Interviste Cinema

Un errore privato deve diventare un fatto politico?: Jason Reitman parla di The Front Runner a Torino

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Il regista racconta il suo ultimo film che ha aperto il 36° TFF

Un errore privato deve diventare un fatto politico?: Jason Reitman parla di The Front Runner a Torino

Il ciuffo è sempre lì, seppur con qualche capello bianco, ma Jason Reitman ha l’aria da eterno ragazzino e somiglia sempre di più a quel geniaccio della commedia deI padre, fra le altre cose artefice di Ghostbusters. Ivan è nato dopo la Seconda guerra mondiale da una famiglia ebraica emigrata poi nel ’51 in Canada, dove è diventato un’icona del mondo del cinema, facendo poi il salto a Hollywood, pur senza dimenticare le radici. Basti pensare che il palazzo in cui ha sede il Festival di Toronto è sito in Reitman Square, in un terreno donato dalla famiglia. Jason è cresciuto a Los Angeles negli anni ’80, l’era politica da presidente di Ronald Reagan, l’attore, dopo gli anni come governatore della California, dal 1967 al 1975.

In quegli anni una personalità democratica sembrava favorita per raccogliere il testimone, prima nelle primarie del 1987, poi nelle elezioni vere e proprie del 1988, dato per vincente contro tutti i repubblicani, anche George H. Bush. Gary Hart era il suo nome, e nel nuovo film di Jason Reiman, The Front Runner, protagonista Hugh Jackman, si raccontano i 43 giorni che lo trasformarono da cavallo su cui scommettere a candidato in ritirata per essere stato beccato in una relazione extra coniugale. Il film uscirà il prossimo 21 febbraio, e altrove ne parliamo più nel dettaglio. A presentare il film, che ha aperto il 36° Torino Film Festival, è venuto proprio il regista, che così commenta come suoni bizzarro un film del genere in settimane in cui l’America e il mondo osservano con orrore le performance trumpiane.

“Ho scritto la sceneggiatura durante la presidenza Obama, insieme al giornalista Matt Bai, che ha seguito cinque campagne presidenziali e scritto il libro di cui il film è l’adattamento, e Jay Carson, consulente politico e già portavoce di Hilary Clinton. Poi ci sono state le elezioni e il movimento MeeToo, il mondo è cambiato sotto i piedi di Gary Hart, ma anche i nostri. Un film è materia viva che riflette la reazione del pubblico. Con tutto quello che succede in America ogni settimana, sembra che il film cambi con le notizie; anche dopo la presentazione a Toronto, ci sono state le elezioni di midterm e il caso Kavanaugh. Girandolo pensavamo proprio che la Clinton sarebbe stata eletta presidente. È un momento davvero particolare, ogni settimana gli estremi di destra e sinistra si cannibalizzano sempre di più, la Casa Bianca tratta i giornalisti come nemici di stato, ogni giorno apriamo il telefonino e vediamo le notizie di politica e gossip una accanto all’altra, con lo stesso peso. Così è intrattenimento e cosa informazione? Sono un uomo, come tutti sono intrigato dal gossip, ma so tracciare una linea, quella superata nel caso Hart, in cui il momento politico e i tabloid hanno iniziato a procedere allo stesso livello, con l’inizio del ciclo continuo delle news 24 ore su 24 e la prevalenza e predominanza del giornalismo televisivo”.

Idee molto chiare, per Reitman, che rivendica il suo ruolo di regista e non di politico, “faccio film perché ho domande, non risposte, e sono confuso come molti di noi, sperando di farmi un’idea attraverso la preparazione di un film come The Front Runner. Oggi abbiamo il presidente più indecente immaginabile, tante volte attraversa la linea della decenza che ormai è impossibile sapere più quale sia. Hart era un senatore con tutte le qualità per essere eletto, era il favorito, carismatico, dall’intelligenza fine e brillante, aveva invocato la fine della dipendenza dal petrolio mediorientale, che avrebbe portato a rischio di conflitti con i terroristi, e voleva un computer in ogni scuola, anticipando come sarebbe stata una discriminante saperlo usare o no. Era un essere umano, quindi ha commesso errori, ma in quale modo questi errori potevano divenire inaccettabili dal punto di vista politico? Dov’è il confine tra vita pubblica e privata? Forse è ora di operare una distinzione diversa, quella fra la matassa di interessi privati e l’esercizio della funzione pubblica per i politici. Un comportamento privato non rendeva Hart meno abile di governare un paese. Quando il fatto che iniziò una breve relazione smise di essere legato al suo matrimonio e diventò fatto politico?

Hugh Jackman è sembrato subito perfetto a Reitman per il ruolo di Gary Hart, “volevo da tempo lavorare con lui, negli ultimi anni ha interpretato ruoli fantastici. È una star nota per la sua etica del lavoro e la sua onestà interiore, un mix che mi sembrava giusto per interpretare Gary Hart. È bravo ad afferrare lo spettatore e portarlo nel film, ma in questo caso riesce a portarlo solo sulla soglia di quell’enigmatico personaggio che è stato Hart, che oltre non ci fa entrare. Non so quale politico abbia fatto del suo commiato il suo migliore discorso politico, come lui trent’anni fa.”

The Front Runner sarà distribuito nelle sale italiane da Warner dal prossimo 21 febbraio.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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