Interviste Cinema

Un pugno di amici: Matranga e Minafò ci parlano del loro primo film in esclusiva su Prime Video

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Abbiamo intervistato il duo comico siciliano Matranga e Minafò, all'esordio nella commedia Un pugno di amici, disponibile su Amazon Prime Video, assieme a un nutrito e affiatato cast di colleghi.

Un pugno di amici: Matranga e Minafò ci parlano del loro primo film in esclusiva su Prime Video

Sono molte quest'anno le opere prime registiche o con attori debuttanti al cinema che non arrivano in sala ma hanno scelto, o meglio dovuto farlo, la via delle piattaforme streaming per incontrare il pubblico. È un peccato, ma può anche essere un'opportunità, perché il bello di questo mezzo è che arriva ovunque, da Nord a Sud isole comprese. Se ne stanno accorgendo anche due comici palermitani molto popolari presso il pubblico televisivo e del web, Tony Matranga ed Emanuele Minafò, in arte Matranga e Minafò, che diretti dal regista Sergio Colabona sono arrivati su Amazon Prime Video con Un pugno di amici, loro debutto al cinema, frutto di una joint venture tutta meridionale tra Sicilian Cabaret e i colleghi di Made in Sud, che appaiono numerosi nel cast e danno anche vita a una gag ricorrente sui vari terzetti comici. Nel cast del film, anche prodotto con la loro Sicilia Social Star, ci sono Domenico Fazio, Mariano Bruno, Gianni Lattore, Maria Bolignano e I Ditelo voi, con la spassosa partecipazione straordinaria di Maurizio Casagrande, nei panni di un disorientato commissario napoletano spedito in Sicilia per arrestare un boss mafioso. Un pugno di amici è una commedia leggera ma non stupida che mentre accontenterà i fan, potrà conquistare un pubblico nuovo ai protagonisti, che sono tutt'altro che sprovveduti.

Abbiamo parlato con Matranga e Minafò al telefono un venerdì pomeriggio di questa ancora stressante fase 2, quando loro (che abitano uno di fronte all'altro) si sono potuti incontrare di nuovo per scrivere i loro prossimi impegni televisivi e promuovere il film. All'inizio si sono dichiarati emozionati e timorosi (“eravamo qua che sudavamo dicendoci, ' ma che vuoi che gli freghi a una giornalista toscana della nostra comicità?”). Anche se non li abbiamo presi del tutto alla lettera (con loro è impossibile farlo) li abbiamo comunque rassicurati sul fatto che si tratta di una buona opera prima e che tutti sono intonati e in parte: insomma, se ho riso io, che in genere di fronte alla commedie italiane tutt'al più sorrido, sicuro che chi già li conosce non resterà deluso. Si tratta ovviamente di un piccolo film a basso budget, ma dove le idee ci sono e si vede.

La comicità siciliana ha precedenti illustri come Franco e Ciccio, Pino Caruso e i più recenti Ficarra e Picone, ma Tony ed Emanuele ci raccontano che pur ammirandoli molto non vogliono assomigliare a nessuno (“nelle nostre cose a volte ci scappa anche la parolaccia”), ma hanno molto chiara la strada verso cui vogliono andare, e questo spiega anche che la scelta di un crime, e di fare dei protagonisti dei rapinatori (“anche se è un film fatto di tante cose, anche sentimentale, e pure le scene violente in fondo fanno ridere, perché succedono cose assurde”) ha una motivazione ben precisa nei loro gusti cinematografici: “Amiamo molto il cinema di Tarantino e di Guy Ritchie, Lock and Stock, Snatch, Rockenrolla, sono film che ci piacciono moltissimo per il loro stile, dove c'è violenza ma però si ride anche. Questa è la strada che sceglieremo anche per i prossimi film”.

La prima esperienza senza pubblico, davanti alla macchina da presa, per due che – come dicono – vengono dal basso, e che con la scuola del villaggio vacanze prima e col cabaret poi hanno imparato a confrontarsi con la reazione immediata del pubblico alla gag, non è stata semplice ma l'hanno affrontata con molta umiltà, tentando di aggiustare il tiro con l'aiuto del regista Sergio Colabona, che è molto esperto e che al cinema ha già diretto anche altri due comici al loro debutto, gli Arteteca. “Il primo giorno abbiamo rivisto il girato e con l'aiuto di Sergio abbiamo cercato di seguire le sue indicazioni e di aggiustare il tiro, abbiamo imparato girando perché è un tipo di linguaggio, un mezzo completamente diverso, però è anche divertente ed entusiasmante”. Ovviamente su un set così pieno di attori comici e veramente amici, il cazzeggio era sempre dietro l'angolo: “Quando c'erano i primi piani succedeva di tutto, perché chi non era inquadrato cercava in ogni modo di disturbare e far ridere gli altri. È vero che non abbiamo messo le scene sbagliate e questi momenti come si usa fare sui titoli di coda, come fanno altri, ma sicuramente li condivideremo sui social, perché siamo molto presenti lì”.

Si stupiscono poi (e anche qua non capiremo mai se scherzano o dicono sul serio) quando cito un riferimento abbastanza chiaro a The Blues Brothers, che loro dicono che nelle interviste anche al regista non ha colto nessuno e che hanno fortemente voluto perché è uno dei loro cult movies. Quanto al finale a sorpresa, ci promettono, sarà una costante anche del loro prossimo film, con cui vogliono assolutamente arrivare al cinema, visto che l'uscita di questo ha coinciso purtroppo con la pandemia, tanto da essere stati felicissimi della proposta di Amazon Prime Video e di raccogliere anche sui social riscontri positivi anche da un pubblico del nord, che non avrebbero pensato di raggiungere. Dal momento che Un pugno di amici contiene anche diversi riferimenti autobiografici (non la parte su L'infinito di Leopardi, che è inventata, nel caso come me ve lo chiedeste vedendolo), quando si appropriano dell'identità di un capovillaggio e di un animatore, in fondo non fanno che riprendersi le loro, visto che nel 2005, quando erano ancora molto giovani, quello facevano. Minafò, che è quello magrolino, ricorda ancora con terrore le esperienze di parapendio e, soprattutto, lo scatenarsi di orde di ospiti del resort che lottavano per il gioco aperitivo a chi lo tirava più lontano in piscina, con un accanimento unico.

Quando chiediamo se la scelta di inserire il loro tormentone (“S'inzuppa il biscottino”) nella loro prima apparizione cinematografica, era obbligata. “Beh - rispondono - i fan se lo aspettavano e noi non volevamo deluderli, ma promettiamo che non lo faremo più”. Del resto non è stato certo un male, visto che ci raccontano di aver voluto fortemente Maurizio Casagrande nel ruolo del commissario ma di aver disperato di averlo, perché alle prime armi e poco conosciuti. Ma dopo aver considerato tanti attori tornavano sempre su di lui. Poi hanno scoperto che alla compagna dell'attore napoletano piaceva il loro tormentone ed è stata lei a dirgli che non poteva non farlo. E l'attore ha aggiunto volentieri il suo peso e la sua esperienza a Un pugno di amici, un film corale dalle molte facce (in tutti i sensi), che potete vedere su Amazon Prime Video quando vi pare, a casa vostra e con chi volete.

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  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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