Interviste Cinema

Viggo Mortensen: un incontro speciale con un antidivo alla Festa del Cinema di Roma

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L’attore è ospite del festival con Captain Fantastic e ha accettato di raccontarsi al pubblico intervistato da Antonio Monda.

Viggo Mortensen: un incontro speciale con un antidivo alla Festa del Cinema di Roma

Ok Tom Hanks, ok il maestro Oliver Stone, ok Jovanotti che infiamma il red carpet della Festa del Cinema di Roma, ma… volete mettere l’appeal di Viggo Mortensen? Al festival lo ha portato Captain Fantastic, ma il Direttore Artistico Antonio Monda, già che c’era, ha chiesto gentilmente all’attore di essere protagonista di un Incontro Ravvicinato. Viggo ha accettato ed ecco di cosa ha parlato.

Un regista - Per riuscire nel suo lavoro, un regista dev’essere come un mago e pensare di non avere pressioni e che ci sia tanto tempo a disposizione, anche se non è così. A me piacciono i registi che osservano e intervengono solo se necessario, se io facessi il regista, lavorerei così. Quest’anno avrei dovuto fare il mio primo film da regista, ma hanno deciso di non darmi più i soldi, però ora c’è interesse nei confronti di un’altra mia sceneggiatura, ma non voglio dirvi nulla per scaramanzia.

L'incontro con il cinema - Andavo al cinema con mia mamma quando ero piccolo, lei mi portava a vedere film magari non adatti a un bambino di 5 anni, ma mi piaceva perché eravamo soli io e lei, lei li guardava e poi li raccontava come farebbe un attrice. Da adolescente non pensavo di fare l’attore, mi interessava altro, ero un tipo timido, pensavo di diventare un giocatore di football. Poi, intorno ai 21, 22 anni, c’è stata una svolta, andavo sempre al cinema e improvvisamente ho subito una specie di trasformazione, mi sono chiesto: "Com’è possibile che, quando guardo un film, mi dimentico di trovami in una sala e mi immedesimo completamente in una storia?". E’ stato allora che ho deciso di mescolarmi a questo mondo che è magico. La magia del cinema è che puoi diventare chiunque. Tutto è cominciato per curiosità.

Artisti e non artisti - Non si può distinguere fra un artista e un non artista, tutti i bambini cantano e disegnano e non c’è un giudizio né da parte loro né da parte degli altri. Poi i bambini crescono e imparano a giudicare, e poi ci sono persone che per mestiere devono giudicare le opere d’arte degli altri, ed è un compito arduo, ingannevole. Mi è stato chiesto di far parte di giurie di vari festival, ma ho sempre rifiutato. Per me tutti sono artisti, e lo sono nel modo in cui guardano un film o camminano per la strada, non bisogna sempre essere gentili, basta essere presenti. Gli artisti sono coloro che ricordano. Non devi avere un prodotto per essere un bravo artista, se ci sei, sei un artista.

David Cronenberg - Cronenberg mi ha insegnato ad aver fiducia nel fatto che la macchina da presa possa sentire e vedere tutto. Certo, in questo mondo i Cronenberg sono pochi, sono pochi coloro che sanno osservare i dettagli, quelli non verbali, i piccoli particolari del lavoro dell’attore. Mettersi nelle mani di David è un vero piacere, perché sai che puoi sentirti al sicuro, la tua performance verrà rispettata, non hai bisogno di esagerare perché qualsiasi sfumatura verrà colta, qualsiasi contributo prezioso verrà conservato.

Ruoli preferiti - Non ci sono dei ruoli che prediligo, è come se mi chiedeste: "Hai un personaggio che preferisci?". Alcuni personaggi sono più impegnativi di altri, sono meno positivi, ma i li amo tutti allo stesso modo, alcuni sono persone che non vorrei mai incontrare, con cui probabilmente mi sentirei a disagio, ma comunque li amo, e poi è interessante cambiare un po’ marcia, imparare a fare cose difficili".

Il Signore degli Anelli e la scena con Il re dei morti - Mio figlio aveva 11 anni, ho ricevuto una telefonata, mi hanno chiesto di partire per la Nuova Zelanda per sostituire un attore, non avevo letto il libro, non mi sentivo adatto. Ho detto a mio figlio: "Mi vogliono in un film da Il Signore degli Anelli, ma non so se accetterò". E lui: "Sei matto!". Allora ho cominciato a vedere il film come qualcosa che poteva interessarlo e ho iniziato a riflettere sul compito di un attore, che è quello di fare come fanno bambini, che non si vergognano, che superano l’imbarazzo. Nella scena con i morti non c’era nessuno, facevamo questi strani movimenti con Orlando Bloom e gli altri, mentre il cast tecnico sorseggiava caffè, io agitavo la spada e c’era uno che leggeva le battute del Re dei morti seduto su una sedia, cerano palline verdi su dei pali, ti senti un idiota quando è così, ma non devi farlo, se ti senti un idiota, è solo colpa tua.

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