Interviste Cinema

Una notte blu cobalto - intervista ai protagonisti

Uno studente universitario di nome Dino non riesce a riprendersi dall’abbandono della fidanzata Valeria. L’incontro con il proprietario di una pizzeria che lo assumerà per effettuare consegne a domicilio lo aiuterà a guardare il mondo da una diversa prospettiva. Questa la trama di Una notte Blu Cobalto, opera prima del catanese Daniele...

Una notte blu cobalto - intervista ai protagonisti

Una notte blu cobalto - intervista ai protagonisti

Vincitore del premio per la migliore opera prima al Worldfest di Huston, Una notte blu cobalto è un’opera coraggiosa, che alla facile strada della commedia o del film di genere preferisce l’accidentato cammino del cinema d’autore. L’ha diretta Daniele Gangemi, che ha chiesto aiuto a Corrado Fortuna e Regina Orioli anche per la scrittura della sceneggiatura e che ha voluto narrare una storia ambientata nella sua amata città, Catania.

“Solo nel momento in cui mi sono allontanato da Catania per trasferirmi a Bologna” – ci ha raccontato – “ho capito che era là che dovevo ambientare il mio primo film. A volte solo la distanza ci aiuta a vedere le cose nella maniera giusta. Mi sono anche reso conto che non ce l’avrei fatta da solo, che desideravo scrivere insieme a delle altre persone, per avere più punti di vista, approcci diversi, uno scambio continuo. Per questo ho contattato Corrado e Regina”.

A spingere il regista a lanciarsi nell’avventura di Una notte blu cobalto è stata anche la voglia di riflettere su uno dei momenti topici - e forse meno frequentati - di qualsiasi love-story, e cioè l’epilogo. “La fine di una relazione è una fase importante, non meno importante dell’inizio. Mi interessava soffermarmi sul dolore di un personaggio che è bloccato, che si crogiola nella sofferenza, si lecca le ferite. Il mio Dino riesce a gettarsi il passato alle spalle grazie a un maestro. Anche io nella vita ho avuto dei maestri che mi hanno aiutato a superare le difficoltà. Viviamo in un’epoca avara di maestri, per questo ho voluto inventarne uno”. Il maestro di Una notte blu cobalto si chiama Turi ed è il proprietario della pizzeria Blu Cobalto. Filosofo, re delle citazioni e depositario di una saggezza di ispirazione orientale, è interpretato da Alessandro Haber, sempre entusiasta di lavorare con un regista esordiente. “Posso dire con certezza di essere uno dei pochi attori che recitano in molte opere prime. Mi piacciono perché mi danno una grande energia. Nel lavoro delle persone giovani rivedo me stesso ragazzo, ritrovo la mia vecchia grinta, il mio amore assoluto e incondizionato per il cinema. Rivedo le mie esperienze iniziali, quando questo mestiere mi appariva come una missione e stare su un set mi esaltava più di ogni altra cosa”. Di Una notte blu cobalto, l’attore ha amato la sincerità, la capacità di analizzare un sentimento complesso come l’amore e il personaggio di Turi, che considera un angelo sceso dal cielo. “Vorrei che Turi esistesse per davvero e che facesse capire a chi ci governa quanto la cultura sia importante. Stiamo su una zattera che sta affondando, e anche se io sono fortunato perché continuo a lavorare, ci sono persone che rischiano di non avere più un futuro”.

Convinto che non soltanto il cinema mainstream abbia il diritto di affermarsi ed essere sostenuto economicamente dallo stato, Corrado Fortuna ha creduto fortemente in Una notte Blu Cobalto, interessandosi anche alle dinamiche produttive. “Gianni Amelio diceva: sei un bravo regista se riesci a finire un film. Aveva ragione: portare a termine quest’impresa è stato difficilissimo, abbiamo girato in 4 settimane, con una troupe molto giovane e piena di voglia di fare. Abbiamo avuto molti problemi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e sono contento che Daniele non sia dovuto scendere ad alcun compromesso. Alla fine è riuscito a fare esattamente il film che desiderava”. Per l’attore siciliano il film è stato un’occasione per raccontarsi e per mettere fra le pagine di una sceneggiatura qualcosa della sua relazione con Regina Orioli. “Io e Regina abbiamo lavorato su un copione già scritto, aggiungendo le cose che conoscevamo l’uno dell’altra, e questo, in un certo senso, ha avuto un effetto terapeutico. Nutro un profondo rispetto per chi soffre per amore. La fine di una storia è un momento brutto, doloroso, paragonabile a un lutto. Tutti ci siamo passati, tutti sappiamo come funziona”. Palermitano doc – nonché tifoso del Palermo – Corrado Fortuna ha avuto grandi parole di lode per la città di Catania. “Come Palermo, è una città vitale, traboccante di artisti. La musica è all’avanguardia e ci sono anche tanti talenti cinematografici. In questo non ha nulla da invidiare alle grandi metropoli oltreoceano. Sfortunatamente la creatività resta inespressa perché la cultura non viene aiutata. Negli anni ’90 Catania e Palermo erano in pieno fervore, ora la scena politica è cambiata e restano luoghi dimenticati”.

Ex fidanzata carnefice di Claudio Santamaria ne L’ultimo bacio, protagonista femminile del trasgressivo Benzina e sceneggiatrice di Sangue di Libero De Rienzo, Regina Orioli torna al cinema dopo un periodo di tranquillità. “Mi hanno un po’ dimenticato. Ho lasciato il mio lavoro di attrice per studiare e laurearmi, quando ho voluto ricominciare, non ero né un volto nuovo né una presenza consolidata, così nessuno mi ha offerto ruoli interessanti. Non importa, quello che voglio fare adesso è la sceneggiatrice ho già alcuni progetti in ballo”. A spingere Regina Orioli a passare alla scrittura è stato il suo scarso apprezzamento per i personaggi femminili dei nostri film. “Non mi piacciono affatto le donne del cinema italiano, non mi ci riconosco. Non sono verosimili, sono tutte pazze, isteriche, urlano in continuazione. Non sono donne vere, sono donne viste dagli uomini, spesso in maniera giudicante e quindi poco obiettiva”.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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