Interviste Cinema

Wolf Call, il rischio nucleare in un film d’azione all’europea

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Il regista Antonin Baudry ci racconta il suo film ambientato in un sottomarino nucleare

Wolf Call, il rischio nucleare in un film d’azione all’europea

Un film d’azione europeo, ambientato per di più nel mondo dei sottomarini nucleari, è sicuramente molto raro. Ma il francese Antonin Baudry, passato al cinema dopo aver fatto per quindici anni il diplomatico, ha riunito in Wolf Call (Le chant du loup in originale) un cast di primo livello per raccontare una storia appassionante e claustrofobia, nel mezzo di una crisi geopolitica mondiale.

Non manca la star transalpina Omar Sy; insieme a lui Mathieu Kassovitz, Reda Kateb, la tedesca Paula Beer (Frantz), e un sorprendete François Civil nei panni di un giovane che ha il raro dono di riconoscere ogni suono che sente. A bordo di un sottomarino nucleare francese ogni cosa dipende da lui, “l’orecchio d’oro”.

Abbiamo incontrato il regista a Roma, nel corso dei Rendez-Vous del cinema francese.

Il protagonista è il suono, come ha costruito quest’approccio sensoriale molto strutturato che invade noi spettatori?

Dall’inizio volevo fare un film sul suono, facendo vivere agli spettatori una vera esperienza sonora, uno spettacolo cinematografico completo, per far vivere la stessa emozione che ho vissuto io imbarcandomi per mesi nei sottomarini nucleari. C’è voluto un lavoro molto minuzioso sul suono, che ho fatto allo Skywalker Ranch di George Lucas con i migliori del mondo, come Randy Thom, che ha fatto Apocalypse Now e Star Wars. È stato straordinario costruire insieme questa immersione sonora. Amo il cinema francese, ma spesso trovo imbarazzante il suono. Ho voluto in questo film uno spazio molto vivo in cui ci fossero costantemente dei legami fra i dialoghi, i suoni e la musica.

Cosa le faceva più paura, dal punto di vista produttivo o tecnico?

Niente, ero talmente incosciente delle difficoltà in cui mi stavo cacciando. Quando ho concepito la storia volevo solo fare delle scene che avrei voluto vedere come spettatore. Da adolescente, con mio padre vedevamo un sacco di film d’avventura e d’azione, di ogni paese. Volevo fare un film che avrei potuto vedere insieme con mio padre, senza preoccuparmi delle complicazioni, poi ho incontrato Jerome Seydoux di Pathé, che è stato intrigato dal progetto. A quel punto mi sono detto, cavolo, in quale guaio mi sono cacciato. È là che le difficoltà sono iniziate, ma ho avuto una troupe esperta e appassionata che ha risolto tutti i problemi, uno dopo l’altro. Sicuramente è un progetto atipico in Francia e in Europa, e credo sia un peccato non farli solo perché li fanno negli Stati Uniti. La fantascienza o il cinema d’azione sono nati in Europa, ma oggi non ne facciamo quasi più.

È però un film che si allontana dai canoni del cinema americano d’azione.

La differenza sostanziale è il realismo. Tutto quello che succede nel film potrebbe essere realmente accaduto. Per questo la preparazione è stata accurata e la scrittura elaborata stando all’interno dei sottomarini, o parlando con i vertici militari dei meccanismi legati alla dissuasione nucleare. Non ci sono un cattivo e un buono, che alla fine salva tutti e uccide il cattivo. Discutendo con i sottomarinisti mi sono persuaso di come una delle loro debolezze fosse la mancanza di armi antiaeree e il loro peggior nemico potesse essere un elicottero che, una volta individuati, non li abbandonasse più. Ho voluto fare una tragedia greca, ma che si svolge nel mondo di oggi in una realtà come quella dei sottomarini, che permette un’unità di azione, di tempo, e luogo molto forte e allo stesso tempo simbolizza il problema di oggi: la capacità dell’uomo di distruggersi da solo. Che sia attraverso le armi nucleari o il clima.

Un mondo totalmente maschile.

Nell’ottica del realismo ho raccontato quello che ho visto. Durante i miei sopraluoghi, nel 2017, non c’era nessuna donna imbarcata. Ora so che iniziano ad essercene. Mi hanno chiesto di inserirle, immagino per ragioni di politicamente corretto, ma il mio metodo è sempre stato la ricerca del maggiore realismo possibile. Quello che ho osservato nei sottomarini è come siano un vero microcosmo della società francese e mi ha colpito molto come le cose che ci separano in superficie, come la classe sociale, la religione, le convinzioni politiche, nei sottomarini non esistono. Conta solo la competenza, insieme alla solidarietà e al coraggio. È raro vedere un mondo che funziona così, oltretutto totalmente al di là dei rapporti legati al denaro, che non ha alcun valore. Altra cosa che mi ha stupito, è vedere l'elemento umano, in questo caso l’udito, avere un valore superiore a quello delle macchine. Basti pensare al protagonista del mio film, l’orecchio d’oro, un vero talento dall’udito fino a cui sono demandate le scelte più importanti nelle profondità sottomarine.

Wolf Call uscirà nelle nostre sale il prossimo 27 giugno, distribuito da Adler Entertainment.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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