Interviste Cinema

Ultras, una tribù al di là del calcio: esordio al cinema di Francesco Lettieri per Netflix

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Nei cinema per tre giorni, poi su Netflix e quindi su Mediaset l'opera prima di uno dei maggiori autori di videoclip.

Ultras, una tribù al di là del calcio: esordio al cinema di Francesco Lettieri per Netflix

Le conferenze stampa nell’era del coronavirus. Un incontro virtuale, via streaming, si è svolto questa mattina, fra Napoli, Roma e le case dei giornalisti che hanno potuto rivolgere domande e ascoltare le risposte su Ultras, esordio alla regia di Francesco Lettieri. Trentacinquenne napoletano, esordisce alla regia con questa storia di tre generazioni di tifo organizzato a Napoli, dopo aver diretto per anni videoclip musicali fra i più apprezzati, di artisti come Liberato, che ha composto le musiche anche per questo film, Calcutta, Thegiornalisti, Motta e molti altri. Un totale più di 60 video, molti premiati, per 160 milioni di visualizzazioni.

Prima collaborazione per la società di produzione Indigo con Netflix, che la diffonderà sulla sua piattaforma dal 20 marzo, dopo un’uscita nelle sale (quelle aperte, più info su comingsoon.it) il 9,10, 11 marzo. Nei prossimi mesi, poi, sarà trasmesso dai canali Mediaset, rientrando nell’accordo fra Netflix e Mediaset annunciato qualche mese fa.

“Francesco ha avuto così la possibilità di fare il film che voleva”, ha dichiarato il produttuore Nicola Giuliano, “il nostro compito è realizzare la visione di un regista. Avevo notato i suoi video e trovo che questa storia sia quasi miracolosa, all’interno di un contesto respingente per un pubblico ampio come quello degli ultras, capace com’è di coniugare il racconto realistico con l’epica e la drammaturgia di un classico. Traspare, poi, un amore profondo per tutti i personaggi del film, anche per chi compie gesti riprovevoli ma è pur sempre un essere umano. È una cosa rara nel cinema italiano”.

Scritto da Lettieri insieme a Peppe Fiore, Ultras racconta il cinquantenne Sandro detto “Moicano” (Aniello Arena), a capo degli Apache da trenta, sempre allo stadio, fra violenza e valori assoluti. Ora ha un Daspo, però, e non può più entrare a vedere la sua squadra del cuore, tanto che per la prima volta sente il bisogno di una vita normale, di una relazione normale. L’incontro con la quarantenne Terry (Antonia Truppo) amplificherà questo suo bisogno.

“A un certo punto della mia carriera di regista di videoclip mi sono sentito pronto a scrivere un film insieme a Peppe Fiore”; ha detto Lettieri. “Ci siamo messi a cercare una storia ed è uscito fuori un vecchio soggetto per un video per Calcutta mai realizzato, ambientato nel mondo degli ultras, con questo Moicano che viveva una storia d’amore a distanza con la sua squadra del cuore, essendo soggetto a Daspo. A differenza di altre grandi città, i tifo di Napoli si concentra su un’unica squadra, poi rappresenta la sfida del meridione contro le grandi corazzate del nord, c’è quindi molto altro oltre al calcio. Il tifo è cambiato dagli anni ’80 ai 2000. Era più folkloritstico e colorato, ora è cupo e combattuto, vive una grande crisi con la violenza e gli scontri che sono sempre più rari. Il tema calcistico non era al centro del nostro interesse, ma più quello della tribù, della fede.”

“Come tifoso ho sempre seguito il Napoli”, ha dichiarato Aniello Arena, dalla fisicità particolarmente esplosiva in questo film. “Nonostante questo non conoscevo molte delle cose che la preparazione per questo Ultras mi ha insegnato. Ci ho messo poi del mio, costruendo questo Moicano, cercando di scindere il capo ultras con diffida dall’altra parte della sua vita, quella che lo porta a conoscere Terry e l’amore. È contrastato, ho cercato di rendere tutto questo in maniera umana, non aveva mai avuto una storia sentimentale, è timido, mentre lei ha un vissuto. Nelle scene da capo ultras cercavo di essere leader, mettendo la mia napoletaneità, cercando con la sceneggiatura di costruire le scene. Temevo una scena al molo, in cui davanti a cinquanta persone dovevo riconquistare un gruppo che stavo perdendo. Non è stata facile”:

“Non sono tifoso, non vado mai allo stadio e non conosco il calcio”, ha detto lo sceneggiatore Peppe Fiore. “Mi interessava l’universalità nello sfondo del movimento ultras, in nuce c’erano temi classici di Francesco con cui negli anni ha creato la sua tipicità: dei videoclip autoriali, ma al servizio di una storia d’argomento popolare che parlasse a tutti. Nella figura di questo cinquantenne ultras con Daspo c’era la malinconia di chi crede in qualcosa che ormai è perduto."

Parlando di riferimenti, per Fiore e Lettieri c’è stato solo il documentario Estranei alla massa di Vincenzo Marra. “Se non l’avessi visto, probabilmente non avrei fatto il film”, dice Lettieri. “Hooligans l’ho visto solo una settimana prima delle riprese, per evirato di copiare involontariamente delle scene. Non raccontiamo i codici dei tifosi, ma più il loro elemento personale, anche la parte action è sfondo che serve per far muovere i personaggi”.

Ultras, esordio di un regista napoletano molto talentuoso, sul calcio, prodotto (anche) da Mediaset. Che possa ricordare qualcosa e portare fortuna a Lettieri?



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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