Interviste Cinema

Una battaglia colorata di libertà, incontro con Mounia Meddour, la regista di Non conosci Papicha

42

Nell'Algeria della guerra civile degli anni ’90 seguiamo la battaglia di futuro e libertà di una gruppo di studentesse universitarie che rivendicano la bellezza in un paese che sta candendo in preda alla violenza oscurantista.

Una battaglia colorata di libertà, incontro con Mounia Meddour, la regista di Non conosci Papicha

È passato alla storia come il decennio nero, quello in cui l’Algeria, negli anni ’90, fu sconvolta dalla crescita di un’ondata fondamentalista, con tanto di violenza, attentati e una vera e propria guerra civile sanguinosa. Sullo sfondo di questo scenario fosco, Mounia Meddour ha immaginato un gruppo di ragazze nella città universitaria alle prese con i loro amori, le amicizie, la voglia di vivere la vita al massimo, creando ogni giorno le premesse per un futuro che sognano diverso. Non conosci Papicha, questo è il titolo del film, appena uscito nelle sale distribuito da Teodora, fra le piacevoli sorprese dello scorso Festival di Cannes.

Il sogno di Nedjma, interpretata da una eccellente Lyna Khoudri, che vedremo in The French Dispatch, è quello di diventare stilista. Esce spesso dalla città universitaria per andare a ballare cn le amiche e vendere le sue collezioni alle ragazze. Ma intorno a quel microcosmo colorato avanza la tensione strisciante che esplode in atti di violenza e puritanesimo fondamentalista. Non conosci Papicha è un grido di libertà e coraggio che riempie il cuore e commuove per la forza e allo stesso tempo semplicità delle rivendicazioni così naturali delle splendide giovani protagoniste.

Sono state riprese molto intense, durate solo cinque settimane, quasi un record per un film con un’ambientazione storica e con molte diverse location. La sera abitavano tutte insieme, le ragazze del film, con uno spirito “da colonia familiare, da città universitaria, nel corso di cinque settimane”, come ci ha detto la regista, incontrata a Parigi in epoca pre-pandemica. “Il loro ambiente doveva essere ricreato al cinema, con la camera che doveva adeguarsi alla libertà delle attrici, non il contrario. Venendo dal documentario, volevo preservare l’autenticità data dagli attori, dalle scenografie e dal ritmo della lingua, l’algeroise, in cui sono mescolati francese e algerino. Il tutto con una camera molto vicina ai corpi, ai tessuti, agli ambienti.”

C’è qualcosa di forte, appassionato ma intimo in questo film. Da dove vengono questi slanci e questa voglia di raccontare anni non molto conosciuti al di fuori dell’Algeria?

Quello che è successo negli anni ’90 in Algeria non è ben noto nel mondo. Di quegli anni di guerra civile i media hanno raccontato gli attentati, i massacri, le autobombe. Io volevo raccontare altro, il combattimento della popolazione, delle donne che continuavano a resistere. È così che ho costruito il personaggio di Nedjma, che resiste a modo suo durante gli anni cupi. È autobiografico nella misura in cui ho vissuto anche io negli anni ‘90 in Algeria, avevo 18 anni, e ho iniziato a scrivere questa storia impregnata di tutta quella cultura, ma anche di quel dramma e di qual trauma. Prima ho fatto vari documentari come fossero una sorta di terapia, con una voglia di raccontare quel periodo che molti non hanno ben conosciuto. Una maniera di mostrare dall’interno quella gente e quell’Algeria, dentro la città universitaria e dentro le stanze di queste studentesse, per raccontare l’intimo, le amicizie che si creano con il corollario di complicità e umorismo, con la forza identitaria algerina che si opponeva a quello che accadeva fuori della città universitaria, un’oppressione e una crescita graduale verso la violenza. Per me, anche come produttrice, era cruciale che ci fosse questa libertà, un po’ come nel documentario. C’erano delle sequenze che non erano previste, qualche volte abbiamo improvvisato delle cose anche molto importanti, in base a quello che le riprese ci suggerivano.

C’è nel film l’adolescenza, che è eterna e piena di passione, con una tensione violenta che cresce dall’esterno, ma all’interno alle ragazze sembra impossibile che possa coinvolgere la loro giovinezza. Dalla gioia alla violenza terrorista.

Una sfumatura legata al contesto politico, qualcosa di molto importante e già presente nella sceneggiatura. C’è il microcosmo della gioia e della solidarietà, la complessità dei personaggi all’interno della città universitaria, con all’esterno la crescita radicale del terrorismo e della violenza. Nel mezzo c’è un muro che segna la cesura fra i due universi. Volevo che si percepisse la crescita della tensione all’esterno, ad esempio aumentando sempre più l’affissione di manifesti fondamentalisti, che piano piano inondano gli spazi comuni entrando anche nella città universitaria. Sono tutti piccoli momenti mescolati con la realtà, momenti di gioia, urgenza e pericolo imminente. Ci sono stati 200 mila morti in Algeria in quel periodo, attenuare la violenza sarebbe stata una forzatura. Mi sono posta infinite domande su come e cosa raccontare di quel periodo molto oscurantista dell’Algeria, in sede di scrittura.

La moda, la libertà nel vestire è sempre una rivendicazione cruciale, all’epoca come oggi, per la donna che lotta contro l’oscurantismo. Non a caso Nedjma, la protagonista, studia moda.

Era molto importante. Nedjma parte dalla tradizione con un tessuto bianco, di lino e seta, per abbellire il corpo delle donne, in contrapposizione con il nero per opprimere e coprire. Era importante parlare di questa emancipazione, ci sono stati dei casi di donne assassinate per aver rifiutato di mettere il velo, delle studentesse del liceo. La moda non è casuale, serve a raccontare questa forma di emancipazione.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming