Interviste Cinema

Universitari - molto più che amici: parla Federico Moccia

Il cantore degli amori adolescenziali dice la sua sugli studenti di oggi e le loro proteste

Universitari - molto più che amici: parla Federico Moccia

A tre anni di distanza da Scusa ma ti voglio sposare, Federico Moccia torna dietro la macchina da presa pronto a esplorare un altro momento fondamentale della vita: gli anni dell’univeristà.

Tratto da una sceneggiatura scritta dallo stesso Moccia insieme a Ilaria Carlino (invece che da un romanzo), Universitari – molto più che amici intreccia le vicende di studio, amore e amicizia di sei studenti fuori sede che si ritrovano a coabitare in una vecchia villa fatiscente alle porte di Roma.
Questi personaggi, che nascono da un lungo lavoro di ricerca fatto dal regista diversi mesi prima di cominciare girare, in realtà hanno poco in comune con Step, Babi e con i quasi quarantenni di Scusa se ti chiamo amore e Scusa ma ti voglio sposare: “In questo film” – spiega Moccia – “non racconto una generazione, non racconto nemmeno la cosiddetta Roma bene. I miei ragazzi abitano in una zona di periferia e alcuni di loro non provengono certo da famiglie borghesi.
Universitari è una prosecuzione ideale degli altri miei film solo perché si sofferma su quello che succede dopo il primo grande amore, dopo il liceo e dopo la marurità. Nel film ci sono anche i miei ricordi di universitario, dei bei tempi in cui andavo nelle case dei miei amici fuori sede e ci divertivamo un mondo”.

Fra gli studenti universitari descritti da Federico Moccia, ce n’è uno che viene dall’Iran e che, pur avendo nostalgia del proprio paese, esita a farvi ritorno: “Se penso alla Roma di ieri e a quella di oggi, noto moltissimi cambiamenti.
La nostra città è piena di call center, è un contesto multirazziale, internazionale. Faraz è uno studente come gli altri perché ormai da noi gli stranieri non sono più stranieri.
Non era questo comunque il tema che mi interessava esplorare. L’idea portante del film è che questi sei ragazzi così diversi e con una famiglia spesso assente alle spalle, formano una nuova famiglia, che risponde alle esigenze di tutti, che è accogliente e che dà sicurezza.
Credo che una simile situazione rifletta la reltà odierna. Se mi guardo intorno, avverto una forte necessità di aggregazione nelle persone. Forse dipende dalla crisi economica, ma ciò che vedo è una maggiore soluidarietà fra la gente”.

Dei sei personaggi indagati, ce n’è uno che potrebbe quasi essere l’alter-ego di Federico Moccia: è Carlo, uno studente del Centro Sperimentale di Cinematografia che sogna di diplomarsi in regia: “Quando racconti una storia, metti sempre qualcosa di te. Nella camera di Carlo c’è un manifesto di Attila, che è il film che ha segnato il mio debutto come aiuto-regista. Io però non ho avuto un padre che è scappato in Argentina per fare il ballerino né una madre confusionaria. Di lui mi appartiene più che altro la voglia di essere capace, fattivo, di dedicare la vita a raccontare delle storie”.

Anche se non è una commedia fracassona, il nuovo film di Moccia è stato paragonato a I Laureati di Leonardo Pieraccioni, con cui condivide i protagonisti universitari: “Beh, in realtà le analogie sono poche. Nel film di Pieraccioni gli studenti erano fuori corso e non si applicavano più di tanto nello studio. I miei personaggi, invece, sono più volenterosi e anche più credibili, realistici. Credo che rispetto all’epoca descritta da Pieraccioni, la nostra sia molto più incerta.
Allora si usciva dall’università con la sicurezza di avere un futuro. Oggi questo non succede e perciò i ragazzi sono più fragili”.

Con il suo spazio lasciato ai sogni, ai palpiti dei cuori e ai rapporti interpersonali, Universitari evita volutamente qualsiasi riferimento all’attualità, accennando a una protesta studentesca in un’unica scena che però serve alla definizione del carattere di uno dei personaggi.
Questa scelta non ha mancato di suscitare polemiche, prima sui giornali, che hanno preso a chiamare l’universo narrativo del regista e scrittore “Il pianeta Moccia”, poi da parte degli studenti dell’Università La Sapienza di Roma: “Mentre giravamo, c’è stata una contestazione nei nostri confronti, hanno protestato contro di noi, non volevano farci lavorare. Mi è sembrata una presa di posizione fuori luogo. Le contestazioni dovrebbero essere davvero mirate. Bisognerebbe manifestare per motivi più gravi. Se ci sono ragioni valide, allora è giusto che si formi un movimento studentesco.
Non capisco perché la gente continui ad accanirsi contro i miei lucchetti e perché tutti siano ossessionati dall’apparire.
Perché continuano a chiedermi: ‘e il cappellino dove lo hai messo?’ Guardo i giovani e mi sembrano come appannati, eppure ci sarebbero tante di quelle cose per cui battersi: il lavoro, le università, un cambiamento nella politica… Non si può attaccare uno che sta facendo un film”.

Distribuito da Medusa Film e interpretato da Primo Reggiani, Simone Riccioni, Brice Martinet, Sara Cardinaletti, Maria Chiara Centorami e Nadir Caselli, Universitari – molto più che amici arriverà nelle nostre sale il 26 settembre.


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