"Un film storico realizzato come mai prima": Matteo Rovere e il suo cast presentano Il primo Re

-
108
"Un film storico realizzato come mai prima": Matteo Rovere e il suo cast presentano Il primo Re

Con Veloce come il vento, Matteo Rovere aveva dato un segnale forte, nel panorama del cinema italiano: quello della necessità e della possibilità di riportare il cinema di genere nelle sale. E, ancora di più, quello di utilizzare il genere per raccontare anche vicende (umane, sentimentali) più complesse.
Film che, come ha detto oggi, "oltre al divertimento offrissero il tentativo di stratificare qualcosa che rimanesse negli spettatori dopo la visione."
Con Il primo Re Rovere non lascia, tutt'altro, ma raddoppia, proponendo al pubblico un film che si rifaccia al filone storico ed epico con una radicalità di linguaggio e messa in scena che non ha precedenti.
La storia è quella, piazzata all'incrocio tra storia e mito, di Romolo e Remo e della fondazione della città di Roma. Della fondazione, quindi, du un mondo che poi è quello occidentale dentro il quale viviamo.
"La storia d'amore tra due fratelli pecorari che cercano di sopravvivere a un mondo complicato, che vengono travolti da eventi che li portano a dover compiere delle scelte," sintetizza il Remo del film, Alessandro Borghi.

"L'idea di questo film nasce da me, Francesca Maniero e Filippo Gravino circa tre anni fa," spiega Rovere, citando i suoi due co-sceneggiatori. "Volevamo realizzare un film storico in un modo mai fatto prima, raccontando una storia alla base della nostra civiltà. E," aggiunge, "abbiamo subito sentito come quel mito avesse dentro elementi in grado di parlare dell'oggi anche dal punto di vista emotivo e sentimentale."
Due sono le cose, secondo Rovere, che Il primo Re è in grado di dire agli agli abitanti della contemporaneità: "Per prima cosa parla di rapporti interpersonali, di cosa significhi fratellanza, della costruzione di un ordine. Nelle sue frasi finali [che qui ovviamente non riveliamo, n.d.R.], c'è qualcosa che non parla solo di Roma, ma dell'attualità: di cosa sia l'imperialismo, la coercizione dell'altro,  e dove e come la società si fonda. Della nascita della politica.
La seconda cosa, invece, riguarda il rapporto tra questi personaggi e quello che non conoscono, con l'inconoscibile, con l'altro da noi e soprattutto il divino."
Si farà un gran parlare, nel corso dell'incontro stampa, del concetto di Dio e di destino, di quel rapporto col divino che Francesca Manieri definisce "il grande rimosso della società occidentale," e che qui è raccontato come una divinità "veterotestamentaria, agostiniana, caratterizzata dal suo silenzio."
D'altronde, rincalza Gravino, "quello di poter scrivere un film dove l'antagonista è Dio, è un privilegio inaudito per uno sceneggiatore."

"La vera sfida," dice Rovere, "era quella di mettere in scena delle sequenze spettacolari e complesse, e allo stesso tempo delle relazioni complesse tra personaggi, in un contesto antico, respingente e portatore di morte. Tra questi due fratelli così legati c'è un sentimento di sintesi forte, sul quale interviene un destino più grande di loro, ed era interessante andare a vedere cosa succede allora quali cambiamenti porta questo intervento su qualcuno che ha i nostri stessi sentimenti."
"Remo non riesce ad accettare alcune scelte fatte dal destino," aggiunge Borghi, "un giorno decide di essere lui stesso incarnazione della divinità. Ma il suo individualismo fallisce, e vince invece chi sceglie di far parte di una comunità."

Se poi Il primo Re è un film parlato pochissimo, le cui riprese hanno comportato un duro impegno fisico da parte dei suoi protagonisti (Borghi e Alessio Lapice, che hanno sopportato freddo, fame, fatica e scomodità di altra natura), che Rovere ha voluto recitato in latino arcaico, lavorando al fianco di team di universitari che ne hanno ipotizzato il suono, e che insomma ha fatto di tutto per restituire "un'immagine realistica dell'VIII secolo a.C." è perché a Rovere "interessa un cinema realistico che sorprenda lo spettatore attraverso la verità in cui cerco di calarlo. Senza questi elementi rigorosi, per me questo sarebbe stato un film inimmaginabile. E credo che il mondo che racconta sia sorprendente anche per la dose di realismo che porta."

Un'operazione, quella di Il primo Re, che Filippo Gravino ha definito "così spudorata, per gli standard del nostro cinema, che mi entusiasma l'averne fatto parte." E che, a quanto pare, ha interessato anche dei grandi nomi del mondo dello streaming on-line.
Ma, dice Rovere, "abbiamo resistito alla tentazione dei tentativi d'acquisto del film di piattaforme che l'avrebbero mostrato su altri supporti, perché volevo e volevamo che il film fosse fruito in sala, sul grande schermo, e non su uno schermo casalingo, anche da un metro e mezzo."
Quindi, siete avvisati. Il primo Re sarà al cinema, e solo al cinema, dal prossimo 31 gennaio.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento