Interviste Cinema

Una separazione - incontro con il regista Asghar Farhadi

Non capita certo frequentemente di vedere un festival internazionale del calibro della Berlinale essere così dominato da un solo film. È accaduto quest'anno con Una separazione di Asghar Farhadi, che ha vinto l'Orso d'oro per il miglior film

Una separazione - incontro con il regista Asghar Farhadi

Una separazione - incontro con il regista Asghar Farhadi


Non capita certo frequentemente di vedere un festival internazionale del calibro della Berlinale essere così dominato da un solo film. È accaduto quest’anno con Una separazione di Asghar Farhadi, che ha vinto l'Orso d'oro per il miglior film, ma anche il premio per il miglior attore e per la miglior attrice, con la particolarità che per entrambi è stato un riconoscimento collettivo. Insomma, bottino pieno. Il regista viene da un certo successo internazionale e il premio per la regia sempre a Berlino ottenuto con il suo film precedente, About Elly, l'unico ad uscire anche nelle sale italiane. Un film che si discostava dal tipo di cinema che normalmente arriva in Occidente dalla Persia, fatto di povertà e disperazione con uno stile che molto deve alla lezione del neorealismo italiano.
Abbiamo incontrato Asghar Farhadi in un albergo romano insieme al suo attore nel film Babak Karimi, che è però anche molto di più, montatore, attore e grande mediatore e diffusore del cinema e dei cineasti iraniani in Italia, dove vive da 40 anni. "Io racconto la classe media che è largamente maggioritaria ora in Iran"- ci ha detto il regista che in Una separazione racconta una storia ambientata nella classe media borghese, alle prese più con problemi di relazione e di rapporti amorosi che di sopravvivenza. Una coppia decide di separarsi quando il marito si oppone alla decisione della moglie di trasferirsi all'estero per accudire il padre malato di alzheimer. La donna, dopo aver ottenuto con difficoltà i visti, vorrebbe partire insieme alla figlia. Nel frattempo se ne va di casa e va a vivere dalla madre. Presto la vita quotidiana senza una donna, con il lavoro e un malato da accudire diventerà molto difficile specie quando ad accudire il padre verrà assunta una donna molto religiosa, non solo incinta, ma che lavora senza il permesso del marito. Ben presto i rapporti fra i protagonisti saranno all'insegna delle bugie, manipolazioni e litigi. "Sono partito da piccoli frammenti che mi giravano in testa da un po' di tempo-ci ha detto il regista-alcune vicende, come il padre malato di Alzheimer, vengono dalla mia esperienza personale, altre sono accadute a persone che ho intorno. Volevo raccontare poi il rapporto di un padre con la giovane figlia, che nel film è proprio la mia vera figlia. Mi piaceva inserire dei dialoghi che sono quelli che ci scambiamo noi nella vita reale".
Una separazione è stato un successo in Francia senza precedenti per un film iraniano con 850 mila spettatori e di queste ore è la notizia che rappresenterà l'Iran agli Oscar per il miglior film straniero. Ma è inevitabile affrontare il tema della libertà nel suo Paese, quando suoi colleghi autorevoli come Jafar Panahi non solo non hanno la possibilità di fare film, ma subiscono anche gli arresti domiciliari. "E' difficile per me lavorare e fare i miei film, raccontare le mie storie, sapendo che c'è chi non può farlo fra i miei colleghi. È una situazione di grande sofferenza, non solo per me, ma credo per i cineasti di tutto il mondo. Ma dobbiamo chiederci: dobbiamo rispondere fermandoci tutti o non piuttosto cercando di fare più film possibili?"
Nel frattempo proprio alcune dichiarazioni di solidarietà nei confronti di Panahi, pur molto attente, gli sono costate alcuni mesi di sospensione dalla professione. L'Iran si conferma ancora una volta un Paese dai mille talenti, ma anche dalle infinite contraddizioni.


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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