Interviste Cinema

Volevo raccontare una storia d'amore davvero autentica - Paolo Virzì parla di Tutti i santi giorni

Il regista toscano ha presentato il suo film assieme ai suoi attori protagonisti e a Simone Lenzi, autore del romanzo su cui è basato e co-sceneggiatore del film

Volevo raccontare una storia d'amore davvero autentica - Paolo Virzì parla di Tutti i santi giorni

Ci sono Paolo Virzì, i protagonisti Luca Marinelli e Federica Victoria Caiozzo (in arte Thony) alla conferenza stampa di presentazione di Tutti i santi giorni. E c’è anche Simone Lenzi, cantante dei Virginiana Miller e autore del bel romanzo “La generazione”, di cui il decimo film del regista toscano è un liberissimo e per questo fedele adattamento.

“Il libro di Simone mi ha colpito per via del tema struggente trattato con uno sguardo ironico e raffinato,” racconta Virzì. “In più o percepito che dietro al dramma di una coppia che cerca di avere un bambino che non viene, c’era una straordinaria storia d’amore. M’interessano le persone più dei temi: in questo caso m’interessava raccontare, pur nella volgarità di questo mondo, una giovane coppia che vive una storia d’amore davvero autentica. Anche se non è facile parlare d’amore, evitare di cadere nelle melensaggini: ma qui avevamo la storia di Simone che ci aiutava.
Rispetto al libro abbiamo ovviamente cambiato molte cose, a partire dal personaggio di Antonia, inserendo nel film anche il suo punto di vista narrativo, che nel libro era invece assente.”

“Trovo che il motivo di soddisfazione più grande per me sia l’aver realizzato qualcosa che sia stato di stimolo per la creazione di un’altra storia,” gli risponde Simone Lenzi “Io ho scritto un romanzo di parola, che per fare un film era un po’ poco. Allora ci siamo aggrappati all’emotività che c’è dietro questa storia, siamo partiti da lì, e Paolo è stato capace di riportarla intatta nel suo bellissimo film.
Certo, nel romanzo, forse anche per via della storia, il personaggio della lei è sempre solo sfiorato, letto attraverso il racconto della vita in comune che fa lui, e qui lo abbiamo dovuto creare quasi dal nulla. Ma io comunque, in fase di sceneggiatura, ho seguito in particolare lo sviluppo del personaggio dei medici, che sono una mia perversione.”

Lontani dai tanti stereotipi del nostro cinema, Guido e Antonia, protagonisti di Tutti i santi giorni, sono personaggi di certo peculiari ma niente affatto straordinari. E a chi sollevava dubbi in questo senso, specie riguardo a un Guido coltissimo e mite latinista che lavora come portire di notte in un grande alberto, Virzì ha risposto sostenendo che “non è affatto vero che il personaggio di Guido non sia verosimile. Siamo oramai talmente abituati a percepire una realtà distorta, quella della fiction ma anche dei giornali, che abbiamo disimparato a percepire personaggi come questi non realitici. Nelle pagine di Simone ho percepito una grande verità umana, ed è anche la loro eccentricità un elemento di anomala verità. La verità vera è spesso più strana di quel che si tende a pensare.”

Dalla Livorno natìa sia di Virzì che di Lenzi, la storia de “La generazione” è stata in Tutti i santi giorni trasportata in una Roma popolare e sanguigna, coatta ma non priva di sfumature. “Può darsi che ci sia uno sguardo un po’ feroce su Roma,” ammette il regista. “Ma nel film ci sono tante Roma: quella del paesaggio tradizionale, turistico delle cupole che ricordano le mammelle di una donna, e quella del paesaggio più popolare e contemporaneo, del condominio di Acilia, che abbiamo cercato di raccontare con ironia ma anche con tenerezza. Io non credo che una città sia feroce, cattiva e basta: chiunque l’abbia conosciuta sa che Roma è complessa da raccontare, nelle sue tante sfumature, nella bellezza come nei suoi lati inquietanti.”

C’è stato poi - non mancano mai - chi perfino in un film come questo ha trovato che, rispetto a certi altri suoi film, Paolo Virzì sia stato troppo poco "impegnato socialmente".
La risposta del regista è stata chiara: “Io ho cominciato a fare il regista parlando di una coppia senza figli, raccontando una storia d’amore infelice. Quello che mi è sempre interessato è raccontare vicende umane: ho sempre cercato di evitare che trattando dei temi, questi diventassero il cuore del film, perché per me un film è racconto, è racconto di vita delle persone.
In Tutti i santi giorni sfioriamo tante questioni, anche importanti, che però abbiamo deciso di tenere sullo sfondo: dalla medicina contemporanea nelle sue varie declinazioni, alla procreazione assistita, al fatto che i giovani talenti di casa nostra vanno spesso sprecati. Soprattutto riguardo quest’ultima questione, abbiamo deciso di raccontarla per il dato di fatto che è, senza bisogno di ricamarci ulteriormente sopra. Da spettatore, negli ultimi anni, mi sono appassionato molto a film che si basano proprio sulla semplicità del racconto: per esempio Another Year di Mike Leigh.
Nel gelo della società italiana ho voluto raccontare questi personaggi qui. E poi, forse in maniera un po’ egoistica, ho scelto secondo i miei comodi: ho scelto di passare due anni della mia vita, i due anni della lavorazione di un film, assieme a persone che mi piacessero. E Antonia e Guido mi piacciono molto.”

Qui sotto il video con le nostre interviste:

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