 300, quindi ci sono voluti circa 3 anni e mezzo per realizzarlo. In genere la gente pensa che la cronologia sia questa: prima L'alba dei morti viventi, poi 300, Watchmen, Sucker Punch e infine questo, e invece l’ordine è diverso. Se pensi che questo viene dopo 300, che è stato un vero e proprio esercizio sulla violenza e su questa storica battaglia, troverai che è una specie di sua strana controparte. Con una morale più semplice di quella di 300, che secondo me è più complessa. Credo sia questo ad avermi eccitato. Col mondo di Kathryn, descritto nei libri, ho pensato con la mia squadra di animatori di poter fare qualcosa di visualmente spettacolare, perché mi piace questo tipo di estetica elevata e trovo che i ragazzi abbiano anche troppi cartoni che li bombardano di immagini… Non voglio dire che questo film è serio in senso deprimente, ma lo abbiamo trattato seriamente, perché volevamo che fosse incredibilmente reale. Il nostro intento era creare una realtà stilizzata ma esteticamente elevata. Credo che quando i ragazzi vedono il film, partecipino a un’esperienza esteticamente evoluta, a un livello che non è quello del solito cartoon con immagini usa e getta. Abbiamo davvero faticato su ogni singolo dettaglio per essere sicuri di riuscirci. In effetti la cura dell’immagine e l’attenzione alla spettacolarità che si vede nel film è tale che, pochi minuti dopo l’inizio della visione, ci dimentichiamo che stiamo guardando una storia interpretata da gufi: “E’ divertente questo fatto, magari dopo un quarto d’ora che vedi il film ti dici “già, sono dei gufi”, e poi dimentichi quella parte, che era quello che speravo di ottenere. Persino il fatto che i personaggi volano diventa una seconda natura del modo in cui viaggiano: sai che possono volare e quindi è così che si spostano da una parte all'altra del loro mondo. Da principio avevo fatto dei test d'animazione e mi sono convinto subito che questa era la strada da seguire: “okay, si tratta di gufi che parleranno, hanno la loro cultura, una società, una loro versione della tecnologia, la loro versione della vita... tutto è fatto dai gufi”. Non ci sono persone nel film, è svuotato dagli umani. L'abbiamo fatto di proposito perché non volevo che il pubblico vedendo un attore vicino a un gufo si chiedesse quali fossero i loro rapporti e come i gufi si relazionassero con gli esseri umani. La loro relazione con l'umanità è che loro sono l'umanità nel film. E siamo partiti da qui per renderli coinvolgenti per il pubblico e conferire loro un certo realismo."

A questo proposito chiediamo a Snyder come si sia trovato a lavorare senza attori, e come sia riuscito a conferire tanto realismo a una storia fantasy per di più interamente digitale, e la risposta è illuminante: "Stranamente, per quel che riguarda la parte umana del procedimento, sono rimasto soddisfatto del mio rapporto con gli attori: il fatto che fossero in uno studio a incidere le loro voci, che io potessi interagire con persone che hanno messo passione ed espressività nei personaggi, mi ha consentito di avere una relazione diretta con loro. D'altro canto però bisogna stare attenti, perché l’animazione digitale ti consente questa incredibile libertà di creare immagini. Credo che la sfida maggiore che ho dovuto affrontare in questo caso sia stata fare in modo che il film sembrasse visto da una prospettiva umana e non da quella di un computer, come se le riprese fossero fatte da esseri umani o magari anche da qualche creatura: chi lo sa chi c'era dietro la cinepresa? Io immagino che ci fosse una persona, ma se voi volete pensare che c’era un gufo va bene lo stesso. Ad esempio se avevo una ripresa col gufo che volava tallonato dalla cinepresa, e a un tratto il gufo si tuffava in picchiata, il computer va dritto in verticale, può seguirlo senza esitazioni. Ma io mi sono detto: “non è realistico, perché se fossi io a operare la cinepresa e a un certo punto il gufo scendesse in picchiata, ci vorrebbe qualche secondo perché si riuscisse a seguirlo. Quindi abbiamo inserito in tutto il film molti di questi piccoli tocchi organici per dare l’impressione che la cinepresa fosse davvero presente - in una scena ventosa ad esempio l’immagine si muove come se la cinepresa fosse scossa dal vento - perché volevo ottenere la sensazione che il film fosse davvero fotografato."

Coprodotto dalla Village Roadshow australiana, il film è stato ambientato proprio down under. "In parte è stato per questo motivo, e la Tasmania ha un grosso ruolo nel film. In Australia ci sono dei paesaggi talmente esotici e unici nel loro genere che erano perfetti per la storia. Noi li abbiamo ulteriormente arricchiti e resi ancora più strani. La maggior parte della troupe, tra cui il mio scenografo e il mio direttore di produzione, era australiana. Quindi ho chiesto loro di portarmi fotografie di oceani, spiagge, scogliere, e a quel punto quando abbiamo scelto i paesaggi e abbiamo avuto bisogno di un “guardiano della Porta” mi hanno mostrato le foto di alcuni animali e io ho gridato “Echidna!”."

Concludiamo il nostro interessante incontro con Zack Snyder, con una domanda doverosa: dai supereroi alternativi di Alan Moore in Watchmen a una grossa icona culturale mainstream come Superman, sembra davvero un passo da gigante. "L’esperienza di Watchmen influenzerà in qualche modo la tua visione del personaggio? "La cosa interessante della relazione tra Superman e Watchmen, per quel che mi riguarda, è che adesso ho esperienza e comprensione della mitologia dei supereroi, e ho capito quanto sia unica e profonda la visione che ne ha Alan. Quello che spero e voglio fare con Superman è rispettarne la mitologia – rispetto che come fan del personaggio ho in ogni caso - e al tempo stesso fare un tentativo per trovare la sua attinenza col mondo moderno, con la realtà attuale. Questa credo sia la vera sfida del film, anche se naturalmente è ancora presto e stiamo appena iniziando a rifletterci."

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo