Interviste Cinema

Wall Street 2 – intervista a Oliver Stone

E' molto stanco, Oliver Stone, impegnato in un serrato tour europeo per la promozione di Wall Street. Il denaro non dorme mai, rivisitazione 23 anni dopo dei luoghi e dei temi di un film che come pochi ha saputo rappresentare l'era dello yuppismo e della reaganomics.

Wall Street 2 – intervista a Oliver Stone

Wall Street: il denaro non dorme mai - intervista a Oliver Stone


E' molto stanco, Oliver Stone, impegnato in un serrato tour europeo per la promozione di Wall Street: Il denaro non dorme mai, rivisitazione 23 anni dopo dei luoghi e dei temi di un film che come pochi ha saputo rappresentare l'era dello yuppismo e della reaganomics. Eppure è sorridente, cordiale, generoso di risposte articolate e manifestamente affezionato a questa sua creatura. Newyorkese, figlio di un broker, ha pensato che questo fosse proprio il momento giusto per raccontare una storia che parla di avidità e speculazioni ma anche di sentimenti.
Ma se qualcuno vuol dargli del buonista, ecco come ci risponde a una domanda in merito al presunto "ammorbidimento" di Gordon Gekko, l'avido squalo della finanza interpretato da Michael Douglas: "La vita ha molte più sfumature del bianco e del nero. Gekko è indubbiamente un villain, esce di prigione e si rende conto di non avere più una famiglia. Sua figlia - Carey Mulligan - non gli parla più, non ha nessuno. Hai ragione, è uno squalo, costruisce fortune, e ironicamente compra sempre contro il mercato, quando il mercato crolla lui acquista, va sempre controtendenza ed è un vincente. Ma è anche un perdente per quel che riguarda la sua famiglia. Non credo che sia più malleabile, credo questo aspetto faccia parte della vita quando si invecchia, e del resto lui è anche un egomaniaco, per cui vuole un nipote ed è disposto a trattare con sua figlia pur di far parte del quadro. E' una mossa astuta da parte di Gekko. Quindi può essere ancora un bastardo!".
Stone aggiunge poi un commento ammirato alla performance di Michael Douglas: "Pensa al sorriso di Michael Douglas, che sarà per sempre associato a Gekko. Lui diventa letteralmente il personaggio, è molto raro che un attore e un ruolo siano così connessi. Quando vedi sorridere Michael, sai che hai ottenuto proprio questo".
Gli chiediamo, a lui che sembra avere sempre il polso di una realtà così complessa da sfuggire al comune mortale, se l'unica costante delle nostre vite sia appunto questo denaro che non dorme mai e fa girare il mondo, e se crede che il capitalismo moderno e il libero mercato non abbiano più alcun freno. "Non credo. Quello che è successo nel 2008 credo sia stato un avvertimento, una specie di attacco cardiaco del capitalismo, e credo che le cose non saranno mai più le stesse, e che adesso si trovi in ospedale in terapia intensiva. E' una strana posizione, c'è una strana incertezza nell'aria, alcuni direbbero che c'è una volatilità, una fragilità del sistema per cui puoi svegliarti domani e non sapere cosa succederà".
Nella sua esperienza dell'ambiente, Stone trova che i broker odierni, rispetto ai loro colleghi che maneggiavano spregiudicamente il denaro altrui negli anni Ottanta, siano "più astuti e più duri". E a smentire definitivamente le accuse di aver abbandonato il suo proverbiale cinismo, il regista commenta così l'apparente idealismo della nuova generazione, rappresentata nel film da Shia LaBeouf e Carey Mulligan, con l'attenzione per l'energia pulita e la controinformazione su internet: "Può essere vero, ma in fondo anche le persone più giovani hanno bisogno di soldi. L'energia pulita potrebbe anche diventare un modo per far soldi, se qualcuno trovasse la formula per sfruttarla, ma potrebbe essere ancora un'altra bolla, una nuova bolla (per capire il riferimento è necessario vedere il film, ndr). Il fatto che il personaggio di Carey Mulligan voglia usare internet come forma alternativa per dare notizie è positiva. Ma mi sembra che anche loro siano "grigi", stiano in quella zona intermedia tra bianco e nero di cui dicevo prima: lui la tradisce per denaro e inoltre mette in giro voci false su Josh Brolin. E' un film complicato, non è così semplice, ci sono molte sfumature". Forse quello che sta più a cuore al regista è proprio difendere la complessità e le molte nuances di un film che è stato accolto in modo controverso, e al quale è evidentemente molto legato. Prima di lasciarci, gli chiediamo del suo nuovo progetto, una serie di documentari per Showtime di cui è a dir poco entusiasta. Ci risponde sorridendo: "Si intitola The Untold History of the United States ed è molto interessante perché parla di qualcosa che sappiamo e abbiamo dimenticato, parte dal 1900 per arrivare al 2010 e copre la crescita degli Stati Uniti da repubblica a impero, come Roma, fino a diventare uno stato di Sicurezza Nazionale. A Roma siete circondati da mura costruite nel III sec. d.c, la stessa cosa in forma un po' diversa è successa in America. Io sono il coautore e il regista della serie, fatta con materiale originale scritto da me, e montato in forma documentaristica". A noi piace molto questo artista controverso e discusso che da 40 anni è impegnato a gettare luce, a modo suo, sugli aspetti meno chiari della storia americana e mondiale, e ci fa piacere sapere che non è ancora arrivata per lui l'ora del compromesso. E in fondo, alla sua età, perché non dovrebbe dare la giusta attenzione a quello che conta nella vita, come gli affetti e la famiglia?




  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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