Interviste Cinema

Vincent Lindon, la Palma d'oro che ama incontrare le persone, racconta La legge del mercato

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Il film di Stéphan Brizé, di cui vi offriamo una clip in esclusiva.

Vincent Lindon, la Palma d'oro che ama incontrare le persone, racconta La legge del mercato

Vincent Lindon sceglie il Nuovo Sacher di Nanni Moretti per incontrare presentare la stampa italiana e presentare il film di Stéphane Brizé che lo vede nei panni di Thierry, un uomo alle prese con le mille difficoltà che rendono il trovare un nuovo lavoro un'operazione quasi impossibile per un neo-disoccupato, in questi anni di crisi economica diffusa e di capitalismo impazzito.
Per la sua interpretazione in La legge del mercato, il francese è stato meritatamente con Palma d'oro come miglior attore allo scorso Festival di Cannes, e molti hanno ancora negli occhi la sua commozione.
“Se ho reagito in quel modo, è stato per tre diversi motivi,” racconta Lindon. “Per prima cosa quello di Cannes è il premio più prestigioso che si possa dare a un attore nel mondo: e ci sono grandi attori di tutto il mondo che non l'hanno mai avuto.Il secondo luogo, non avevo mai vinto un premio nella mia vita, fino a quel momento: in Francia ero noto come l’attore che viene sempre candidato ai César ma non vince mai. Infine, si è trattato di un momento estremamente commovente, perché davanti a me avevo tutto il mondo del cinema e la cerimonia è trasmessa in mondovisione, e sapevo che tutto il mondo mi guardava. Si è trattato di un’emozione fortissima: forse se vinci un premio così da giovane rischi di perdere la testa; io che sono così avanti con gli anni non ci speravo più.”

Lindon si scusa a più riprese per essersi presentato con quasi un’ora di ritardo, accumulato dal volo Parigi-Roma sul quale viaggiava, e si concede con grande generosità e spontaneità. “Con Stéphane Brizé, che è un amico e col quale ho lavorato altre due volte, volevamo che questo fosse un film che costasse poco, che che rispecchiasse in qualche modo le difficoltà economiche dei suoi protagonisti,” dice riguardo la lavorazione. “Abbiamo deciso di pagare il minimo sindacale quelli che avrebbero accettato di lavorare con noi, e rinunciato al nostro cachet.  Abbiamo girato in 16 giorni con attori non professionisti, perché Stéphane voleva una grande verità per una storia così intensa, epensava che non professionisti si sarebbero potuti lasciar sfuggire cose che mai sarebbero uscite da professionisti.” In una situazione di questo genere, era fondamentale che Lindon non si presentasse come l’attore che arriva sul set con autista e segretaria al seguito, in modo da evitare che queste persone normali, molte delle quali svolgono davvero nella vita i lavori che fanno nel film, credessero alla sincerità delle intenzioni di Brizé. “Ma non è stato difficile,” dice, e Stéphane sapeva che avrei dimenticato in un attimo il mio essere attore professionista. Sia io che lui, poi, abbiamo stili di vita abbastanza semplici: io non ho né autista né segretarie, e non amo particolarmente il lusso. Gli altri lo hanno sentito, e si sono lasciati andare.”

Il risultato di questo impegno è stato quello di un film molto intenso, e apprezzato e compreso in tutto il mondo: “cosa che per noi è ovviamente positiva,” commenta, "ma che è un pessimo segno per il mondo: significa che questa crisi, che la situazione di un uomo come Thierry, viene compresa universalmente ovunque, e che ovunque i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri.” Allo stesso modo, Lindon individua due facce della stessa medaglia anche nel ruolo che La legge del mercato ha avuto e può avere nel risvegliare le coscienze della politica e della società: “Gli uomini politici non hanno contatto con la realtà: il ministro del lavoro francese ha visto su uno schermo a Parigi una realtà che avrebbe dovuto conoscere benissimo da prima: è triste. Per questo penso che servirebbe un maggiore apporto della società civile alla politica.” Dall’altra parte, però, l’attore sottolinea come “ un film vale la pena di essere realizzato anche se riesce ad avere un effetto una sola persona. Credo che il cinema, la musica, la letteratura, la cultura in generale, possano servire a cambiare e  risvegliare coscienze, anche se magari le stesse coscienze si riaddormentano poco dopo. In Francia,” continua, “abbiamo programmi tv di svago idioti, l'inconscio elabora queste immagini la notte e al mattino ci si sente più apatici o aggressivi. La prospettiva di andare a vedere nel weekend un film ‘impegnato’, allora può essere ostico alla nostra coscienza, ma se li vediamo l'inconscio di notte lavora e la mattina diventiamo migliori: penso che il cinema possa cambiare dolcemente le coscienze, penso che un popolo possa essere educato e istruito. Appena 35 anni fa, in Francia, c'era la pena di morte, ma oggi nessuno oserebbe dire che è a favore della pena di morte: le persone sono intatte e possono ancora educate alle cose belle, si possono cambiare; si possono far sviluppare gusti differenti. Se abituiamo i nostri figli a vedere le opere di Walsh, Lubitsch, Antonioni, Visconti o Renoir, allora non saranno più in grado di vedere quelle merde che gli si propongono in tv.”

A questa fede nelle potenzialità del cinema e della cultura, Vincent Lindon associa una vera e propria passione per l’umanità, una curiosità che lo nutre come uomo e come attore. “Ho un modo di lavorare tutto mio, non sono di quelli che devono stare in un commissariato per tre mesi se devono interpretare un commissario,” spiega. “Non faccio un film dopo l’altro, e trascorro molto del mio tempo a osservare le persone: almeno tre volte alla settimana mi siedo in un bar con un bicchiere di vino e osservo le persone attorno a me: e se ho un talento, è quello di cogliere rapidamente la gestualità e il modo di muoversi delle persone, per poi replicarle sul set: quando assimilo quello, poi le parole vengono naturalmente.”
Questo vivere nel mondo, a contatto con le persone, ha portato Lindon a conoscere dei Thierry prima e dopo la lavorazione del film: “Dei miei tre migliori amici, tre si sono ritrovati senza lavoro come lui. E poi, non vivo in una torre d’avorio, mi piace incontrare le persone e conoscerle. Quando qualcuno, per strada, mi chiede di fare una foto, io rispondo di no: gli dico invece di parlare un po’ assieme, di andare a bere un bicchiere di vino, così il loro ricordo sarà quello che gli rimarrà nella mente e nel cuore e non in un telefonino. Quindi certo che ho incontrato dei Thierry.”

E di quel personaggio, quali sono i ricordi migliori che serba nel cuore Vincent Lindon? “Il momento in cui ho più ammirato Thierry è quello in cui è in cucina e pulisce in alto i pensili della cucina. Lì si vede un uomo che sceglie di non lasciarsi abbattere, non si autocommisera, è solido e aiuta la moglie il più possibile, con grandissima dignità. Un’altra scena che amo molto è quella in cui lui e sua moglie devono vendere la loro loro casa in campeggio: perché a un certo punto Thierry mette fine alle contrattazioni, pone un limite, non lascia che la sua dignità venga calpestata. Vorrei avere un fratello come lui, o che i miei figli fossero come lui.

La legge del mercato debutterà nelle sale italiane giovedì 29 ottobre, e questa che vedete qui di seguito è una clip tratta dal film che Comingsoon.it vi propone in esclusiva:


 

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