"Volevamo trasformare in carne la carta degli atti processuali": Alessandro Borghi e il cast raccontano Sulla mia pelle

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"Volevamo trasformare in carne la carta degli atti processuali": Alessandro Borghi e il cast raccontano Sulla mia pelle

Era presente anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, alla conferenza stampa di presentazione, in apertura della sezione Orizzonti del Festival di Venezia, di Sulla mia pelle, duro racconto dei sette giorni trascorsi dall’arresto del giovane piccolo spacciatore della periferia romana Stefano Cucchi alla sua morte in un ospedale carcerario, dopo essere stato barbaramente picchiato da quelle forze dell’ordine che avrebbero dovuto tutelarne la salute, oltre a sottoporlo a indagine giudiziaria.

Una storia inquietante, una delle pagine più indegne della vicenda sociale del nostro paese dopo i fatti di Genova 2001, che Alessio Cremonini ha raccontato in una sceneggiatura da lui scritta a quattro mani con Lisa Nur Sultan. Sulla mia pelle arriverà nelle sale il 12 settembre e in contemporanea sulla piattaforma di Netflix in 190 paesi.

“La prima reazione è stata di sana paura”, ha dichiarato il protagonista Alessandro Borghi, che ha dovuto dimagrire 18kg per il ruolo. “Una grandissima responsabilità raccontare una ferita ancora molto aperta per il nostro paese, era molto complicato trovare la giusta misura. Ero coinvolto emotivamente da tanti anni. Ho capito quale occasione fosse usare il cinema per raccontare una storia che necessitava di rigore. Mi ha fatto innamorare una sceneggiatura seria e corretta nello scandire gli eventi di quei giorni.”

Un lavoro fisico notevole quello dell’attore romano, svolto insieme a una nutrizionista che ha tenuto a ringraziare. “Mi ha fatto anche da psicologa, visto che ero intrattabile. Un lavoro di poco meno di tre mesi, per il quale ho anche sfruttato il film molto dinamico di Matteo Rovere, in cui ho girato per due mesi in un bosco. Una situazione in cui non puoi che stare a dieta e allenarti. Poi, dopo aver perso 9 chili ne ho perso altri 5, fino a diventare ancora più antipatico: non sapevo fosse possibile. Retrospettivamente è stata la mia più grande fortuna, perché mi ha costretto ad avere a che fare con me stesso. Non avevo più vita sociale, mangiavo 40 grammi di lenticchie rosse decorticate e andavo a dormire di corsa, col terrore che mi venisse fame. Poi girando c’è stata la botta finale: le ultime due settimane sono arrivato a pesare 62 kg e mezzo, perdendo un totale di 18 kg. Il valore aggiunto è stato essere seguito da una persona intelligente e paziente.”

Il regista, Alessio Cremonini, ha spiegato il punto di partenza della stesura della sceneggiatura: “Abbiamo studiato 10 mila pagine di verbali, non solo lette, con umiltà e direi senso francescano, per capire senza pregiudizi cosa fosse successo, soprattutto a Stefano. È difficile cercarlo in uno spazio freddo come un verbale: volevamo trasformare in carne la carta degli atti processuali. In questo, vedere agire il cinema è magico. Ci si tende a dimenticare che le vittime non esistono più, non possono rispondere. I film però non sono un'aula di giustizia, sono i giudici a dover ancora giudicare, per questo nel film si chiude una porta: sono i magistrati a doverci dire cosa è accaduto là dentro, in sette giorni in cui Stefano Cucchi è dimagrito quasi sette chili, giorni infernali”.

Sull’accenno a una trovata fede e spiritualità, Borghi ha dichiarato: "Tutto quanto viene raccontato è tratto da cose dette da testimoni o persone che lo conoscevano. La fede racconta quella che stava per diventare una nuova fase, cercava di cambiare qualcosa faticosamente come succede a chi fa degli errori. La mia idea è che, vista la difficoltà di chiedere scusa alla famiglia, a cui aveva già fatto passare molto, la spiritualità rappresentasse per lui un rifugio. Per me è stato uno degli elementi per raccontare i giorni di prigionia di chi ha deciso a cambiare, ma continua a sbagliare, cosa che succede spesso. Non ci siamo curati di cosa ci fosse al di fuori, del pensiero delle persone o dei rischi, abbiamo cercato di fornire a tutti gli strumenti per elaborare un proprio pensiero, o quantomeno rifletterci. Farlo più cattivo sarebbe servito a poco, avrebbe dato solo forza agli haters. Abbiamo trovato una dimensione meravigliosa per raccontare una storia vera e rigorosa senza rischiare di guardarcela noi tre in salone.”

Infine la parola a una Jasmine Trinca particolarmente emozionata, che ha interpretato Ilaria, la sorella di Stefano. “Già è un problema interpretare una persona con un vissuto che rappresenta un privato, poi raccontare Ilaria Cucchi è stato particolarmente impegnativo, non per l’immedesimazione d’attrice, ma per il voler rispettare quello che si porta dentro avendo reso pubblico il dolore provato; un atto di generosità che doveva ricevere una grande forma di rispetto, l’unica cosa che mi ha dato una traccia, poi c’è stato il grande e sincero lavoro di tutti, nel raccontare con durezza quanto amore ci fosse dietro”.

Sulla mia pelle uscirà nelle sale italiane il prossimo 12 settembre, distribuito da Lucky Red, e contemporaneamente su Netflix in tutto il mondo.




Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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