Interviste Cinema

Un amore di gioventù - Intervista a Mia Hansen-Løve

Reduce dal successo al Festival di Locarno, la regista Mia Hansen-Løve ha presentato alla stampa romana il suo terzo lungometraggio Un amore di gioventù. Non potevamo mancare all’appuntamento.



Pochi autori cinematografici sanno raccontare l’amore e l’adolescenza come Mia Hansen-Løve, che in Un amore di gioventù ha narrato, con grande pudore e delicatezza, la passione fra due ragazzi parigini. Abbiamo incontrato la regista alla Casa del Cinema di Roma e le abbiamo chiesto se il film possa essere considerato parte di una trilogia ideale cominciata con Tout est pardonné e proseguita con Il padre dei miei figli.
"In comune c’è l’esplorazione dell’adolescenza, anche se negli altri film l'argomento non era tanto prevalente. Sebbene le storie siano diverse, possiamo considerarle tutte come ritratti di giovani donne che cercano di diventare adulte. Allo stesso modo sono film che parlano del tempo che passa, con la malinconia che ne consegue. Sono temi che mi interessano e che credo di aver esplorato fino in fondo solamente adesso, grazie a Un amore di gioventù."

Nonostante abbia poco più di 30 anni, a Mia Hansen-Løve non interessa descrivere l’età adulta. Per lei gli anni che vanno dai 12 ai 20 sono decisamente più accattivanti.
"Credo che l’adolescenza un periodo fondamentale della nostra vita, in cui tutto può ancora succedere, è un momento in cui possiamo percorrere tutte le strade, fare tutte le scelte che vogliamo. Come regista e sceneggiatrice trovo molto intrigante descrivere questa fase in cui i giochi non sono ancora stati fatti. Il mio interesse verso questa età è dovuto anche al fatto che la mia adolescenza è stata veramente corta. Ho l’impressione di essere passata direttamente all’età adulta. Ho smesso di essere bambina troppo tardi e sono diventata una persona grande troppo in fretta. Per trattenere e prolungare l’adolescenza non potevo che raccontarla nei miei film."

La protagonista femminile di Un amore di gioventù, che si chiama Camille e ama perdutamente un ragazzo di nome Sullivan destinato a tornare nella sua vita quando c’è già un altro uomo, ha qualcosa in comune con Mia Hansen-Løve, che, senza dovizia di particolari, ci ha confessato di aver avuto anche lei una grande passione adolescenziale. Forse è per questo che la regista ama considerare il personaggio una moderna eroina, una giovane donna che alla fine si emancipa.
"Io la vedo così. Certamente non si tratta di un’eroina nel senso classico del termine. I miei film parlano d’amore, perché mettono questo sentimento al centro di tutto, ma c’è molto alto dentro. Certo, per me l’amore è importante, ma nel descriverlo non dimentico mai la contemporaneità. In questo senso, nel film mi interessava rappresentare la crescita e il cammino verso l’indipendenza e la libertà di una giovane donna moderna. Un amore di gioventù non parla solo della passione che lega due personaggi, ma anche della disperazione che segue la fine della loro storia e del cammino che Camille intraprende verso l’accettazione del cambiamento e che prevede solitudine e una certa temporanea alienazione."

In Un amore di gioventù i personaggi si muovono in continuazione: vanno in bicicletta, camminano, prendono l’autobus. Questa scelta, ovviamente, non è casuale.
"Credo che abbia a che fare con la mia costante necessità di movimento, che ho avvertito non appena ho cominciato a fare cinema e che ho voluto soprattutto mettere nel mio secondo film, Il padre dei mie figli. Il protagonista di quella storia era un produttore in costante movimento e che detestava la staticità. Ho scoperto che mi piaceva filmare i suoi ritmi di vita, i suoi spostamenti, il suo continuo cambiamento. Seguendo il personaggio, sono riuscita a capirlo, a identificarmi con lui. Per questo terzo film ho deciso adottare la stessa misura."

Mia Hansen-Løve è uno dei pochi registi che mettono la loro macchina da presa al servizio dei personaggi e della storia.
“Credo nell’importanza dello stile, penso di avere un preciso stile di regia, un approccio alla realtà filmata che tengo ben presente quando scrivo la sceneggiatura, quando sono sul set, quando sono al montaggio. Nello stesso tempo, però, voglio che il mio stile sia appena percettibile. Come regista, ma soprattutto come spettatrice, mi piace l’invisibilità dello stile. Mi rendo conto che è un paradosso, perché un regista è tale solo se riesce ad avere una sua personale impronta e nessun artista è uguale agli altri. Nonostante questo, quando lavoro a un film, cerco di riprendere i personaggi senza far sentire la mia macchina da presa. Ovviamente non è semplice, bisogna ricorrere a diversi escamotage, a qualcuno non piace. Io seguo questa strada perché nei miei registi preferiti ho sempre amato l’essenzialità e la semplicità dello stile. Questa loro caratteristica mi ha sempre permesso di sentire la verità di una storia."

Interpretato dai bravissimi Lola Crèton e Sebastian Urzendowsky, Un amore di gioventù è distribuito dalla Teodora Film.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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