Interviste Cinema

Vincent Lacoste nell'Hotel degli amori smarriti

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Incontro con l'attore francese, uno dei più interessanti del nuovo cinema transalpino

Vincent Lacoste nell'Hotel degli amori smarriti

Il suo sorriso a mezza bocca, pieno di disincanto, l’ironia sempre presente, ma anche la capacità di interiorizzare momenti drammatici, senza il bisogno di scene madri. Vincent Lacoste, a soli 26 anni, è già uno degli attori simbolo del nuovo cinema francese, con la sua fisicità dinoccolata molto contemporanea e l’assenza di divismo. Ha iniziato presto, a 15 anni, e in dieci anni di carriera ha già ottenuto quattro candidature ai Premi César, due come protagonista di film molto belli come Ippocrate e Quel giorno d'estate.

Dopo aver recitato nello splendido e doloroso Plaire, aimer e courir vite, scandalosamente ancora inedito in Italia, sarà dal 20 febbraio nelle sale nel nuovo film di Christophe Honoré, L'hotel degli amori smarriti, in cui recita al fianco di Chiara Mastroianni nei panni della versione più giovane del marito da lei appena lasciato per trasferirsi in una camera d’hotel proprio di fronte a casa loro.

Lo abbiamo incontrato a Parigi, in occasione dei Rendez-Vous di Unifrance, chiacchierando in piedi, dopo che con un sorriso complice ci ha chiesto di poter aprire la finestra per fumarsi una sigaretta. "Ma cos'è questo odore di fumo?", "È Lacoste", è ormai uno scambio di battute non infrequente negli hotel parigini in cui si effettuano i junket cinematografici.

"Il soggetto del film era già molto interessante e strano, sembrava una pièce teatrale. Christophe Honoré è molto interessato alla speedball comedy americana, i film di Leo McCarey o Cukor con Cary Grant e a un soggetto specifico: la longevità dell’amore, le infedeltà. Pensavo fosse divertente affrontare un argomento così col tono della commedia, poi sono un grande amante del cinema di Honoré, per cui potrei fare di tutto con lui."

Come si è trovato a recitare la versione più giovane di un personaggio già esistente nel film?

È stato molto divertente interpretare un personaggio dalle due età, poi il film ruota proprio intorno a quanto lui è cambiato nel corso degli anni, tanto che sua moglie non lo riconosce più. Il mio personaggio è la visione che ha Maria (Chiara Mastroianni) di suo marito quando era giovane, quindi poteva essere anche molto lontano. Il regista non volevo assolutamente che cercassimo il mimetismo, ma la storia di un uomo che si è lasciato andare cambiando enormemente. Questo è stato molto divertente, poi il fatto di girare con Chiara è stato pazzesco, è un’attrice che adoro.

Il film viaggia costantemente sul filo di un’ironia che mi sembra le appartenga.

È vero, molto lo si deve alla scrittura di Christophe, che anche se è composta da dialoghi spesso molto letterari ci chiedeva di recitarli con una sorta di distacco, con naturalezza, creando un miscuglio bizzarro particolare e molto interessante. Fa parte del suo cinema, spesso costituito da storie assai cupe raccontate con un tono molto leggero. Una cosa che amo particolarmente, la sua fantasia, che è fantastica da vedere e da recitare.

Un film statico, anche per voi attori, non potevate utilizzare molto la mimica, come in altre occasioni.

Assolutamente, eravamo a letto o sul divano, non c’era molto arredamento. Voleva fare un film in studio, cosa che non aveva mai fatto prima, il che porta qualcosa di particolare al film. È stato buffo e una novità anche per me, ma ci ha concesso anche molta libertà nei confronti dell’arredamento. Si recita in maniera diversa quando i mobili sono sempre gli stessi, è come se ti appartenessero davvero, si può rifare una scena che il giorno prima era venuta male senza problemi, ci eravamo appropriati degli spazi. Una cosa che trovo geniale in Christophe è che costruisce sempre la messa in scena attorno agli attori e all’arredamento. Siamo potuti facilmente entrare nel suo immaginario, una cosa molto piacevole per un attore, perché ti rendi conto come ci sia un vera visione dietro.

Avete provato prima con Chiara Mastroianni?

Non molto. Christophe non ama particolarmente fare delle prove, ama concentrarsi sulle riprese. Prima ci dà dei libri da leggere e dei film da vedere, ma non molte indicazioni di recitazione prima delle riprese.

Uno dei protagonisti del film è il tempo che passa.

Esattamente. La mia visione è diversa rispetto a quella di Christophe, perché sono più giovane, ma è una cosa che mi interessa, la storia di una coppia che sta insieme da molto tempo, almeno se è ben raccontata, anche se non mi è mai capitato. Le grandi storie di coppie insieme da tanto mi toccano, non perché sia qualcosa che ho vissuto, ma riesco a identificarmi in quella situazione.

È contento dei ruoli che la sua età le permette di ottenere, o vorrebbe prima possibile recitare in ruoli di età differenti, magari proprio la storia di una coppia consolidata?

Dipende da come sono raccontate, ma amo tutte le forme di storie. Adoro il cinema e mi interesso molto alla maniera in cui queste storie sono raccontate. Quello che preferisco è lavorare al servizio della visione di un regista che amo.

È cruciale il regista per lei, basta vedere la sua filmografia, sono sempre autori molto personali.

Sì, è così, scelgo i film la maggior parte delle volte in funzione del regista.

Parlando del rapporto con il tempo, per lei fare molti film è una necessità?

Sì, ho bisogno di farne molti, ma che mi piacciano e mi rendano fiero. Se mi proponessero solo progetti che non mi piacciono mi fermerei.

È un gran momento per lei, ha recitato in molti film diversi e di successo, dal comico al drammatico. È soddisfatto?

Decisamente sì, sono molto contento che mi propongano dei ruoli molto diversi, perché non voglio essere legato solo a un tipo di film e di ruoli. Mi piacciono tutte le forme di storie, sia delle commedie che altre più drammatiche. Non voglio limitarmi certo a un solo genere di cinema.

Molti attori dalla carriera consolidata, guardando indietro dicono che sono gli incontri la cosa giù importante. È così anche per lei, quali sono gli incontri a cui tiene di più?

Sono tantissimi, sicuramente Riad Sattouf, con cui ho fatto il mio esordio, Il primo bacio, poi Thomas Lilti, con cui recitato in Ippocrate e Prèmiere année, è stato un super incontro. Poi Justine Triet, con cui ho fatto Tutti gli uomini di Victoria, Julie Delpy e ovviamente Christophe Honoré



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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