"Volevo unire risata e commozione": incontro con il regista di Famiglia all’improvviso

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"Volevo unire risata e commozione": incontro con il regista di Famiglia all’improvviso

Omar Sy in versione padre non si era ancora visto al cinema. Il divo francese della commedia provvede alla mancanza in Famiglia all'improvviso, storia di un donnaiolo che si ritrova in braccio una figlia tanto adorabile quanto inattesa. Ne abbiamo parlato con il regista, Hugo Gélin.

"Leggendo la sceneggiatura ho adorato il rapporto fra questo padre e la figlia, unione di commedia e commozione. L’ho poi resa più moderna per adattarla a Omar Sy e al mio modo di intendere il cinema; un film universale funziona se alla base è molto personale, volevo farlo più sincero possibile. Possiamo creare della magia ogni giorno nella vita dei nostri figli se solo ci impegniamo, poi è bello mantenere il bambino che c’è dentro di noi. Scrivendo ho molto pensato a Il monello di Chaplin e La vita è bella di Benigni.

È il momento adatto, visto quello che viviamo in questi anni, di raccontare di un uomo che mantiene il suo spirito giocoso, nonostante la vita lo sottoponga a dure prove?

Lo credo fortemente. Oggi in Europa e nel mondo intero ci si allontana uno dall’altro, uno contro l’altro. Il cinema è fatto anche per dire che stare insieme è la risposta. Il film vuole dare un messaggio di speranza, come si evince dal titolo originale Demain tout commence (Domani tutto comincia). Si possono fare un sacco di fesserie, ma tutti siamo in grado di decidere che domani andrà meglio. I protagonisti del film non hanno niente a che fare uno con l’altro, ma diventano una famiglia. Il fatto che Omar è nero non è un tema del film, non se ne parla mai, poi la figlia è meticcia e la madre è bionda. Nessuno sembra al suo posto, ma alla fine tutti lo sono, insieme, in famiglia.

Un ruolo più maturo per la star Omar Sy.

È la prima volta che interpreta un padre, per lui è importante la famiglia visto che è papà di quattro figli. Gli ho subito detto che sarebbe stato un papà, non un papà nero. Come regista mi rende felice pensare che avrebbe potuto interpretarlo un qualunque altro attore francese. L’ho cercato come attore, non per le sue origini. È una star, è vero, ma non nella vita, dove è molto divertente e umile, ascolta molto gli altri, migliora a ogni film, come dice lui stesso. Quando si discute del film è interessanto tanto al suo personaggio quanto agli altri. Spesso gli attori comici vogliono essere quelli più divertenti, ma lui voleva a tutti i costi che lo fosse Antoine Bertrand, che interpreta il suo migliore amico gay Bernie.

Avete cercato una Londra poco turistica e poi l’appartamento dei due è il sogno di ogni geek.

Non conoscevo bene Londra prima, il che mi ha aiutato. È cinematograficamente magnifica da girare, cosa importante per noi francesi che tendiamo a usare degli appartamenti sempre uguali, haussmaniani. Londra invece è molto particolare, con gente del mondo intero, il che ha reso il film universale. Ho cercato l’est più moderno e meno conosciuto, il quartiere di Chadwick, molto cosmopolita, pieno d’artisti e graffiti sui muri.

Ha messo molta cura nel caratterizzare i personaggi secondari, il già citato Bernie su tutti.

Spesso nella commedia sono i ruoli più divertenti, perché il protagonista porta sulle spalle la storia e deve farla avanzare e non è sempre facile farlo facendo contemporaneamente ridere. Abbiamo cercato di rendere divertente Omar Sy per una parte del film, ma quando arriva irrompe Bernie (Antoine Bertrand) porta con se una specie di seconda ondata comica, perché è il suo unico ruolo nel film: far ridere. Poi era molto importante mostrare la grande complicità, il divertimento che si instaura fra Gloria e il padre.

Senza fare spoiler, non aveva paura di inserire elementi drammatici in un film comico? I produttori le hanno fatto problemi?

Assolutamente no. Era così fin dall’inizio, in fondo ne Il monello o La vita è bella il drammatico è presente in ogni momento, e nonostante questo si ride molto. Penso che le più grandi commedie della storia del cinema abbiano sempre un fondo drammatico, altrimenti le dimentichiamo. Adoro quando si ride molto e poi ci si commuove, perché non ce lo si aspetta. Nella vita non viviamo un giorno nel dramma e uno nella commedia, amo mescolare emozioni: si può ridere a un funerale come ricevere una telefonata che ci annuncia una notizia terribile mentre stiamo ballando a una festa.



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