Interviste Cinema

Un amore senza tempo: intervista al regista del film Lajos Koltai

In occasione della presentazione di Un amore senza tempo, il suo nuovo film tutto al femminile tratto dal best-seller di Susan Minot "Evening", abbiamo incontrato il regista Lajos Koltai. L'ex direttore della fotografia di film come La leggenda del pianista sull'Oceano, Being Julia e Malena per il quale è stato candidato all'Oscar, ci ...

Un amore senza tempo: intervista al regista del film Lajos Koltai

Un amore senza tempo: intervista al regista del film Lajos Koltai

Succede spesso che un direttore della fotografia – la categoria tecnica forse più importante dopo il regista – passi dietro la macchina da presa e intraprenda una nuova carriera. In passato è successo tra gli altri ad Andrzej Bartkowiak e Janus Kaminski. Adesso è la volta di Lajos Koltai, anch’esso mitteleuropeo, ungherese per la precisione, che firma con Un amore senza tempo il suo primo film americano dopo il debutto con Senza destino.

Lo abbiamo incontrato a Roma proprio in occasione della presentazione del suo nuovo film, tutto al femminile, tratto dal best-seller di Susan Minot Evening, pubblicato nel 1999 ed edito anche in Italia col titolo di “Incantamento”. Koltai è stato il collaboratore storico del regista Istvàn Szabo fino a Being Julia (La diva Julia) e ha curato la fotografia de La leggenda del pianista sull’oceano e Malena di Giuseppe Tornatore (per entrambi ha vinto il David di Donatello). Adesso, ci ha detto, “non ho più tempo per fare questo lavoro, sto preparando un film sulla Seconda Guerra Mondiale ambientato in Inghilterra e non riesco a conciliare le due cose”. 62 anni, faccia paffuta e gran testa di capelli grigi, Koltai sembra un folletto, parla velocissimo in ottimo inglese ed è evidentemente un uomo molto intelligente capace di muoversi con disinvoltura nell’ambiente del cinema. E’ stato il successo di Senza destino a portargli la proposta di adattare questo best-seller, alla cui sceneggiatura ha lavorato il Michael Cunningham di The Hours. E’ divertente ascoltarlo raccontare la telefonata intercontinentale in cui ha dovuto spiegare ai dirigenti della Focus Features la sua visione della storia: venti minuti di monologo “quasi scespiriano, da Amleto” durante i quali l’unica risposta dall’altro lato del filo era un “uh uh” di tanto in tanto.

Il film è una storia di donne: una anziana madre sul letto di morte (Vanessa Redgrave) comincia a parlare di un uomo, Harris, definendolo al tempo stesso il suo più grande amore e il suo maggior sbaglio. Le figlie, che non lo hanno mai sentito nominare, vogliono capire chi è e cosa ha fatto la madre da giovane che non le dà pace. Attraverso la mente della vecchia signora riviviamo gli episodi di questa storia della sua giovinezza, e al tempo stesso mentre lei trova, grazie anche alla visita di una vecchia amica, la pace con se stessa, le figlie imparano ad accettarsi e ad amarsi per quello che sono.
Vanessa Redgrave è stata la prima scelta per il ruolo principale: “l’ho incontrata a Londra in un piccolo albergo, con una piccola hall. Lei era seduta, si è alzata e mi ha detto ‘tu devi essere Lajos’, mi ha preso per mano e mi ha fatto sedere accanto a sé. Mi ha detto di aver adorato Senza destino, e mi ha chiesto tante cose sul film, su come avevo realizzato certe scene ecc. Mi sembrava di conoscerla da sempre. E dopo che avevamo parlato a lungo, anche della situazione in Ungheria nel 1956 che lei aveva seguito attivamente, mi ha detto ‘Lajos, non mi sembra che questo ruolo mi appartenga veramente, ma voglio lavorare con te, e se tu pensi che io sia la persona giusta allora dimmi cosa devo fare e la farò. Ed è stata di parola, di una umiltà assoluta, ha fatto di tutto perché fossi felice di averla scelta”.

Avere sul cast così tante attrici di diversa provenienza e generazione, dai mostri sacri Vanessa Redgrave, Meryl Streep e Glenn Close alle giovani Claire Danes, Mamie Gummer – figlia della Streep – Natasha Richardson, figlia della Redgrave, e Toni Collette, non lo ha intimidito, anzi, “si è creata subito tra loro una grande complicità, ascoltavano la musica insieme prima di girare, non c’è stato nemmeno bisogno di fare delle prove, sono entrate subito in sintonia”.
Ma è vero che ha scritturato Mamie Gummer senza sapere che era la figlia di Meryl Streep? “Sì, a New York è venuta tantissima gente a fare il provino, anche attrici famose, senza che io lo sapessi. Poi una mattina è arrivata questa ragazza che ha fatto la scena delle due amiche nel letto, la mattina del matrimonio, un momento fondamentale del film, che si ripete quando lei da vecchia è interpretata proprio da Meryl Streep. E’ stata bravissima, e mi ha convinto di aver trovato la persona dalla giusta sensibilità per il ruolo. Ho chiamato la produzione e ho detto ‘c’è questa ragazza che è eccezionale, e assomiglia moltissimo a Meryl Streep’. E loro mi hanno detto ‘per forza, quella è la figlia di Meryl Streep!’. Dopo che lei è entrata nel cast Meryl è stata felicissima di far parte del film”. Ma in una storia tutta al femminile, cos’è che l’ha veramente attratta? “Che si parla di persone, della loro storia e dei loro sentimenti, in cui tutti possono riconoscersi, ed è questo che mi interessa e che voglio raccontare”.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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