Un giorno all'improvviso: Ciro D'Emilio, Anna Foglietta e Giampiero De Concilio su un film senza compromessi

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Un giorno all'improvviso: Ciro D'Emilio, Anna Foglietta e Giampiero De Concilio su un film senza compromessi

Se non fosse oltraggioso o blasfemo, o semplicemente irrispettoso, pregare il cinema italiano come se fosse una divinità, dovremmo ringraziarlo, in questo 2018, non tanto per le opere dei grandi autori, che pure ci danno tanta sicurezza, quanto per un pugno di validissimi debutti. Se proprio dovessimo giungere le mani, insomma, lo faremmo in nome di film di autori giovani che sanno esattamente dove vogliono andare e che raccontano, senza scendere a compromessi, gioventù bruciate o adolescenze rubate. E se qualcuno ci chiedesse di cosa parliamo esattamente, risponderemmo Manuel, La terra dell'Abbastanza e Un giorno all’improvviso.
Presentato allo scorso Festival di Venezia nella sezione Orizzonti, quest'ultimo porta la firma di Ciro D'Emilio, che ha lavorato con Sollima e ha diretto il bellissimo e pluripremiato corto Piove, cronaca di una giornata "felice" di un gruppo di prostitute. Nel lungometraggio con il quale ha scelto di esordire, il regista racconta invece la storia di Antonio e della sua bella e pazza madre Miriam, personaggi che sono nati insieme a un desiderio di essere "radicali".

"Fin da quando ci siamo messi al lavoro sulla sceneggiatura" - spiega a tal proposito D'Emilio all'incontro stampa del film - "avevamo in mente un'idea molto chiara: evitare di pescare a piene mani dalla retorica legata al tipo di vicenda in cui ci stavamo addentrando. Eravamo convinti che tenere la narrazione vicino ai personaggi, una volta trovati gli interpreti giusti, avrebbe potenziato il valore della scrittura. Un giorno all'improvviso ci ha chiesto via via più lucidità: dovevamo capire fino a dove spingerci, soprattutto nella relazione madre/figlio".

Vista l'importanza di Miriam e di Antonio, il regista ha dedicato grande attenzione al lavoro con gli attori, che poi sono Anna Foglietta e il giovane Giampiero De Concilio: "Con Anna e Giampiero abbiamo lavorato intensamente per due mesi. Ci siamo fatti aiutare da un acting coach, Andrea Calbucci, che abbiamo usato un po’ come un paracadute. Avevo a disposizione due attori bravi e potenti, ma raggiungere l'alto livello di drammaticità richiesto dal film imponeva risorse supplementari".
"E’ stato un lavoro complesso e interessante" - aggiunge Anna Foglietta. "Quando ho letto di Miriam, mi sono fatta una mia idea, che poi ho scoperto essere felicemente sbagliata. E’ bello essere guidati attraverso l'inaspettato e scoprire nuove zone d'ombra in un personaggio. Ciro aveva le idee chiarissime su questa storia, ed era così pacato che ci ha aiutato a restituire questo dramma con la giusta misura".
"Per me è stato un percorso incredibile" - dice invece De Concilio, ragazzo dal talento straordinario che fa parte della compagnia del Nuovo Teatro Sanità. "Come attore, anche io ho provato farmi una mia idea sul ruolo, ma Antonio e Miriam sono personaggi complessi, tridimensionali. Per capirli a fondo e metabolizzarli ho impiegato tanto tempo".

Per il giovanissimo Giampiero, dividere il set con la Foglietta è stato emozionante, anche se ha scatenato in lui una notevole ansia di prestazione: "La prima volta che ho visto Anna, ho avuto un mezzo infarto, ho avvertito un peso fortissimo che poi ho scaricato nella recitazione. Al principio ero come paralizzato, poi abbiamo imparato a conoscerci. lavorare con Anna significa rimanere sempre sul pezzo, in temperatura. Quando recitavamo insieme, c'era sempre un dialogo fra persone e personaggi. Venivano fuori cose incredibili, cose di pancia".
Contenta dei complimenti, l'attrice li restituisce volentieri al collega: "Ringrazio Ciro e i produttori che hanno fatto molti provini per cercare l'Antonio giusto. Con Giampiero, che è incredibile, mi sono sentita libera di esplorare strade nuove e inedite, ci siamo trovati in maniera alchemica. Ciro è stato bravissimo a capire che saremmo stati una coppia eccezionale, il che ci ha permesso di arrivare sul set già pronti e quindi liberi di lasciarci ispirare dal momento".

Da una scena in cui si vede il Vesuvio in lontananza, si capisce che in Un giorno all'improvviso non siamo lontani da Napoli, sebbene nessuno nomini mai una città o un paese. Per Ciro D'Emilio questa indeterminatezza era fondamentale: "Abbiamo preferito evitare riferimenti topografici per distanziarci dai clichè legati al del territorio campano, che è spesso teatro di storie malavitose tutte uguali. Abbiamo girato a Scafati, che sta vicino a Pompei ed è il mio paese, poi a Ponticelli e a Cercola, nella periferia sud di Napoli".
Ci sono posti che il regista ben conosce, dunque, in Un giorno all'improvviso, e c'è anche il suo amore giovanile per il calcio, che poi è la passione di Antonio e la sua ancora di salvezza: "La scenografa ha sposato fin da subito le mie idee. Sono andato a ripescare i miei ricordi calcistici, gli odori e i sapori di certi ambienti sono rimasti come li rammento io. Abbiamo lavorato con una vera squadra di calcio giovanile, la San Sebastiano Calcio Mazzeo. I suoi componenti sono stati più che semplici comparse. Sono stati attori".

La periferia napoletana e la zona fra Napoli e Salerno ha avuto su Anna Foglietta un effetto diverso, dirompente, stimolando la sua creatività ma nello stesso tempo mettendola in crisi: "Ad aiutarmi nel lavoro di avvicinamento ad Anna e alla sua rabbia - che poi è rabbia nei confronti di tutte le persone che la ignorano - è stato l'ambiente in cui vive. Le zone in cui abbiamo girato mi hanno fatto tanto male, Ponticelli è un po’ come Tor Marancia e il Quarticciolo, dove le case hanno le pareti grandi quasi sempre senza finestre. Però l'ambiente è stato per me pure un nemico, mi ha distrutto essere riuscita a individuare così bene il nucleo del dramma di Miriam e Antonio e di tutti quelli come loro e, da donna consapevole e rivoluzionaria quale sono, ammetto di essermi molto incazzata".

Distribuito da No.Mad Entertainment, Un giorno all'improvviso arriva nelle nostre sale il 29 novembre.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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