Interviste Cinema

Viva la libertà. Il cast e il regista presentano il film

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Con un doppio Toni Servillo, dal 14 febbraio sullo schermo il film tratto dal premiato romanzo "Il trono vuoto" di Roberto Andò.

Viva la libertà. Il cast e il regista presentano il film

C'è un'atmosfera magica ed eccitata dopo la proiezione di Viva la libertà: è difficile vedere i colleghi così toccati da un film italiano. Ma forse è solo l'aria che si respira dopo un film importante, necessario, che dice le cose che tutti hanno bisogno di sentirsi dire, e lo fa con intelligenza e ironia, divertendo e commovendo lo spettatore. Tratto dal romanzo “Il trono vuoto” di Roberto Andò, regista siciliano prevalentemente di teatro e uomo di raffinata cultura, Viva la libertà è interpretato da uno straordinario Toni Servillo nel doppio ruolo del leader dell'opposizione in crisi Enrico Oliveri e del gemello “matto” Giovanni Ernani, da Valerio Mastandrea in quello di Bottini, “portaborse” del politico, e da Michela Cescon e Valeria Bruni Tedeschi nella parte della moglie di Oliveri e in quello della donna da lui amata in gioventù, che vive a Parigi.

Ma come nasce l'idea alla base del film? A raccontarcelo è il regista e sceneggiatore (assieme a Angelo Pasquini) Roberto Andò:
“Avevo voglia di immaginare qualcosa che sulla scena attualmente non c'è, ma senza lamentele, perché ne abbiamo fatte fin troppe. Avevo voglia di una storia con un personaggio che portasse un vento che in fondo desideriamo tutti, il vento del cambiamento, di quella cosa che arriva e improvvisamente ti accorgi che c'è, e che anche in una stanza cambia qualche cosa. E questo Ernani mi è venuto incontro pensando a certi personaggi che vivono nell'angolo e sono dei clandestini dell'attualità, non sono necessariamente in scena ma quando ci arrivano portano un sapere, un'intelligenza, un pensiero che è veramente in grado di dare delle rifrazioni. La costruzione del racconto si è imposta da sola, con la vecchia idea dello scambio che la letteratura ha sfruttato con straordinari capolavori e che consente di creare un meccanismo in cui si impone anche una leggerezza a cui forse sono arrivato tardi, ma che adesso mi sembra un territorio da non abbandonare. Non avrei mai fatto questo film se Toni non avesse aderito alla mia proposta, ma mi sarei fermato al romanzo. E' un attore così bravo da saper trasmettere anche l'assenza di qualcosa. Questo è un film, come già il romanzo, kiberatorio, che mi ha dato una grande gioia, e spero che questa si trasmetta anche al pubblico”.

Interrogato sul suo doppio ruolo, Toni Servillo ha detto che “per un attore di teatro militante e non occasionale come me c'è una tradizione affascinante sul tema del Doppio, da I due gemelli veneziani a I due gentiluomini di Verona. Ma a teatro non mi era mai capitato di farlo, per cui questo film è stata un'occasione ghiotta. In questo caso il meccanismo drammaturgico applicato alla politica moltiplica le sorprese. In questo film volevamo raccontare la necessità che la politica torni, quando fa azione, a fare riferimento alla cultura morale. L'orizzonte non è più quello di una politica astratta, di cui ormai non comprendiamo più gli orizzonti, ma concreta e legata alla vita. Abbiamo girato prima le scene con Ernani in modo che io potessi lavorare su Oliveri per sottrazione, anche immaginando che forse l'unico personaggio era lui, che contiene in sé, in una sorta di dottor Jekyll e mr. Hyde, un Ernani che fatica a venire fuori ma alla fine ce la fa. Questo apre la strada a un finale ambiguo, che è interessante e contenuto nella drammaturgia stessa. Per un attore è un'occasione ghiotta come per il topo il formaggio”.

Valerio Mastandrea, che è stato l'ultimo a vedere il film, confessa con la solita modestia e simpatia la propria incredulitò per essersi “quasi piaciuto:
“Guardando il film sono rimasto sorpreso per l'entusiasmo con cui l'ho apprezzato. Il mio è uno di quei ruoli che da spettatore mi piacciono da morire nei film americani, quelli più piccoli e meno presenti a cui io mi affeziono tantissimo. E' un po' la passione per il secondo posto, la medaglia d'argento con l'aspirazione per l'oro e la deresponsabilizzazione dell'essere arrivato secondo. Lavorare con Toni è un'esperienza che dovrebbe fare ogni attore come me, che sono uno che per 15 anni ha fatto dell'incoscienza la propria tecnica e da un po' di tempo cerca di capire qualcos'altro. Lui conosce tutto del film, non solo di sé ma anche di te, lavorare con lui è come lavorare con la Digos. Una Digos creativa”.

Valeria Bruni Tedeschi riporta il discorso su terreni più intellettuali:

“A me più che sulla politica, questo sembra un film sull'identità e sul fatto che tutti noi all'interno abbiamo più identità, come dice Pirandello. Mi ha fatto anche pensare all'Es e al Super Io, nel senso che tutti noi abbiamo dentro di noi un SuperIo, che siamo noi disciplinati, efficaci, che lavoriamo, che controlliamo e ci adattiamo alla società, e poi abbiamo l'Es che sono gli slanci, l'immaginario, la creatività. Mi sembrava che per una volta fosse quest'ultimo a vincere, una vera boccata d'aria fresca il fatto che la nostra parte senza freni, più originale e più creativa vincesse le elezioni, che fosse più efficace e non solo più affascinante. E poi c'è il tema della paura: quando uno ha paura usa delle parole vuote perché cerca di controllarsi. Come dice Janis Joplin “la libertà è quando non si ha niente da perdere”. A me sembra che il personaggio di Giovanni abbia il sorriso di chi non ha più niente da perdere e questo lascia libera l'intelligenza. Nella politica questo desiderio smanioso di potere toglie intelligenza. Ho conosciuto Cohn-Bendit non è mai arrivato al potere, perché non gli interessava, e questo gli dà una grande libertà di pensiero. Il bisogno del potere blocca l'intelligenza”.

Anche Michela Cescon condivide con noi il suo entusiasmo per il film: “Quando arriva il personaggio di Ernani e parla, io ho pensato: finalmente sento qualcosa che ho voglia di sentire in questo momento! Anche quando recita quella poesia straordinaria e attualissima di Brecht. Abbiamo passato 20 anni passati con altri discorsi e abbiamo proprio la voglia di sentire questo. Poi l'Italia difficilmente fa dei film politici. Gli americani sono bravissimi a mettere in scena la politica, in Italia quando ci si prova sembrano sempre delle macchiette o situazioni basse. Nel film di Roberto questo non l'ho sentito. Lui è riuscito a portare il discorso a un livello superiore, universale”.

Ci piace concludere questo bellissimo incontro con una dichiarazione di Toni Servillo, che descrive profondamente la forza di Viva la libertà: “Amo l'arte che suggerisce delle riflessioni e che democraticamente fa in modo che il pubblico le faccia sue”.





  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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