Interviste Cinema

Un amico straordinario: il nostro incontro con il candidato all'Oscar Tom Hanks

L'eterno ragazzo Tom Hanks torna sul grande schermo in una commedia piena di sentimento, Un amico straordinario, nei cinema italiani dal 5 marzo al cinema

Un amico straordinario: il nostro incontro con il candidato all'Oscar Tom Hanks

Ispirato ad un vero episodio capitato al giornalista Tom Junod incaricato di fare un profilo su Mr. Rogers, idolo televisivo dei bambini, e pubblicato poi sulla rivista Esquire, Un amico straordinario (nei cinema italiani dal 5 marzo 2020), racconta dell'incontro tra Fred Rogers e il giornalista al quale cambiò per sempre la visione sulla vita.
Abbiamo incontrato a Londra Tom Hanks, candidato per questo ruolo all'Oscar 2020 come migliore attore non protagonista, per una chiacchierata informale e molto piacevole sul ruolo, e su cosa Mr. Rogers abbia insegnato a lui.

Ha mai incontrato un Mr. Rogers nella sua vita privata?
Credo di sì, ho avuto un datore di lavoro molto comprensivo quando lavoravo come fattorino all’Hilton hotel di Oakland a 20 anni. Andavo ancora a scuola e frequentavo anche i primi anni di college, lavoravo nei weekend e un giorno il mio capo mi chiese se studiavo e cosa. Io gli risposi che al momento frequentavo tutti i corsi possibili ma che volevo fare teatro. Lui mi chiese se avevo mai avuto la possibilità di partecipare ad uno spettacolo, e io gli risposi di no perché i weekend ero impegnato col lavoro. E lui mi disse, Tom, non ti preoccupare, possiamo cambiarti i turni. Per cui ebbi la possibilità di fare uno show grazie a lui. Il mio unico show durante il college.

Crede che anche i film possano incanalare sentimenti, mandare messaggi positivi come faceva Mr. Rogers nel suo programma?
Credo che possano farlo entrambi, certamente, se mantengono intatto il miracolo della natura umana. Voglio dire che cerchiamo tutti di educare qualcuno, ma non può diventare un compito. Non posso dire, Ora vi spiego il perché e il per come, ogni volta. Questo è facile se si vuole vendere un’idea, ma diventa difficile e funziona davvero solo se il messaggio è sottile e molto preciso e il pubblico guarda al film, e anche se pensa che non li riguardi, possa riconoscerlo. Non tutti i film lo fanno e nemmeno ci provano, ma ci sono alcuni filmmaker che vogliono fare questo e ci riescono molto bene.

Chi potrebbe oggi essere considerato un eroe come Mr. Rogers?
Mah, credo tantissimi. L’unico aspetto di un vero eroe è che debba essere riconosciuto come tale da una moltitudine di persone. Come per esempio un pompiere che salva un neonato, quello è un eroe. C’è una quantità assurda là fuori, di persone che fa lavori da eroe tutti i giorni, e che non viene riconosciuta come dovrebbe, i bravi poliziotti, gli insegnanti dediti alla loro professione, gente che inietta il loro lavoro di decenza e dedizione e coscienza. Poi certo comincia la revisione anche di quello che fanno. Pensate che ci sono stati detrattori anche di Mr. Rogers: dicevano che avvelenava le menti dei bambini a forza di ripetere loro che erano speciali. Mi chiedo come diavole fosse possibile…ma credo fosse una presa di posizione politica. Io sono cresciuto guardando Jacques Cousteau, che per me era un vero eroe, per quello che faceva e quello che diceva. All’epoca ci informava sulle meraviglie della natura, oggi parlerebbe del riscaldamento globale, e tutto diventerebbe più politico, ma all’epoca, non c’era nemmeno coinvolgimento di denaro, lo faceva per raccogliere fondi per la sua nave, la Calypso e per il pianeta. Voleva raccontare solo quanto erano belle le meraviglie della natura.

Cosa significa essere famoso per lei?
Avere lo status di celebrity - chiamiamola celebrity che essere famosi significa vincere per voi la coppa europea ai tempi supplementari (non indago oltre, non mi intendo di calcio - nda) - lo status di celebrity è una merce a buon mercato, possono diventarlo in molti per le ragioni più varie. Se ci penso, mi viene da dire, che hai la possibilità di fare quello che vuoi, non hai costrizioni di sorta, hai abbastanza soldi e gente disposta a investire su di te, per cui, cosa te ne fai con questi enormi vantaggi? Perché lo sono. Io per professione racconto storie, ho una produzione cinematografica, posso dare via molti soldi per beneficenza, cosa che faccio, e posso aiutare, cosa che faccio. Ma questo posso farlo perché ho un mucchio di soldi che ho accumulato grazie al mio lavoro. Ma quando si tratta di investire cuore e sentimenti in qualcosa, in quello che credi, nella tua personale filosofia di vita, quello è davvero il significato di “cosa ne fai della tua celebrità?”. Come la usi. La usi per fare ancora più soldi? Per accumulare ancora più potere? Io alla fine cerco di raccontare storie che la gente ha voglia di andare a vedere, di ascoltare e di leggere. A prescindere da qualsiasi potere datomi dalla celebrità.

Mr. Rogers voleva che i bambini riconoscessero i propri sentimenti. Pensa che ci siamo riusciti nel frattempo? Siamo riusciti ad evolverci in questo?
Credo che Fred (Rogers) abbia detto una gran cosa: che parlare fa bene. E là fuori c’è un mucchio di gente che per 150 dollari a seduta ti ascolta...
Una cosa che mi ha colpito è che, da genitore, per prenderci cura dei nostri figli, spesso gli diciamo, Non essere triste. Ecco, è esattamente l’opposto di quello che diceva lui. Lui diceva che essere tristi è ok, e che va bene. Spendere qualche secondo in più con qualcuno che ami, affrontando il problema, davvero lo riduce e lo fa a volte scomparire. Avrei voluto saperlo prima. Davvero, devo chiedere scusa ai miei figli più grandi!

Ha una frase preferita di Mr. Rogers che le è rimasta più a mente?
Il regalo più grande che puoi fare a qualcuno che ami, è la tua presenza totale. Sto parafrasando, per cui mi deve perdonare se non me la ricordo bene. Ma il concetto è quello. Semplice, efficace, ma molto difficile da mettere in pratica. Eppure è davvero così. Perché quando l’ho provata io, quando me l’hanno donata, la presenza totale, l’ho sentita. Ed è meraviglioso, e spero che quando l’ho donata io a mia volta, sia stata sentita nello stesso modo.

Direbbe alla luce di quanto ci siamo detti oggi che questo ruolo è stato quello che le ha insegnato di più?
Be’ mi sembra eccessivo, ho imparato davvero tanto in… facciamo due conti, ho iniziato a 20, 23 anni, ora ne ho 63! Ho imparato tanto in quarant’anni, e le prime cose che mi hanno insegnato da attore, quelle fondamentali, sono state davvero difficili. Quello che non manca mai è la voglia e la capacità di darsi delle sfide, di scrollarsi di dosso la troppa sicurezza in sé. Credo di avere ancora tanto da imparare, sia come uomo che come attore, specialmente quando fai un film su degli uomini e i loro sentimenti.



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