Interviste Cinema

Una sconfinata giovinezza - le nostre interviste

Arrivato al suo quarantaduesimo lungometraggio, Pupi Avati sceglie di affrontare il tema della malattia in Una sconfinata giovinezza, in cui un uomo è affetto da Alzheimer. A Roma per presentare il film, il regista ci ha parlato di questa sua scelta insieme ai 2 attori protagonisti Francesca Neri e Fabrizio Bentivoglio.

Una sconfinata giovinezza - le nostre interviste

Una sconfinata giovinezza, intervista a Pupi Avati, Francesca Neri e Fabrizio Bentivoglio


Incontrare Pupi Avati è come farsi raccontare una fiaba o una vecchia storia da uno zio lontano. Cineasta della memoria, Avati non è solo un buon regista, ma anche un grande affabulatore, che in oltre quaranta film e attraverso centinaia di personaggi, è sempre riuscito a parlare, con dovizia di particolari, della vita e delle sue stagioni. Lo ha fatto ogni volta con incanto quasi bambinesco, e non è un caso, quindi, che il suo nuovo film, Una sconfinata giovinezza, renda omaggio alla fase, se non più bella, almeno più significativa, della nostra esistenza: l'infanzia.

"Una sconfinata giovinezza nasce dal rapporto che ho con il tempo e la memoria" - ci ha spiegato il regista in una piccola stanza dell'Hotel Excelsior di Roma.
"Sono una persona adulta, che nel secondo tempo della propria vita avverte sempre più la necessità di un rientro a casa. Dopo aver dismesso la nostalgia per la giovinezza, per un'adolescenza spensierata e meravigliosa, mi sono ritrovato vittima di un'ulteriore regressione che mi ha condotto fino all’infanzia, a un bambino di 9 anni che, come il protagonista del mio film, aveva un cane di nome Perché e aveva perso parte della famiglia in un tragico incidente stradale... quel bambino scalciava, si agitava e aveva voglia di fare nuovamente capolino".

L'infanzia di cui parla il regista bolognese è il rifugio e la sola realtà di un giornalista sportivo che si ammala di Alzheimer. "Ho preso a interessarmi a questa patologia quando mio suocero ha iniziato a confondere il presente con il passato. Ho letto dei libri e parlato con i medici. Mi hanno spiegato le varie fasi che un malato di Alzheimer dolorosamente attraversa: la disperazione, l'aggressività, la rimozione del presente. Anche io, in forma diversa, ho voluto rimuovere il presente e viaggiare fra le epoche. Ci sono riuscito grazie all'impudenza che solo una forma d'arte come il cinema può avere".

Una sconfinata giovinezza è la prima incursione di Pupi Avati nel territorio della malattia mentale e la prima vera storia d'amore a cui dedica un film. "Sono sposato con la stessa donna da 46 anni e mi sono reso conto di come il sentimento che ci lega sia profondamente mutato nel tempo, attraversando molte fasi distinte, ma tutte belle. Mia moglie è una parte di me, e se un giorno venisse a mancare, la mia vita sarebbe finita. Il sentimento che ci unisce è molto simile a quello che lega la coppia del film. Lino e Chicca, addirittura, regrediscono insieme, inventandosi una maniera nuova di comunicare e volersi bene".

Mai retorico e costantemente in bilico fra commozione e leggerezza, Una sconfinata giovinezza può anche essere letto come una favola, almeno secondo il protagonista maschile Fabrizio Bentivoglio, che ha voluto raccontarcela così: "C'erano una volta Lino e Chicca, che non avevano mai avuto figli. Un giorno Lino si trasformò in un bambino e Chicca fu felice di diventare la sua mamma".

Innamorato del cinema di Pupi Avati, Bentivoglio ha ammesso di aver incontrato qualche difficoltà ad avvicinarsi al personaggio di un malato di Alzheimer. "La prima volta che Pupi mi ha parlato del film, mi ha detto: ho un ruolo che per un attore è un vero e proprio pacco dono. A me sembrava più che altro una patata bollente, ma quando ho cominciato a lavorarci, ho capito che non dovevo fare altro che ridiventare bambino. Insieme a Pupi e ad Antonio abbiamo cercato un approccio delicato. Ci siamo raccontati la nostra infanzia ed è stato come tornare molto indietro nel tempo e andare a giocare a subbuteo o a soldatini a casa di un amichetto".

Ad aiutare Fabrizio Bentivoglio a entrare nella parte è stato anche un periodo trascorso insieme a Francesca Neri nella casa in cui gran parte della vicenda si svolge: "Con Francesca abbiamo creato una forte complicità, non da coppia alle prime armi, ma da persone che si vogliono bene da tanto tempo. Per me è stato utile anche girare a Cinecittà. Sono un attore che ha sempre girato in esterni, o comunque in location reali. Ho scoperto nel teatro di posa un luogo affascinante, un posto dove la frase: Silenzio si gira! acquista un suono particolare, un significato quasi sacro".

Arrivata alla sua terza collaborazione con Pupi Avati, dopo La cena per farli conoscere e Il papà di Giovanna, Francesca Neri si sente davvero a casa con il regista bolognese, e a proposito del tempo trascorso sul set di Una sconfinata giovinezza non ha esitato a dire: "Mentre giravamo, si è stabilito un clima di profondo affetto e tenerezza. In ogni momento ci trasmettevamo qualcosa, un'emozione, una magia, che poi è la vera magia del cinema. Pupi ed io stiamo facendo un pezzetto di strada insieme. Ci siamo incontrati tardi, ed è un peccato, perché lui mi capisce, mi fa sentire a casa e nello stesso tempo mi stimola a cercare di raggiungere sempre nuovi traguardi".

Per la Neri, che ha amato molto il personaggio di Chicca, il compito più difficile è stato dover invecchiare di 10 anni. "Chicca è uno di quei ruoli che ogni attore vorrebbe interpretare. Mi sono sottoposta a un invecchiamento minimo. Di solito si viene invecchiati di molti anni, noi invece ci siamo limitati alla parrucca e a qualche segno sul viso, che mi hanno molto aiutato. Più che altro ho lavorato sulla dignità di questa donna, che ha un modo di amare maturo e consapevole. Sa che per lei il marito viene prima di tutto e per lui non esita a sacrificarsi. Chicca l'ho capita con il tempo, l'ho capita trascorrendo del tempo insieme a Fabrizio. Passando le mie giornate con lui, ho afferrato pienamente il senso di questa storia, che poi è un senso poetico: quello di un amore che si trasforma".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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