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Troppa grazia: Gianni Zanasi presenta a Cannes la sua commedia "religiosa" con Alba Rohrwacher

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Il regista torna nella Quinzaine des Réalisateurs a 23 anni di distanza dal suo primo film Nella mischia.

Troppa grazia: Gianni Zanasi presenta a Cannes la sua commedia "religiosa" con Alba Rohrwacher

Sono trascorsi 23 anni da quando Gianni Zanasi ha presentato un suo film nella Quinzaine des Réalisateurs, che poi era il suo esordio dietro alla macchina da presa Nella mischia. Da quel Festival di Cannes a oggi, l’autore dell’ottimo Non pensarci ha sempre raccontato storie appassionanti, e con Troppa grazia ha cercato di esprimersi attraverso un cinema libero, libero di oscillare, come dice, lui fra "sitcom irriverente e riflessione religiosa" e di suscitare emozioni, di commuoverci e di farci avere anche un po’ paura.
Attraverso la lente appena deformante della commedia e strizzando l’occhio al magico e al soprannaturale, il regista ha narrato la vicenda di Lucia, una geometra che riceve l'incarico di controllare un terreno su cui verrà costruita un’importante struttura architettonica e che si ritrova di fronte niente meno che la Madonna, che scambia inizialmente per una profuga.

Nel film Lucia ha il volto di Alba Rohrwacher, che abbiamo incontrato insieme ad Hadas Yaron (che fa la Madonna) e a Gianni Zanasi. Quest’ultimo ci racconta come tutto sia curiosamente cominciato: "Se avessi iniziato dai temi che affronto, mi sarei fermato subito, non riesco a divertirmi se penso alla riscoperta della spiritualità o al rapporto che possiamo avere con la religione. Sono partito da un’apparizione, un’immaginazione non richiesta, ho visto Lucia che camminava sola in un centro commerciale e ho subito sentito un’intimità con lei, mi piaceva il suo carattere irrisolto. Ho pensato: la seguo, è sola e si porta dietro una vita normale ma faticosa. Poi l’ho vista nel reparto televisioni, si è girata e ha notato una donna con un velo blu in testa che le ha detto: 'vai dagli uomini', e lei ha risposto: 'no, vacci tu'. Da lì è nata l’idea del film: da una risata, in quella risata c’era un rapporto fra quotidiano e altrove, fra presente e mistero, fra infanzia ed essere adulti. Era tanta roba e si presentava senza elucubrazioni concettuali. Scavando in quella risata avrei messo a fuoco i misteri del personaggio, che invece di vivere pienamente, sopravvive, ecco perché la Madonna è arrabbiata con lei e la guarda come se le dicesse: 'non dovevamo finire così'".

Alba Rohrwacher non si aspettava un film così insolito e dal copione tanto originale. Non capita tutti i giorni a un’attrice, insomma, di dover fare a botte con la Madonna e di dirle, con sfrontatezza: "Ti ho già detto di no. Ma cosa fai? Insisti come i bambini?".
"Quando Gianni mi cercava per parlarmi del film" - racconta l’attrice - "mi dicevo: che bello, sarà una cosa che mi stupirà. Poi è arrivato con questa sceneggiatura e mi ha spiazzato molto di più di quanto pensassi, mi sembrava un’idea folle, spericolata, coraggiosissima, fare a botte con la Madonna è stato solo uno degli aspetti di un lavoro profondo, complesso. Le commedie fanno ridere, ma lavorarci può essere impegnativo. Ringrazio Gianni che ha fatto esistere questo personaggio e che ha messo in luce alcuni miei aspetti comici, io vengo sempre identificata con qualcosa di pesante, ma non mi sento pesante. Gianni, sono pesante?".

A questa domanda Zanasi risponde che Alba non è pesante, ma che ha una sua leggerezza e una straordinaria capacità di esprimere le emozioni più forti: "Per me era importante che le emozioni di Lucia esplodessero tramite Alba, che è come un pianoforte con tantissimi tasti. La Madonna è una figura dell’infanzia di Lucia, l’infanzia è un periodo in cui abbiamo una predisposizione spontanea a credere a ciò che non c’è, a quello che non fa parte del quotidiano. Questa abitudine pian piano sparisce, Lucia l’ha abbandonata, tradita e all’ultimo tradimento, che poi riguarda il suo lavoro, era necessario un intervento 'divino'. Comunque ci tenevo che non ci fossero aloni intorno alla Madonna, desideravo che il personaggio conservasse una forte fisicità".

"Ci sono gli effetti speciali nel film" - interviene Alba - "ma non nelle scene in cui ce li saremmo aspettati, in quei momenti abbiamo preferito lavorare con l’immaginazione, cosa che non è risultata sempre semplice".
"Volevo il senso del magico mescolato al senso del reale" - spiega ancora Zanasi, parlando dello stile di Troppa grazia. "Non pensavo al realismo magico della letteratura sudamericana, ma guardando alla realtà mi sono reso conto che c’era sempre qualcosa che non tornava e volevo che questo 'sfasamento' risultasse evidente, per me la magia è attraente quando la sento vera".

Troppa grazia non è il primo film interpretato da Alba Rohrwacher in cui si parla di una spiritualità, di qualcosa di religioso, e il nostro pensiero va subito a Lazzaro Felice o a Figlia mia. "La mia è una riflessione da spettatrice" -dice l’attrice. "Vedo sempre più film che si interrogano sull’altrove, forse ha a che fare con questo momento di fragilità che tutti viviamo e che fa sì che l’arte, che è anticipatoria delle azioni degli uomini, guardi a qualcosa di intangibile che ci possa dare speranza. Mi sono arrivate diverse sceneggiature dalla Francia, anche lì gli sguardi dei registi si inoltrano in simili territori".
"Il nostro presente è aggressivo" - fa notare Gianni Zanasi. "Il quotidiano ci vuole offrire tutte le risposte, ci illudiamo di sapere tutto, il presente ci comunica una sensazione sinistra, perché è un tempo da cui sono stati esiliati il mistero e la complessità dei sentimenti, e la Madonna dice a Lucia non perdere questa ricchezza".

Per Hadas Yaron, che è già stata diretta da Zanasi ne La felicità è un sistema complesso, il personaggio "divino" che impersona in Troppa grazia è in fondo molto umano, perché è l’emanazione di qualcos’altro: "Per me non era una Madonna, ma una voce dentro Lucia o Lucia stessa. La Madonna è come Lucia tratta se stessa, le sue intenzioni sono buone, lei sa che in un modo o nell’altro Lucia perderà e si perderà per poi alla fine vincere".
Per l’attrice israeliana, la Madonna è una figura che non appartiene alla sua educazione religiosa: "Io sono cresciuta con altre storie e forse questa era una cosa buona perché così non avevo niente in mente quando mi sono avvicinata al personaggio. La mia non è una Madonna religiosa, sono arrivata sul set 'pulita' e in pace e per capire questo personaggio così bello".

Qualunque cosa la madre di Gesù rappresenti, per Zanasi era importante non darle né un aura rinascimentale o bizantina né una regalità umana. L’aspetto del personaggio si è andato definendo nel corso del tempo, raggiungendo una grande semplicità: "Mi sono posto molte domande sul look della Madonna, bastava pochissimo per renderla ridicola, sono passato, nella mia immaginazione, da Mantegna alle All Star, ho fatto tanti ragionamenti che sono stati utili e ho pensato soprattutto alla mia infanzia e alle prime immagini che avevo della Madonna, volevo riprodurre la semplicità di quelle immagini, volevo uno sguardo 'normale', ed è la forza di questo sguardo che alla fine pilota Lucia e che sembra dire: adesso noi due facciamo i conti".

Troppa grazia, che è il film di chiusura della Quinzaine, uscirà probabilmente in autunno distribuito da Bim Distribuzione. Nel cast anche Elio Germano, Carlotta Natoli Giuseppe Battiston.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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