Vin Diesel e Michelle Rodriguez presentano Fast & Furious

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Vin Diesel e Michelle Rodriguez presentano Fast & Furious

Vin Diesel e Michelle Rodriguez presentano Fast & Furious

C’è poco da fare: sono loro le “parti originali” cui il titolo del film fa riferimento. Lontani dai film della serie dai tempi del primo Fast and Furious – e parliamo del 2001 (non considerando la capoccella fatta da lui al termine del terzo episodio) – Vin Diesel e Michelle Rodriguez sono il cuore pulsante di una franchise che con il solo Paul Walker non riusciva ad avere lo stesso appeal. Lui entra in confernza stampa in abito grigio e occhiali scuri, lei vestita in maniera semplice ma elegante: tutti e due sorridenti.

Subito gli viene chiesto se sono consapevoli del fatto che è stato proprio grazie al primo film della serie che anche in Italia è scoppiata la mania del tuning, l’elaborazione estrema di meccanica e carrozzeria delle auto. “Wow!,” è il primo commento – nemmeno troppo velatamente ironico – di Diesel. Poi si fa subito serio: “Quanto abbiamo dato il via alla serie, nemmeno in America era popolare, ai tempi era solo un fenomeno subculturale al quale ci siamo ispirati e che poi è esploso grazie al nostro film. Il nostro era una sorta di statement: puoi non avere soldi per comprare una Lamborghini, ma ti sarà sempre possibile modificare la tua auto per farla andare veloce allo stesso modo.” “Quel che mi piace del fare film”, gli fa eco la Rodriguez, “è che è possibile dare una voce a chi non ne ha, a delle tribù sotterranee. La tribù metropolitana dei tuner ha ora una voce, le loro storie vengono tramandate attraverso il cinema. Ci sono fette intere di mondo e di cultura,” continua con piglio quasi antropologico, “che non si conoscerebbero se non ci fossero i film di Hollywood.”

I due, che tradiscono un’ottima intesa di fronte alla platea dei giornalisti, non sfuggono alla domanda di rito su come sia stato tornare a lavorare assieme dopo otto anni. “Lavorare con Michelle ancora è una cosa davvero meravigliosa,” esordisce Vin, “quella avuta con il suo personaggio nel primo film è stata la prima storia d’amore che ho messo in scena sul grande schermo. E tornare ad interpretare quei ruoli, raccontare di nuovo un amore così intenso, è stato davvero speciale. In più, dato che lei è fantastica anche nella vita, la cosa è stata davvero facile.” Nessuna menzione quindi riguardo le voci che li volevano essere stati coinvolti in una vera relazione, anni addietro. Nemmeno da parte della Rodriguez, che aggiunge: “Il primo film ha segnato la nascita della nostra carriera hollywoodiana. Ritornare a questa franchise è stato come tornare a casa dopo otto anni. È stato fantastico tornare indietro, ritrovare un gruppo di amici e vedere che ci vogliamo tutti ancora bene. È stato bellissimo rivedere Vin e Paul assieme: quando ho saputo che tutti e due avevano accettato di partecipare mi sono detta: ‘devi esserci anche tu’.”

I due attori però hanno tenuto a precisare che sono sì tornati alla serie, ma a condizioni ben precise. “Era importane che fosse un sequel vero e motivato, non solo un film fatto per fare soldi,” dice Diesel. “Volevamo che la storia continuasse e soprattutto che si riprendesse quello che è il vero tema di questo film, che è l'equivalente contemporaneo di un western: sotto le macchine e gli inseguimenti c’è il tema dell’amicizia, si parla del concetto e della declinazione di amicizia. Io ho accettato di apparire in un cammeo in Tokyo Drift se mi avessero accordato il ruolo di produttore in questo film.” “Gente come noi, che viene da un certo tipo di mondo,” aggiunge la Rodriguez, “sa bene che c’è bisogno di superare la formula belledonne-macchine-conflitti che pare essere alla base di troppi film. Ma io sapevo che se tornava Vin, sarebbe stato una garanzia di integrità.”

Sia Diesel che la Rodriguez poi non fanno mistero delle loro ambizioni di superare lo stereotipo del puro e semplice eroe d’azione. “Io sono diventata attrice per poter un giorno avere la strada libera per diventare sceneggiatrice,” dice la Rodriguez, che sta lavorando ad un film - Trópico de sangre -  da lei prodotto e interpretato (ma anche in buona parte riscritto) che racconterà la lotta per l’indipendenza della sua terra d'origine, la Repubblica Domenicana. “I ruoli che mi offrono poi sono tutti piuttosto stereotipati perché il 95% degli sceneggiatori sono uomini che non hanno la più pallida idea di come rappresentare la complessità femminile. Il mio ideale è quello della Principessa Guerriera, di una donna forte e determinata che non rinuncia alla sua femminilità.” Diesel, che comunque ha citato Schwarzenegger e Stallone come modelli di eroi d’azione ma non ha dimenticato di sottolineare che, prima che nascesse l’etichetta, gli action-heroes erano attori come Marlon Brando, ha elegantemente glissato a chi gli chiedeva dell’oramai storico progetto di un film su Annibale. “Volete davvero che cominci a parlarvi di Hannibal? Davvero?”, ha detto sorridendo. “Fatemi sono dire che mentre venivo qui in hotel dall’aeroporto guardavo fuori dal finestrino dell’auto, ammiravo quel luogo meraviglioso che è la Via Appia e pensavo: ‘per fortuna che il mio piano di saccheggiare Roma è fallito’. Ma pensavo anche a che fantastiche scene di corse in macchina si potrebbero realizzare sull’Appia con una bella muscle-car.”

Un rammarico, Vin Diesel però lo ha, e lo confessa quando gli viene ricordato che gran lavoro aveva fatto come doppiatore nel Gigante di ferro e di che peccato sia che non si presti più al doppiaggio dei film d’animazione, oggi così popolari. “Non me lo dite nemmeno,” risponde, “sono io a chiedermi perché diavolo non mi chiedono di doppiare i film d’animazione? Perché la Pixar non mi chiama?? Lo farei di corsa, è stato bellissimo farlo per Il gigante di ferro. Ho la voce troppo forte? Ditemelo voi. Perché diavolo non mi chiamano più?”



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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