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Interviste Cinema

"Vi presento il mio film più libero": Cristina Comencini chiude con Tornare la Festa del Cinema di Roma

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La regista lavora di nuovo con Giovanna Mezzogiorno e racconta un viaggio nella memoria.

"Vi presento il mio film più libero": Cristina Comencini chiude con Tornare la Festa del Cinema di Roma

E’ Tornare di Cristina Comencini l’ultimo film della Festa del Cinema di Roma edizione 2019, che ha deciso di chiudere con un titolo italiano e con la storia di una donna che compie un viaggio nel passato, in un tempo non lineare che è quello della memoria e nel luogo in cui è stata bambina e adolescente e che ha lasciato all'improvviso. Il luogo è Napoli, città incontrata dalla protagonista Giovanna Mezzogiorno già in Napoli velata di Ferzan Ozpetek e qui più rarefatta, quasi deserta, muta ma presente e a volte quasi soffocante. Tornare è la seconda collaborazione fra la regista e l’attrice, che nel 2005 avevano unito le forze per La bestia nel cuore. Per entrambe ritrovarsi è stato bello, come ci raccontano durante la conferenza stampa di Tornare, a cui partecipa anche Vincenzo Amato.
"Sia per me che per Giovanna" - inizia la Comencini - "c'è stata la vita in mezzo, e il film racconta anche questo. Ci siamo riconosciute anche con tante differenze rispetto a prima, l'esperienza pazzesca che avevamo vissuto insieme ci era rimasta dentro".
Mi sono sentita molto onorata quando Cristina mi ha chiamato per questo film così intenso e anche difficile" - dice invece la Mezzogiorno. "Sia per me che per lei si sono verificati eventi che ci hanno cambiato, fortificato oppure indebolito, e quindi Tornare è stato un ritrovare esperienze vissute ma anche scoprire cose decisamente trasformate".

Vincenzo Amato si è trovato bene con due donne tanto forti e così legate, ma per dire la sua sul film ha bisogno della giusta distanza: "Io non so ancora parlarne del film, il film parla di sé meglio di quanto non farei io. Mi sono trovato bene a lavorare con Giovanna, con cui avevo già collaborato. E’ andata benissimo anche con Cristina, che è una regista che ha la capacità di chiedere perfettamente ciò che desidera da un attore. Sul set, a volte, non avevamo nemmeno bisogno di parlare, Cristina è riuscita a dirigermi anche solo con gli occhi".

La storia di Alice non è ambientata ai giorni nostri ma nel 1967, periodo che a Cristina Comencini stava particolarmente a cuore raccontare: "La vicenda si svolge alla fine degli anni '60 perché prelude di poco l’emancipazione femminile, volevo raccontare la vita di una ragazza in un mondo antico e repressivo, e collocandola in quell'epoca, ho messo il presente negli anni '90, il che mi ha aiutato a non introdurre i telefonini. Nel mio film, però, il tempo, che è il tempo intermittente della memoria, non è fuori da Alice, ma è dentro di lei. Quante volte, guardando una nostra vecchia foto, magari in una casa di famiglia, abbiamo pensato: quella non sono io, quella non c'entra nulla con me. E invece c'entra. Questo è il film più libero che ho fatto, e siccome non sono capace di non parlare di sentimenti, qui li ho resi importantissimi".

Giovanna Mezzogiorno guarda ammirata la sua regista e sente il bisogno di lodarne il coraggio. E’ quasi commossa, probabilmente perché ancora non riesce a scrollarsi di dosso le grandi emozioni vissute sul set: "Rispetto a La bestia nel cuore, credo che Cristina sia andata ancora più in profondità, dimostrando un coraggio non indifferente. Ne La bestia c'era l'incesto, ma questo è un film che può veramente toccare tutti perché chi non vorrebbe rientrare in contatto con il proprio io più giovane? Se rincontrassi la me stessa adolescente, non mi pacerei, perché ero irrequieta, odiosa, me se rivedessi la bambina che ero, vorrei aiutarla, perché aveva bisogno di essere confortata e sostenuta. Per Tornare abbiamo fatto tutti tanta fatica, ma ne è valsa la pena, perché è un film che ti lascia qualcosa di indimenticabile dentro".

A metà dell'incontro con i giornalisti qualcuno chiede a Cristina Comencini perché gli uomini non facciano una bella figura in Tornare. "Le donne finalmente narrano delle donne" - è la sua risposta - "e parlano delle ossessioni maschili raccontate dal loro punto di vista. Ciò non significa che io non ami i film dalla parte degli uomini, per esempio vado pazza per i western in cui le donne indossano il grembiule e cucinano fagioli. E comunque i personaggi sono belli anche quando sono cattivi, ossessivi".

Ossessivo è innanzitutto il Mark impersonato da Vincenzo Amato, che è innamorato di Alice. L'attore ha sempre guardato alle sue debolezze con indulgenza, forse perché gli ricorda qualcuno che conosceva molto molto bene: "Mark è il tipo di maschio che ero e non sono più. Da quando ho avuto due figlie femmine, mi sono sforzato di vedere le cose dall'altro lato. Da giovane anche io, che ero un bravo ragazzo, vedevo le donne dal punto di vista e dal mondo dei maschi. Adesso mi capita spesso di pensare alle mia fidanzate e mi ritrovo a dispiacermi per i loro padri". E a proposito dell'esuberanza e della voglia di libertà di Alice giovane, l'attore osserva: "C'è un momento in cui una femmina sboccia in tutta la sua bellezza. Quando eravamo una civiltà pagana era una cosa che si celebrava e le donne ballavano nude, poi sono arrivati 2000 anni di punizioni, ma era bella questa vivacità".

"Vorrei alzare un dito a favore dei maschi" - interviene Giovanna Mezzogiorno. "Io ho due figli maschi che hanno 8 anni e ho una preoccupazione opposta, condivido il punto di vista di Cristina, però nella vita reale, soprattutto con l'inizio della scuola e quindi della fine della protezione della famiglia, mi ritrovo a pensare che le femmine sono toste. I miei figli sono due bamboccioni. Un po’ vanno protetti".

L'ultima parola, in fatto di maschi contro femmine e pregiudizi che riguardano le donne è della Comencini: "In Tornare racconto un'esperienza vissuta da tante ragazze. La carica di ricerca fisica, erotica, viene spesso fraintesa e la donna che prova desiderio è scambiata per una puttana. Alice giovane è una ragazza bella che si vuole divertire, che vuole solo essere libera. Se vuoi flirtare e legarti non a un solo ragazzo, la gente pensa male di te. E invece la femminilità non va punita. Noi tutte, da ragazze, abbiamo vissuto con senso di colpa il fatto di essere carine e fisicamente vitali".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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