Interviste Cinema

“Volevo fare un film sull’identità fra politico e personale” - Paul Weitz ci parla di Grandma

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Un piccolo film molto amato al Sundance grazie a una splendida Lily Tomlin.

“Volevo fare un film sull’identità fra politico e personale” - Paul Weitz ci parla di Grandma

Paul Weitz prosegue la sua carriera all’insegna della diversificazione. Il regista di American Pie e About a Boy presenta oggi nella sezione Alice nella città della Festa di Roma il suo Grandma. Come suggerisce il titolo è la storia di una nonna, la brava Lily Tomlin, che aiuta la giovane nipote a trovare i soldi per abortire. Il rapporto fra le due è segnato dalla comune paura nei confronti della donna in carriera che è figlia dell’una e madre dell’altra. La vita della nonna, accademica di studi femminili, però, è sempre stata dura, come il suo carattere litigioso di lesbica compagna per quasi quarant’anni di una pacifica partner morta da solo una anno e mezzo.

Un film sul rapporto fra politico e personale, l’ha definito Weitz incontrando la stampa. “Lily rappresenta la prima generazione che ha lottato e ottenuto dei progressi sociali e un potere femminile di cui gode anche la figlia, che per reazione ha fatto una scelta molto diversa, diventando una donna d’affari cinica e spietata. Trovo che i cambiamenti generazionali siano come le maree, vanno e passano di moda con facilità. La domanda che mi pongo è se la nipote sarà sconfitta dalle circostanze, dalla madre poco presente e meno ancora empatica. Sicuramente la nonna l’aiuta in questo”.

Realizzato con meno di 600 mila dollari, ha incassato negli Stati Uniti oltre dieci volte tanto. Passato per il Sundance Film Festival prima della Festa di Roma, la critica l’ha molto apprezzato. In particolare Lily Tomlin, performer e comica cresciuta nei teatri Off Broadway degli anni ’60, ha spinto in molti a inserirla fra le possibili nominate ai prossimi Oscar. “Non le ho detto che stavo scrivendo il ruolo per lei, altrimenti me lo avrebbe impedito. C’è molto della sua biografia e per la prima volta si è esposta così in un film. Mi colpì, come credo in molti, la sua straordinaria performance in Nashville di Robert Altman”.

Orientamento sessuale, famiglie gender fluid - come è moda di dire oggi - aborto. Sono tanti i temi sociali affrontati da Weitz. “L’orientamento sessuale non dice niente sull’umanità di una persona. La cosa più politica del mio film credo sia dare per assodate certe dinamiche, senza stare a soffermarsi troppo sul fatto che lei sia gay o abbia cresciuto una figlia con due madri. Credo sia un mito il fatto che bisogna scrivere quello che si conosce. Uno sceneggiatore scrive guidato dall’empatia; io incontro gli attori e se mi dicono cose interessanti riscrivo i loro personaggi. Lily qui è piena di difetti, è quello che mi piaceva in lei; il rischio per un regista è che ritragga un personaggio in maniera non umana, proprio perché gli è così vicino da volerlo perfetto. Lei litiga con tutti, ha dovuto lottare per sopravvivere e lo fa ormai per la nipote, per farle capire come crescere. È un film soprattutto sull’identità, sul modo in cui ci identifichiamo e rompiamo gli stereotipi. È uno dei film di cui sono più orgoglioso, eppure non ha niente a che vedere con me”.

La regia in Grandma è molto discreta, con la camera che segue, senza essere invasiva, le dinamiche dei personaggi. “Sapevo bene che il film avrebbe funzionato se non avessi messo distanza, ma creato intimidità con il pubblico”, aggiunge Paul Weitz. “Non volevo imporre la mano del regista. Al decimo film una cosa l’ho imparata: non devo fare altro che cercare la maggiore semplicità possibile”.

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