Tutto quello che vuoi: la magnifica coppia Bruni-Montaldo presenta il film

-
54
Tutto quello che vuoi: la magnifica coppia Bruni-Montaldo presenta il film

E' infaticabile Francesco Bruni come sceneggiatore, e la sua penna che non cerca la risata ma la credibilità dei personaggi e la verosimiglianza è stata di recente messa al servizio di Andrea Molaioli per Slam: tutto per una ragazza e di Francesco Amato per Lasciati andare. Quanto alla regia, il collaboratore abituale di Paolo Virzì è parsimonioso e ama prendersi le giuste pause per fare film "pensati", curati e intrecciati in qualche modo alle proprie vicende personali seppure attraversati dall’invenzione romanzesca. Dei suoi tre lungometraggi, Tutto quello che vuoi è forse il più personale, perché il poeta Giorgio - che ne è il protagonista e che ha il volto di Giuliano Montaldo - è ispirato a suo padre, scomparso non da troppo tempo.

"Ci metto un po’ ad accumulare materiale per scrivere le storie che giro e non quelle per gli altri" - ha spiegato a questo proposito il regista al pubblico del Bif&st, dove Tutto quello che vuoi è stato presentato, in anteprima nazionale, nell’ambito della sezione Panorama Europeo. "Mio papà è stato colpito dall’alzheimer, una malattia che nei suoi esordi aveva effetti moto buffi, come lo smarrimento spazio-temporale e il confondere le persone. Poi c’è stato Trastevere, ci sono andato a vivere dopo essere stato a Piramide e mi ha affascinato molto. Da una parte c’era il quartiere del binge-drinking, del piccolo spaccio, del bar San Calisto, dall’altra il Gianicolo, e in mezzo una scalinata che sta sotto le finestre di casa mia. Infine mi è tornato in mente il romanzo di Cosimo Calamini 'Poco più di niente', che mi ha fornito gli elementi da caccia al tesoro. Ho messo insieme queste cose, alle quali ho aggiunto l’adolescenza Pisa di mio padre, che scappò con alcuni militari americani e non tornò a casa per 3 mesi".

Reduce da un’accoglienza trionfale e da applausi scroscianti subito dopo la proiezione del film al Teatro Petruzzelli, Giuliano Montaldo ha manifestato tutto il suo entusiasmo per un progetto a cui non poteva in alcun modo sottrarsi: "Mi ha convinto un signor regista e sceneggiatore che conosco da tempo: da quando lui insegnava sceneggiatura e io regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Francesco è venuto a casa mia e mi ha narrato questa storia, e, mentre me la narrava, si commuoveva. La cosa che mi ha fatto sobbalzare è stata sentirgli dire, alla fine del racconto, che voleva che il protagonista fossi io. Essendo un po’ arrugginito nonostante qualche partecipazione a film di amici come Verdone e la Von Trotta, ho esclamato: mamma mia! E lui: voglio farlo con te, non ci sono alternative. Allora mi sono consultato con la mia sposa e padrona e ho deciso di accettare".

Montaldo ha spiegato poi il difficile lavoro sul personaggio, che si ritrova a dividere le giornate con quattro ventenni svogliati che finiscono per precipitarlo in un’avventura rocambolesca: "Non è stato facilissimo abbracciare Giorgio anche per via della dolorosa esperienza che ha vissuto Bruni. Certamente Francesco era più duro con me sulla parte del poeta, voleva che le parole che pronunciavo fossero precise, chiare. La parte del rimbambito forse mi appartiene di più e mi veniva più semplice e naturale".

Francesco Bruni non è stato preciso e pignolo solamente sul set. Per lui anche la scrittura della sceneggiatura è un’attività che ha richiesto e richiede sempre grande attenzione: "Il mio lavoro passa attraverso la scrittura del soggetto e poi del trattamento, fase che molti miei colleghi saltano ma che per me è fondamentale, perché si tratta di un piccolo romanzo del film che consente di approfondire le psicologie. Per questo film ho giocato con i contrasti, Tutto quello che vuoi è sempre in controtempo: se mi accorgevo di aver raggiunto un apice di commozione, buttavo dentro un momento ridicolo. Quando, viceversa, creavo una situazione molto comica, la bilanciavo con qualcosa di toccante. Penso di essermi mosso così per una grande paura dell’enfasi".

Uno degli aspetti più interessanti di Tutto quello che vuoi è la profonda amicizia che nasce fra l’ottantacinquenne di Montaldo e i ventenni perditempo. Bruni li ha pensati e costruiti ispirandosi alla realtà, a una generazione che guarda agli anziani con tenerezza: "I ragazzi di quell’età hanno una grandissima empatia nei confronti dei nonni: è una cosa che ho verificato statisticamente. Mio figlio, che recita nel film, ha sempre avuto un bellissimo rapporto con i miei. Con i nonni viene meno l’elemento conflittuale che i figli hanno con i genitori. In fondo il conflitto ce lo meritiamo, forse perché non siamo stati un gran modello".

A interpretare l’altro protagonista del film - lo svogliato Alessandro che dall’incontro con Giorgio esce cresciuto e intenerito - è Andrea Carpenzano, alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa. Scelto fra i numerosi partecipanti a uno street-casting, ha qualcosa in comune con il personaggio che interpreta: "Io non sono trasteverino, sono meticcio, sono un po’ di San Giovanni e un po’ di Piramide, però posso dire che le comitive sono tutte uguali: formate da ragazzi che non fanno nulla tutto il giorno. Anche io prima non facevo nulla tutto il giorno, mi annoiavo. Ci si annoia in una grande città come Roma, molti miei coetanei sono terrorizzati da questa cosa e se ne vanno all’estero. Io non me ne vado e penso sia fondamentale annoiarsi nella vita".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento