Interviste Cinema

Viva l'Italia - presentata la nuova commedia di Massimiliano Bruno

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Si ride del peggio ma diamoci una mossa. Il regista romano per il suo secondo film sceglie di dire tutta la verità.

Viva l'Italia - presentata la nuova commedia di Massimiliano Bruno

Non solo un'esultanza, Viva l'Italia è anche un modo per ricordarci che siamo in un paese vivo. Questo ci dice Ambra Angiolini, condividendo, con il resto del cast del film di Massimiliano Bruno, il ridere salutare e amaro di molte situazioni note e la voglia di cambiare questa direzione perversa. Alla presentazione del film il dibattito si è acceso, e questo ha fatto piacere a tutti i presenti. Primo fra tutti al regista, che lasciato un bel segno con Nessuno mi può giudicare, confessa che sarebbe dovuto essere questo il suo esordio "quindi ci tengo in modo particolare visto che i tempi, se possibile, sono ancora più maturi".

In effetti Bruno vorrebbe che la sua commedia corale fosse anche sociale "in sé la commedia è un'espressione politica, forse lo abbiamo dimenticato. Non deve solo divertire, ma raccontare la volgarità, le contraddizioni e gli errori di questo paese, facendosi propositivo. Il cinema che amo è proprio questo".
Sempre diretto, ironico, colorito e volenteroso, il regista romano non ama mettere filtri e di certo li toglie al suo protagonista, Michele Placido, che interpreta un politico lodevole di nulla il quale, dopo un malore, inizia a dire tutto ciò che gli passa per la testa. Un cataclisma di imbarazzanti rivelazioni che coinvolge innanzitutto i suoi figli “raccomandati”, interpretati da Raoul Bova, Alessandro Gassman e Ambra Angiolini.
“Non mi sono ispirato a nessuno in particolare - dice Placido. Nel senso che ho preso come riferimento tutti i politici. Più facile di così”. E proseguendo “sono anch’io un cittadino medio, subisco il fascino di personaggi che si fanno promotori di idee, ma questo film cerca di aprire gli occhi, porre un’alternativa all’inettitudine e scuotere le coscienze dei più giovani”.

I giovani sono la generazione più vasta, acclamata e, si spera, coraggiosa. Così vorrebbe Bruno, che denuncia la mancanza di uno spazio effettivo per comunicare le idee nuove, ma anche la pigrizia di molti nell’attendere soluzioni e possibilità di miglioramento sempre da qualcun altro. Così la pensa anche Raoul Bova (nel film l’unico segnalato a sua insaputa) che dice: “anche il mio personaggio, pur nella sua integrità, capisce che bisogna esporsi con soluzioni pratiche per cambiare le cose. Tanto allo scontro ci si arriva ugualmente, anche se si sta in disparte”. Convinti tutti che, al di là dei vizi e del malcostume radicato, tanto nella politica quanto nella sanità e nello spettacolo, ci possano essere margini di onestà, per Viva l’Italia la medicina è dire la verità.
E nel momento in cui la discussione si sposta sulle rappresentazione delle donne (escort, soubrette e arriviste non mancano) il regista precisa: “ho cercato di calibrare molto bene i personaggi. E’ vero che ci sono molte figure femminili che rimandano a un panorama di volgarità ben presente nelle cronache odierne, ma sia Sara Felberbaum che Ambra Angiolini descrivono tutt’altro”. E Ambra che nel ruolo di aspirante attrice, con un invadente difetto di dizione, offre una prova molto convincente dice: “ho cercato la verità di questo personaggio anche nella mia esperienza personale. Era la soluzione migliore, perché al di là del divertimento e della leggerezza del mio personaggio, è vero che spesso ci si trova a combattere anche quando si merita e si ha un talento costruito con fatica. Altrettanto importante poi è avere qualcuno che sottolinei l’evidenza delle nostre possibilità. C’è bisogno di un occhio esterno, di un aiuto e di onestà”.

Così Viva l’Italia vorrebbe che la discussione non finisse qui. Il cast (di cui fanno parte anche Edoardo Leo, Camilla Filippi e Rocco Papaleo) pensa sia un’occasione per iniziare un rinnovamento, incavolandosi col sorriso e preoccupandosi senza gettare la spugna, il quadro non è rassicurante, ma vogliamo guarire. Per il resto siamo nella mani del pubblico o del popolo, come direbbe Massimiliano Bruno, perché “la commedia deve avere in mente il popolo”. E’ il suo fardello e la sua benedizione.





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