Interviste Cinema

Un viaggio negli anni '80 - Gli Spandau Ballet a Roma parlano del loro documentario

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Soul Boys of the Western World è stato presentato al Festival di Roma.

Un viaggio negli anni '80 - Gli Spandau Ballet a Roma parlano del loro documentario

In un cambio generazionale brutale dopo le star della televisione oggi al Festival di Roma è la giornata dell’amarcord anni ’80 alias del documentario presentato nella sezione Gala Soul Boys of the Western World. La storia del gruppo musicale britannico degli Spandau Ballet e, attraverso loro, della scena musicale degli anni ’80.

Presenti per parlarne la regista George Hencken, allieva brillante del maestro del documentario musicale Julien Temple, oltre alla band al completo: Gary e Martin Kemp, Tony Hadley, Steve Norman e John Keemble. Un incontro con la stampa segnato da un buon umore generalizzato da parte degli Spandau, nonostante le loro vite siano ben più riservate e morigerate rispetto ai travolgenti 80s raccontati nel film. Per non parlare delle mise, casual con moderazione. Sarà perché, dopo quasi vent’anni, nel 2009 sono tornati insieme partendo poi l’anno successivo con una tournée nostalgica. Evento che si riproporrà l’anno prossimo. Per vostra informazione, se siete amanti del quintetto, saranno in Italia nel marzo 2015: il 24 a Milano, il 26 a Torino, il 27 a Padova, il 28 a Firenze e il 30 a Roma. Prevendite al via dal 23 ottobre alle ore 10 su ticketone.it.

Ma tornando al documentario, di cui trovate qualche considerazione in più qui, tutti si sono detti soddisfatti del risultato finale e hanno tenuto a precisare come si trattasse in tutto e per tutto della storia, della visione, di George Hencken, anche se sono stati loro a sceglierla per dirigere il loro film, il film della loro vita.

Cresciuti con gusti cinematografici, non solo musicali, molto diversi: da Arancia meccanica a l’Hitchcok muto, passando per Quei bravi ragazzi e Charlie Chaplin, hanno apprezzato particolarmente il racconto del contesto in cui sono nati e cresciuti. Una Londra che si risvegliava con l’enfasi vitale della Swinging London, ma anche quella che si ribellava del punk.

“L’uso della musica non è mai casuale – ha detto la regista – ma diventa un’altra voce narrativa. Quando ho iniziato a lavorare al film, senza averli ancora mai incontrati, mi diedero una lista della musica che ascoltavano. La cosa mi aiutò molto a conoscere meglio queste persone molto diverse che si trovarono a condividere così bene la vita come band. A capire meglio anche le radici della loro musica."

“Nessun contatto con la scena musicale di Manchester, con i Sex Pistols, che pure amavamo e andammo a vedere insieme in concerto”, hanno tenuto a precisare gli Spandau. “Siamo stati sicuramente molto influenzati dal punk. Siamo nati come una school band e adoravamo cosa accadeva nel movimento punk. Diede alla gente la consapevolezza che non importava saper suonare la chitarra. Chiunque poteva formare una band, salire sul palco e distruggere tutto. Liberatorio, ma non poteva durare troppo”.

La vita a Londra di un gruppo di ragazzi attirati dalla musica, dall’espressione della propria creatività, era molto frenetica in quegli anni. “C’erano i soul boys, il glam rock, erano tante le cose che ci attraevano. Eravamo molto eclettici. All’epoca andavi in strada, magari a Soho, per trovare la tribù a cui sentivi di appartenere.”

L’Italia ha sempre avuto un ruolo importante per loro. Le tappe italiane dei loro tour sono state prese d’assalto da orde di fan accanitissimi, come viene spesso mostrato nel film, che utilizza molte immagini della RAI o di Red Ronnie, che documentano anche il momento in cui la band iniziò a sentirsi come “un animale allo zoo”, iniziando a subire il logorio di anni e anni di esposizione al pubblico.

“Non ci sono solo le boy band oggi, ma anche realtà molto interessanti”, hanno poi voluto dire in difesa del panorama musicale contemporaneo, “oggi c’è molta negatività, prima per trovare la propria identità avevi solo la moda o la pop music, noi utilizzammo entrambe. Ora ci sono i social, youtube, di tutto. Vista ora la nostra epoca era naif, ma era un grande periodo per avere dei miti. Potevamo manipolare il modo in cui la gente ci vedeva, apparendo solo quando volevamo. Ora con i telefonini e i video messi sui social o su youtube è praticamente impossibile”.

Soul Boys of the Western World sarà proiettato in 150 sale di tutta Italia il 21 e 22 ottobre prossimi.








 

 

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