"Un viaggio in cui ridere, piangere e pensare": Viggo Mortensen alla Festa di Roma parla di Green Book

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"Un viaggio in cui ridere, piangere e pensare": Viggo Mortensen alla Festa di Roma parla di Green Book

Saluta i giornalisti presenti in conferenza stampa alla Festa di Roma, Viggo Mortensen, poi si alza platealmente per restituire le cuffie con la taduzione simultanea. Del resto per lui l’italiano è solo una delle tante lingue che padroneggia con grande pulizia di accento. Uomo rinascimentale, come dicono gli anglosassoni, ha già recitato in francese, spagnolo, arabo, elfico, e perché no, “non lo escludo”, anche presto in italiano. Per ora preferisce affidarsi all'inglese per rispondere e ha interpretato un italo americano verace nella deliziosa commedia con risvolti sociali Green Book, diretta da Peter Farrelly, già vincitrice del premio del pubblico a Toronto.

Più di venti chili presi, “è stato più facile che provare a perderli quest’anno, specie alla mia età, ma ne è valsa la pensa ed era la cosa giusta da fare”, a cominciare dagli infiniti pranzi durante i quali, per ore, ha conosciuto la vera famiglia del New Jersey di Tony, il personaggio che interpreta nel film. Un uomo che si per qualche settimana, nei primi anni ’60, lavorò come autista, portandolo in turné nel sud più intollerante degli Stati Uniti, un talentuoso e celebre pianista nero, interpretato nel film dall’ottimo Mahershala Ali di Moonlight e House of Cards. Come dire, l’immagine inconsueta di un bianco alla guida e al servizio di un nero, comodamente seduto dietro. Una storia vera sulla costruzione di un’amicizia fra due persone provenienti da molti diversissimi, guidati dalla (negro’s) Green book, una (incredibile) guida pubblicata fino alla seconda metà degli anni ’60 degli hotel e ristoranti che accettavano i neri.

“La sceneggiatura era una delle migliaia che ho letto negli anni, ma anche, se non la migliore in assoluto, ci siamo vicini. Una storia vera fantastica, che mi ha fatto ridere da solo, a tratti piangere e pensare alla storia, con momenti drammatici e personaggi molto ben delineati. Ci sono molti bravi attori italo americani, sono conscio della responsabilità, come sempre mi accade, di interpretare un personaggio, che sia reale o meno. Ho cercato di onorarlo prendendo il suo punto di vista nella maniera migliore possibile. Tony, poi, era sempre sul set, dietro al monitor e quando dopo una scena lo vedevo con le lacrime agli occhi capivo che le cose andavano bene. È stato un film speciale per me, vorrei dirvi qualcosa nella vostra lingua. [inizia a parlare in italiano ndr] Non ti dice cosa devi pensare, ma è un invito per un viaggio, a ridere e piangere e forse riflettere sui limiti delle prime impressioni. Non è una lezione forzata, ma una bella storia condivisa sul passato che può aiutarti a comprendere il presente.” Questa ultima considerazione in un italiano non solo corretto grammaticalmente, ma anche privo di accenti.

In questo momento queste storie sono molto importanti, lo pensiamo noi e lo dice anche Viggo Mortensen, che sottolinea come lo siano fin “dall’inizio dell’umanità e lo saranno fino alla fine. Sono storie che aiutano a diventare un po’ meno ignoranti su te stesso e su gli altri. Il progresso umano non è sempre veloce e lineare, ogni tanto sembra proprio di tornare indietro, come oggi, che viviamo l’ignoranza verso un’altra razza o credo, ma fa paura soprattutto che i leader che dovrebbero essere migliori e più saggi di noi sono ignoranti, o peggio fanno finta di esserlo per ottenere risultati a breve termine. È comprensibile che la gente perda la speranza anche di votare, ma l’umanità è andata avanti grazie a piccoli gesti, come chiedere scusa quando urti inavvertitamente qualcuno per strada. Sono i momenti che costruiscono la società e per fortuna c’è sempre qualcuno, il cui esempio dobbiamo seguire, che fa la cosa giusta e diventa una guida morale”.

Fresco sessantenne, festeggerà presto con il suo primo film da regista, dopo aver lavorato con tanti autori di grande livello. “Sono stato fortunato, ho avuto negli anni grandi insegnanti a cui ho sempre posto molta attenzione, non importa quanto differente fosse l’idea di cinema o la storia raccontata, tutti hanno in comune il fatto di essere lavoratori di squadra. Ricordo il primo giorno delle riprese che Peter Farrelly ci ha riunito tutti, cast e troupe, dicendo che lui non poteva sapere ogni cosa e che era consapevole che le buone idee possono arrivare da tutti, di non aver paura di condividere quello che pensavamo. Del resto una buona recitazione è anzitutto una buona reazione a chi hai di fronte, accettando anche l’inatteso. Mahershala Ali non è solo un attore talentuoso, ma anche una persona piena di sensibilità e generosa, grazie a lui siamo riusciti a rendere appassionanti due tipi seduti in macchina, situazione che poteva risultare noiosa”.

Green Book uscirà nelle sale italiane il prossimo 31 gennaio, e probabilmente si farà valere, interpreti inclusi, nella prossima stagione dei premi, ormai imminente.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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